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Luca Del Fra
Pompei, crolla una gru sulla Casa dei Casti Amanti
24 Gennaio 2010
Articoli del 2010
Proseguono gli effetti distruttivi della tutela e della cura del territorio affidate ai vicerè con pieni poteri. L’Unità, 23 gennaio 2009

Costerà diverse centinaia di migliaia di euro, forse più di un milione, il crollo negli scavi di Pompei avvenuto durante i lavori ordinati da Marcello Fiore, commissario straordinario di quell’area archeologica: cinque giorni fa, il 18 gennaio, il peso di una gru avrebbe causato un crollo a catena di 30 metri di muro e di altri 20 metri sottostanti, comprese pareti con affreschi, né sono da escludersi danni anche alla «Casa dei casti amanti». Tuttavia l’incidente è circondato da un fitto alone di mistero e di segreto che sta facendo sorgere seri dubbi sulle responsabilità dell’accaduto. La denuncia non a caso parte da Italia Nostra,ma trova riscontri tra i lavoratori del sito pompeiano che confermano l’accaduto ma chiedono di mantenere l’anonimato poiché gli è stato intimato di tacere sui fatti.

I CASTI AMANTI

L’area interessata all’incidente, che non ha causato vittime o ferimenti, è quella di via dell’Abbondanza dove sono collocate la casa di Giulio Polibio e soprattutto quella dei «casti amanti»: in particolare su questa ultima domus si erano concentrati i lavori, al fine di renderla fruibile al pubblico anche a scavi non ultimati. Un progetto simile era stato creato alla fine degli anni 90, ma poi era stato accantonato per motivi di fattibilità. L’idea è stata però ripresa nell’ambito dei lavori straordinari per la valorizzazione del luogo avviati da Fiore in qualità di commissario straordinario, carica che detiene dal febbraio 2009. Lavori condotti, secondo i dipendenti del Ministero dislocati sul luogo, «in tutta fretta e senza andare troppo per il sottile», e soprattutto con grande «disinvoltura nell’uso di mezzi meccanici (come gru e scavatori, ndr.) che in un’area archeologica dovrebbero essere usati con grande cautela». C’è chi non manca di sottolineare come la passerella che si stava approntando sarebbe servita a dare visibilità alla annunciata visita di Silvio Berlusconi a Pompei. Così, l’inaugurazione anche solo parziale della «Casa dei casti amanti» sarebbe andata a maggior gloria del governo e della Protezione civile, benché gli scavi e la messa in sicurezza del luogo siano stati iniziati oltre dieci anni fa. Insorgono le associazioni per la tutela: «Il silenzio su questo incidente è grave e non mi piace affatto – sbotta Maria Pia Guermandi di Italia Nostra –, chiediamo che il Ministero faccia quanto prima un serio sopralluogo corredato da fotografie per comprendere quanto accaduto e l’entità dei danni. Oggi l’area archeologica di Napoli e Pompei è sotto la gestione di un soprintendente che si occupa della tutela (Mariarosaria Salvatore, ndr) e un commissario dedicato alla valorizzazione: a quanto si è appreso finora emerge che il dovere di tutela non sia stato esercitato a pieno».

LA TUTELA ATTIVA

Fotografa lo stato delle cose Guermandi, perché seda una parte è grottesco che un crollo causato da un mezzo meccanico come una gru o una scavatrice avvenga quando c’è un commissario che arriva dalla protezione civile, quello a cui si assiste oggi in Italia è proprio lo scontro tra l’idea di tutela, meglio ancora di «tutela attiva» – cioè rendere i luoghi d’arte e d’interesse culturale fruibili nel massimo rispetto del patrimonio – e quella di valorizzazione a tutti i costi. Per questa «valorizzazione » fatta di eventi, meglio se mediatici e a maggior gloria del politico di turno, lo strumento usato dal governo appare essere la protezione civile, a cui attraverso vari commissariamenti sono stati affidati alcuni dei luoghi di maggior interesse artistico e culturale della penisola, oltre l’area archeologica di Napoli e Pompei quella di Roma e Ostia, gli Uffizi di Firenze, la pinacoteca di Brera e così via. Per questo tipo di operazioni Fiori avrebbe le carte in regola: portato alla ribalta da Francesco Rutelli che lo volle suo vicesindaco, divenuto rappresentante del governo nell’Evento giubileo del 2000 – successivamente coordinatore delle esequie di Giovanni Paolo II (costo per lo stato italiano di 4 milioni di euro) – di lì nel 2001 è passato alla Protezione civile di Bertolaso, dove s’è dato un gran daffare nella realizzazione dell’inceneritore di Acerra – compare anche nell’inchiesta documentario «Una montagna di balle» che racconta quella vicenda – e per il G8 de l’Aquila. Da quando è arrivato a Pompei s’è occupato di mettere qualche fontanella nell’area degli scavi, di lanciare una campagna per l’adozione di cani randagi (periziabile sul sito www.icanidipompei.it) e poi di occuparsi di questi lavori la cui durata dovrebbe essere di pochi mesi al costo di 33 milioni di euro. Il crollo del 18 gennaio gli ha rovinato il suo cinquantesimo compleanno, avvenuto appena due giorni prima. Niente paura: nel futuro rimpasto di governo di cui si parla in questi giorni sarebbe pronto per lui un posto in un ministero a Roma

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