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Luciano Angelini
Progetto Fuksas, resa dei conti
30 Gennaio 2007
Altre città italiane
Incredibile che si continui a intasare la stretta striscia di territorio tra la molteplice barriera d'infrastrutture e il mare. Decenni dopo La speculazione edlizia di Italo Calvino. Da la Repubblica, ed. Genova, 30 gennaio 2007.

Progetto Fuksas, ovvero quello della torre alta 120 metri e del posto turistico per 700 posti barca. Il conto alla rovescia è partito. Dopo i botta e risposta da taverna (il viceministro all´Ambiente: «Sembra un grosso fallo»; l´architetto lituano: «Spesso si disprezza quello che si desidera») si va al sodo. Si discute. Si comincia a metà febbraio (15, 20 e 22) con tre consigli comunali "aperti", preceduti da una seduta propedeutica del consiglio comunale. Tre momenti delicati con 23 soggetti coinvolti: Lega Navale, Wwf, Assonautica, Lega navale, Ordini di ingegneri, architetti e geologi, Collegio dei geometri, Camera di commercio, Consulta culturale, Industriali, Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, albergatori, Lega delle cooperative, segretari sindacali, Automobile Club. Una specie di cartina di tornasole degli umori e delle pulsioni, dell´interesse vero o presunto della città per il suo futuro. Nel bene e nel male.

Il sindaco Federico Berruti si prepara alla "tre giorni" ostentando tranquillità. Si dice sereno, anche se non lo è. E non può esserlo. E´ convinto che non vi fosse altra strada per giocare a carte scoperte, per sgomberare il terreno da velenosi sospetti, polemiche pretestuose. Lo fa facendosi scudo di una dichiarazione di principio. «A me interessa che la città si renda conto che l´istituzione democratica, cioè il consiglio comunale, è la sede dove si decide». Ma la partita è grossa, gli interessi tanti, le attese pure. E già si stanno addensando tensioni, sollecitazioni, pressioni, manovre e manovrine, uscite tattiche, prese di posizione, scelte di campo. Come quella del segretario ds Lunardon («Il progetto s´ha da fare, è un opportunità da non perdere per lo sviluppo della città») che ha fatto drizzare le orecchie al "fronte del no" (Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi) e alle molte anime della Margherita, subito spalleggiato dall´assessore Di Tullio, ex segretario della Camera del lavoro, trovando facili sponde in Forza Italia, ma con An pronta a prendere le distanze un po´ per diffidenza (nel progetto), un po´ per ripicca. Lo Sdi per ora sta alla finestra. Paolo Caviglia, vice sindaco e un po´ padre-padrone dei socialisti savonesi, è possibilista. «Non mi infilo nei discorsi sul sì o sul no, ma sul come. Prima voglio capire, vederci chiaro. Terremo conto della ricadute che l´operazione avrà per l´intero comprensorio savonese. Ma mantenendo alta l´attenzione sui temi riguardanti territorio, ambiente, viabilità».

Piatto ricco mi ci ficco (investimento previsto: 100 miliardi). E il sindaco Berruti ad un certo punto deve essersi sentito assediato. Da una parte la lobby dei costruttori (ieri Dellepiane-Orsero-Campostano, oggi Gambardella-Spada), sponsorizzata da Autorità portuale e Unione Industriali, lo schieramento delle intese trasversali, il frullatore dei partiti; dall´altra il partito del "no" a prescindere, sinistra radicale, dissenzienti per principio o per convenienza, ambientalisti, tutori del territorio, conservatori per principio. Un accerchiamento che poteva mettere in crisi le sue certezze, ma soprattutto incrinare la sua immagine di sindaco dalle porte aperte, del dialogo a tutto campo, con qualche concessione alla demagogia ma capace di inusuali aperture, senza tessera (e in casa Ds non l´hanno ancora digerita), svincolato, fin che gli è possibile, dalle logiche dei partiti. Ne è uscito, bene o male, con un colpo d´ala. Con un semplice, banalissimo: «Parliamone». C´è chi ha gradito e chi no. Gli interlocutori chiamati a Palazzo Sisto IV a metà febbraio in larghissima parte sì. Non solo per poter andare a dare battaglia in difesa della prateria di posidonie, della baraccopoli della Madonnetta (ordine di sgombero dell´Autorità portuale entro marzo), ma anche per dire basta alle colate di cemento spacciate come volano di sviluppo. Nutrita la platea degli estimantori di Fuksas. Luciano Pasquale, presidente della Fondazione De Mari ma anche direttore dell´Unione industriali, non ha dubbi. Il suo consenso è netto. Approva la strategia del sindaco. E´ fiducioso. «Alla fine prevarrà il buon senso, nell´interesse della città». E cala tre carte: turismo, industria e cultura. Quale turismo? Luciano Pasquale non ha dubbi. «Il progetto ha una evidente valenza paesaggistico-infrastruttutrale con l´offerta di porto turistico potenziata e un´area di collegamento del comprensorio Savona-Albissola che può essere migliorata sul piano estetico e funzionale. Ma ha soprattutto il pregio, la capacità di attrarre investitori, turisti, diportisti, visitatori ma anche chi abita nel comprensorio. La torre di Fuksas? Un´immagine-simbolo». Industria è una parola grossa, desueta per Savona. Pasquale non è d´accordo. «E´ ovvio che mi riferisco alla nautica, nostro fiore all´occhiello. Un settore di alta qualità e professionalità, più industriale che artigianale, sia nella costruzione che nell´assistenza e riparazione. In un circolo virtuoso aumenteranno le capacità di creare lavoro, occupazione qualificata e reddito». E la cultura? «E´ l´aspetto più immateriale, com´è logico che sia. Mi riferisco alla trasformazione della città, un segnale forte, soprattutto verso l´esterno, ma auspico anche verso l´interno. Ciò vuole dire una città che si trasforma, che realizza cose nuove, importanti, apprezzate unanimemente. Vedo una città capace di aprirsi per 365 giorni al pubblico esterno e a un mercato, che sa valorizzare le proprie opere d´arte, organizzare eventi, arte, musica, convegni, spettacoli, manifestazioni sportive. Una città viva con operatori non rinchiusi nel guscio ma capaci di dare segnali e di assumere iniziative. Il mio sogno è che in cima alla torre Fuksas sorgano locali in cui circolino non solo salatini e drink ma anche idee».

Ma non saranno tutte rose. Anzi. Berruti, sindaco assediato e dal sorriso sempre più raro, si augura che «su un tema così controverso si ricompatti la città». Le tre audizioni non scioglieranno il nodo. Sarà poi il parlamentino a pronunciarsi se andare avanti con un atto di indirizzo. L´iter prevede altri passaggi: Autorità portuale, progetto preliminare, conferenza dei servizi, ritorno a Palazzo Sisto IV per esame in sede tecnica ed eventuali osservazioni, parere della giunta e definitivo approdo in consiglio comunale per il via libera al progetto. Tutto deciso? Sembra, ma non è detto. Berruti sta abbottonatissimo. Anche se c´è chi afferma che l´incontro romano con Fuksas gli ha chiarito molti dubbi. Ma non esce (del tutto) allo scoperto. Non fa previsioni. «Saranno consultazioni vere. L´esito non è scritto. Non sarà una passerella per imbellettare un processo già definito. Farò considerazioni di merito solo dopo non prima. Non ho preconcetti. Ascolto, rifletto. Sono disponibile a farmi convincere».

Un intervento di E. Salzano

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