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Fausto Martino
Premiata Macelleria Urbanistica
2 Gennaio 2010
Campania felix
Il Piano casa licenziato dalla Regione Campania istituzionalizza la deroga alle regole come forma di governo del territorio. Su La Città, Salerno, 27 dicembre 2009 (m.p.g.)

Il Procuratore aggiunto di Napoli, responsabile della sezione Reati ambientali, dott. Aldo De Chiara - uno che di abusi se ne intende - ha bollato il Piano Casa come “condono mascherato”. Ma si è sbagliato. E’ vera macelleria urbanistica. Eppure le affermazioni perentorie dell’assessore Cundari, responsabile dell’urbanistica regionale, avevano fatto sperare in qualcosa di meno indecente. Appena il 1° aprile di quest’anno, all’esito dell’intesa Stato-Regione, l’assessora dichiarava: “sono stati esclusi dagli interventi tutti gli edifici abusivi, i centri storici e le aree vincolate di ciascuna Regione, a tutela delle specifiche caratteristiche architettoniche, ambientali e paesaggistiche". Poi, il 14 luglio, rincarava la dose: “Grande attenzione è stata dedicata alla tutela del paesaggio: gli ampliamenti e le ristrutturazioni non sono consentiti nelle zone vincolate - in particolare sulle coste marine, lacuali e fluviali.” Pensate un po’: le avevamo creduto.

E avevamo sperato che il “piano-casa” della Campania, arrivato buon ultimo nel panorama nazionale, avrebbe potuto riscattare almeno l’immagine – se non la sostanza – di una Regione che si è distinta per la peggiore gestione dell’ambiente e in cui spariscono (dati Legambiente), inghiottiti da asfalto e cemento, 9333 ettari di terreno all’anno, pari a oltre 25 ettari ogni giorno. La plenipotenziaria dell’urbanistica regionale, messa lì dai Verdi (o presunti tali), avrebbe pur dovuto capire qualcosa di paesaggio, ambiente e urbanistica, visto che, tra l’altro, occupa la cattedra di Politica dell'Ambiente della Federico II. E l’altro cofirmatario della legge – l’assessore pluridecorato Forlenza, docente universitario, magistrato amministrativo, già capo di vari gabinetti ministeriali - avrebbe pur dovuto saper confezionare un testo appena decente. Né una cosa, né l’altra. La legge, sgangherata e scritta male, ma con approvazione bipartisan e il voto contrario dell’IdV, diffonderà, in tutto il territorio regionale – isole comprese - le logiche costruttive proprie dell’abusivismo. Come la peste si propagherà nelle città e nelle campagne, farà crescere i tumori dell’abusivismo e incrementerà la rendita fondiaria di chi le leggi ha già violato. Ma gli assessori, nonostante il misfatto o a cagione di questo, girano come madonne pellegrine a propagandare il Piano Abusi, davanti a platee gremite da tecnici avviliti, umiliati dalla politica, allo stremo e perciò disposti a trangugiare qualsiasi porcheria faccia loro sbarcare il lunario.

La legge di deroga (sembra un ossimoro), diversamente da quanto impunemente sostenuto dalla Cundari, si applicherà nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico che – come si sa – non è un vincolo di inedificabilità. E si applicherà anche agli edifici condonati o per i quali sia stata semplicemente presentata una domanda di condono dall’esito ancora incerto, purché i fabbricati abusivi siano indicati (si ignora a quale data) come prima casa. Consentirà, con un semplice permesso di costruire - e dunque sottraendo ai comuni la possibilità di indirizzare le scelte urbanistiche - di trasformare gli immobili industriali decotti in residenze, uffici, negozi. A parità di volumetria, dispensando, cioè, a piene mani rendita fondiaria.

Il Piano Casa targato Cundari/Forlenza, ne ha per tutti, è una strenna di Natale per palazzinari: si potrà incrementare del 35% la volumetria degli immobili residenziali da demolire, del 20% quella delle casette da ampliare, del 50% quella dei complessi industriali (magari costruiti con contributi pubblici o acquisiti dallo Stato per un tozzo di pane) da riconvertire. E coloro che non possono ampliare i propri immobili? Tranquilli, ce n’è anche per loro. Sarà possibile variare la destinazione d’uso “da volumetria esistente non residenziale a residenziale”, magari anche trasformando i box realizzati con la Tognoli, già in deroga agli strumenti urbanistici. Ben oltre “la deroga come regola” temuta e teorizzata da Vezio de Lucia, la regione Campania codifica oggi la deroga della deroga. C’est plus facile. Ma la chicca - quella che fa gongolare il consigliere PD Carpinelli – è la possibilità, anche qui, in deroga a tutto, di variare la destinazione d’uso delle pertinenze agricole dei già falsi fabbricati rurali.

“Mi sono battuto fortemente – ha confessato Carpinelli - per agevolare l’approvazione di questa norma ad edilizia zero, che senza sprecare nemmeno un metro di terreno agricolo, consentirà di realizzare nuove abitazioni e nuove opportunità di sviluppo economico per tante famiglie proprietarie di immobili edificati in zona agricola. Con questo provvedimento si chiuderanno molte vertenze tecnico – legali e diversi fabbricati attualmente sequestrati dalla magistratura, potranno rientrare in uso dei legittimi proprietari.” Più che condono mascherato, è, dunque, un condono palese. Irrituale ma palese, peraltro a costo zero e dichiaratamente rivolto a disinnescare la sacrosanta azione di contrasto all’abusivismo posta in essere dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura a tutela del territorio. Non mancano, poi, concetti del tutto nuovi, come – ad esempio – la possibilità di ampliare (questa volta in deroga alla fisica) gli immobili con opere interne e, infine, la trasformazione, in deroga a tutti i vincoli - perfino di quelli introdotti dal Piano Urbanistico Territoriale della divina costiera – delle “strutture di allevamento animale” (anche pollai e porcili, dunque) ricadenti nell’area del “Provolone del Monaco”. Una specie di zona franca in nome del provolone. Potremmo chiamarla Provolonia, istituita con una legge “ad provolam”, “ad casĕum”, direbbero i puristi. A quando le deroghe urbanistiche per il caciocavallo silano, la ricotta di bufala, il fico del Cilento, il cipollotto nocerino o il carciofo di Paestum?

L’ineffabile Legislatore regionale, tutto preso dalla foga cementifera, non ha valutato che gli ampliamenti concessi riverbereranno negativamente sul dimensionamento dei piani regolatori e sul già drammatico deficit di standard urbanistici. Gli effetti sul territorio già martoriato della regione Campania saranno devastanti. Gli ampliamenti si faranno ovunque e comunque, e non saranno distinguibili da quelli abusivi, anche perché la tanto sbandierata qualità architettonica non è in alcun modo garantita e resta, dunque, una pia illusione. “Questa regione aveva bisogno di ricontestualizzare il territorio” – ha sentenziato l’assessore Forlenza. Cosa significhi davvero (e se significhi qualcosa) non è dato comprendere. Ma, detto, con aria severa, da un grand commis, giurisperito e pluridecorato, fa accapponare la pelle.

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