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Mario Pirani
Prosegue indisturbato lo smantellamento dello Stato
13 Aprile 2004
I tempi del cavalier B.
“La legge Frattini bussa due volte” – un articolo di Mario Pirani su Repubblica del 14 ottobre 2002 (dello stesso autore vedi anche “La grande epurazione dei pubblici dirigenti”).

Il postino bussa sempre due volte e così la legge Frattini sulla rimozione dei dirigenti pubblici. Il primo e più grave colpo è stato inferto ai direttori generali, in scadenza il 7 ottobre, e il nostro giornale ne ha ampiamente parlato (Repubblica del 5 u.s. e seguenti). Il secondo è sospeso come una mannaia sulla testa dei 4500 dirigenti di seconda fascia che, entro il 6 novembre, conosceranno la loro sorte, in gran parte nelle mani dei nuovi direttori generali, subentrati agli epurati. Mentre, però, per i 420 direttori generali, la decadenza è stata automatica, nel senso che tutti - graditi e sgraditi - hanno visto il loro contratto annullato e, nei casi più fortunati, rinnovato nello stesso ruolo, per i dirigenti di seconda fascia la rimozione scatta solo per chi avrà esplicitamente ricevuto l’invito ad andarsene. Una disposizione transitoria dà, a questo scopo, al ministro libera facoltà "ruotare" in un’altra posizione il dirigente sgradito.

È evidente che si è messo in moto un meccanismo di asservimento politico dell’Amministrazione pubblica che non ha precedenti, non solo nella storia del nostro paese e nella prassi degli altri stati europei, ma neppure nello spoils system americano dove investe solo i vertici dell’Amministrazione, collegati per funzione alla gestione della politica governativa (modello sulla cui falsariga il centro sinistra aveva introdotto, con la legge Bassanini, la possibilità per il governo di avvicendare una quarantina di altissimi burocrati). Ma ora questo spiraglio è stato talmente allargato che c’è solo da domandarsi se dopo aver filtrato al vaglio della fedeltà politica, ma non della competenza, i 5000 delle prime due fasce, si passerà ai gradini successivi, per arrivare fino agli uscieri. Forse, però, si reputerà bastevole aver "marchiato" i capi di ogni ordine e grado col bollo di garanzia di Forza Italia, An e Lega, per indurre tutto l’universo sottostante ad allinearsi ai desideri della maggioranza di governo.

Comunque, tornando alle sorti specifiche dei dirigenti della seconda fascia tacitamente confermati sulla base del silenzio-assenso, si deve aggiungere che neppure loro potranno ritenersi al sicuro. Tutti dovranno, infatti, accettare un nuovo contratto, peggiore in termini di garanzia e di durata di quello che avevano firmato in base alla legge di riforma del centrosinistra. Questo prevedeva, infatti, una durata minima di 2 anni e massima di 7, mentre ora la durata minima è abolita e potranno venire imposti contratti di pochi mesi, eventualmente rinnovabili, così da ridurre in condizione precaria e timorosa il dirigente. Inoltre la durata del contratto non è più stabilita in base a una contrattazione tra le parti ma con un atto amministrativo unilaterale che, in quanto tale, può essere modificato in qualsiasi momento dal ministro. Anche l’oggetto dell’incarico è fissato dal ministro e soggiace a identica alea. Infine salta tutta la procedura garantistica che era stata introdotta, sia nei contratti individuali che nella parte coperta dal contratto collettivo, per misurare i risultati e stabilire l’eventuale rinnovo. Quella che conterà d’ora in avanti sarà soprattutto la valutazione politica del vertice ministeriale. Per di più, sperando di sfuggire ad ogni contenzioso, nei nuovi contratti verranno definite solo le competenze economiche accessorie, affidando tutto il resto alla normativa amministrativa di spettanza governativa. Viene così minata alla base l’idea ispiratrice della riforma Bassanini, tendente a dislocare il rapporto di lavoro pubblico nell’ambito del diritto privato e non più di quello amministrativo, per realizzare per questa via una modernizzazione di stampo anglo sassone. «Forse - come riconosce oggi lo stesso Franco Bassanini - il tentativo dell’Ulivo di modernizzare l’Amministrazione, ancorandola a criteri di efficienza, professionalità e competenza, era troppo in anticipo sui tempi». Si potrebbe aggiungere, che invece di introdurre contratti a tempo determinato, sarebbe bastato probabilmente trovare una formula per facilitare il licenziamento, nel quadro di contratti a tempo indeterminato (come esistono anche per molti dirigenti dell’industria privata), per non schiudere quel varco attraverso cui, travolgendo ogni paletto, sta passando la carica travolgente della Destra al potere.

Ma, stando almeno alle scarse reazioni del centro sinistra, vien da pensare che i suoi capi si emozionino solo delle epurazioni mass-mediatiche e che l’oscuramento tv di Santoro e Biagi preoccupi assai più dei 5000 dirigenti pubblici finiti sotto scacco.

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