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Alberto Statera
Protezione Civile, le mani libere del Prefetto Gabrielli
28 Febbraio 2011
I tempi del cavalier B.
Primi timidi rimedi allo strapotere della cricca, ma la creatura di Bertolaso è ancora terreno prediletto per sprechi e corruzione. Su la Repubblica, Affari e Finanza, 28 febbraio 2011 (m.p.g.)

Il prefetto Franco Gabrielli, da quattro mesi capo della Protezione Civile, non soffre di ego ipertrofico come Guido Bertolaso, che si riteneva secondo per popolarità soltanto al pontefice di santa romana chiesa. Ma quanto a supponente rudezza qualcosa ha preso dal suo predecessore. Ne ha dato un saggio attaccando una delle rare misure ragionevoli contenute in quell'incredibile guazzabuglio legislativo che va sotto il nome di decreto Milleproroghe: il ritorno della Protezione Civile sotto il controllo del ministero dell'Economia e della Corte dei Conti.

Saggio desiderio del ministro Giulio Tremonti, ma non del sottosegretario Gianni Letta, fin dalla scorsa estate, dopo l'esplosione dello scandalo della Cricca, favorito da 600 ordinanze dirette della presidenza del Consiglio. Una sorta di corpus giuridico parallelo che ha trasformato l'emergenza in prassi, edificando un sistema di amicizie, vassallaggi, clientele, favori, appalti truccati e appartamenti regalati, con un immenso spreco di risorse finite in corruzione invece che in salvaguardia del territorio.

Per Gabrielli, che da prefetto dell'Aquila si era segnalato soprattutto per il sequestro di alcune carriole con cui gli aquilani volevano cominciare a rimuovere le macerie dal centro cittadino, le norme che dovrebbero riportare un minimo di controllo sulla spesa di un fiume di denaro pubblico "affonderanno come il Titanic la Protezione Civile migliore del mondo", allungando a suo dire i tempi degli interventi per la gestione delle emergenze. Anche le ordinanze firmate dal presidente del Consiglio dovranno essere emanate di concerto con il ministro dell'Economia e poi sottoposte al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti. Ma i tempi dati alla magistratura contabile sono strettissimi: sette giorni. E nel frattempo i provvedimenti potranno essere dichiarati "temporaneamente efficaci", con motivazione della stessa Protezione Civile. Qual è allora il problema? E perché mai di fronte a una catastrofe il ministro dell'Economia o la Corte dei Conti dovrebbero frapporre ostacoli da "burocrati", come Gabrielli preconizza?

Certo, la totale autonomia finanziaria di fatto era più comoda. Ma visto ciò che ha prodotto in un decennio, meglio avrebbe fatto il sanguigno prefetto Gabrielli a marcare la distanza rispetto alla precedente stagione e a chiedere semmai un intervento più significativo per definire i suoi campi d'azione. Per esempio abolendo i singolari compiti che fin dal 2001 la Protezione Civile conserva nella gestione dei cosiddetti Grandi Eventi, sconfinato terreno di sprechi, corruzione e degrado etico dell'intero paese, come i fatti hanno dimostrato.

Invece, in questo bizantino teatro di paradossi chi dovrebbe occuparsi della sicurezza dei cittadini, di calamità naturali e di emergenze continuerà a gestire pubblici appalti per l'organizzazione delle celebrazioni di Padre Pio o delle corse di ciclismo, dell'Expo di Milano o delle futuribili Olimpiadi del 2020 cui Roma aspira. Nella speranza che frane, alluvioni e terremoti ci risparmino.

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