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Più agriturismo nel Parco Sud
30 Agosto 2010
Milano
Diritti e rovesci della “riqualificazione delle cascine” in un articolo di Alessia Gallione e un’intervista di Stefano Rossi a Gianni Beltrame. La Repubblica ed. Milano, 30 agosto 2010 (f.b.)

Il futuro del Parco Sud si chiama agriturismo. Ne è convinto il presidente della Provincia Guido Podestà che, in vista dell’arrivo dei visitatori di Expo, lancia un progetto per aumentare le strutture e i posti letto all’interno dell’immensa area verde ai confini con la città. «Il potenziale è altissimo - dice - e noi vogliamo incentivare la ristrutturazione delle cascine in questo senso». Ma l’urbanista Beltrame avverte: «Attenti all’assalto degli speculatori».

Natura e relax, è rivoluzione cascine

di Alessia Gallione

In Toscana o in Umbria è una tradizione (e un business) da anni. Vecchi casolari trasformati, dove trascorrere vacanze a contatto con natura. Tra relax e prodotti tipici. Ed è proprio all’agriturismo che, adesso, guarda Palazzo Isimbardi per rilanciare il Parco Sud. Aprendo la strada sempre di più alla possibilità per le aziende di affiancare l’attività di produzione all’ospitalità. Ristrutturando e cambiando la destinazione delle cascine. E aumentando, anche in vista dell’arrivo dei visitatori di Expo, il numero dei posti letto. «Perché il potenziale è enorme - spiega il presidente della Provincia e del direttivo del Parco, Guido Podestà - e vogliamo incentivare la nascita di queste attività che, non solo non snaturano ma possono diventare una salvaguardia per la vocazione agricola del territorio».

È al centro dei dibattiti politici da anni: un’area immensa a rischio cemento, però, visto che le mire di molti costruttori non sono mai cessate. Per Podestà non va stravolta. Ma ribadisce: «Non dobbiamo farne un totem. Il Parco va reso penetrabile con percorsi pedonali, ciclabili, ippovie. E non dobbiamo scandalizzarci se qualche Comune pensa a realizzare sui confini una scuola, amplia un cimitero o una fabbrica». La svolta per renderlo, però, per far vivere il Parco si chiama agriturismo. E la Provincia - che sovrintende la pianificazione anche attraverso i cosiddetti "Piani di cintura" - vuole dire sì alle domande di riconversione presentate: una decina, per ora, quelle in attesa di risposta in diversi Comuni. «Oggi - dice Podestà - ci sono un migliaio di aziende, ma solo una ventina ha sviluppato una attività completa di agriturismo». In tutto 150, 180 posti. Che potrebbero moltiplicare: «Sarebbero un’ottima risposta in termini di ricettività in vista di Expo. Anche per i milanesi dovrebbe diventare un’abitudine andare ad acquistare prodotti o a pranzare nelle cascine».

Se, per ora, la possibilità di dormine in cascina non è così sviluppata, decine di aziende si sono organizzate con la vendita diretta, le fattorie didattiche, lo sport o i ristoranti. Dario Olivero, presidente del Consorzio agrituristico "Terre d’acqua" che racchiude 15 aziende tra il Parco Sud e Ticino, avverte: «Piuttosto che realizzare nuove costruzioni, siamo favorevoli a ristrutturare le strutture esistenti. Ma ci vuole un progetto di lungo periodo per capire se potrà esserci richiesta anche dopo Expo». Senza dimenticare i finanziamenti: «Per una norma dell’Unione europea l’agriturismo non è finanziabile nel Milanese. Regione e Provincia dovrebbero attivarsi con fondi propri». La sviluppo dell’agriturismo sembra piacere anche a Massimo D’Avolio, sindaco pd di Rozzano e presidente dell’Assemblea dei 61 Comuni: «Potrebbe essere un’opportunità per valorizzare la zona in chiave turistica. Sicuramente ci sono molte vecchie cascine che potrebbero essere ristrutturate».



L’altolà dell’urbanista "L’area fa gola a molti attenzione ai trucchi"

intervista di Stefano Rossi a Gianni Beltrame

Gianni Beltrame, urbanista, è fra i padri del Parco Sud, essendo stato uno dei direttori del Pim, il centro studi per la programmazione dell’area metropolitana milanese. Architetto, l’agriturismo è compatibile con il Parco Sud?

«In linea di principio sì. Tuttavia il Parco è oggetto di aggressioni edificatorie e speculative. Si deve controllare caso per caso per verificare se si tratti di iniziative di vero agriturismo».

Qual è il fattore discriminante?

«È agriturismo se si soggiorna in una cascina che svolge una normale attività agricola. Non è agriturismo se si va in un albergo o un ristorante truccato da attività agricola».

C’è un rischio reale?

«L’agriturismo è facilmente oggetto di mistificazioni. Anche le revisioni dei confini del parco su richiesta dei Comuni vanno esaminate con attenzione. Sono spesso una scusa per nuovi interventi urbanistici nelle aree protette».

Eppure molti Comuni, in primis quello di Milano, sostengono che il Parco Sud sia un’area degradata.

«Quella del degrado è una balla che il Comune di Milano racconta per arrivare a una conclusione ovvia: il Parco Sud va risanato. Come? Costruendoci sopra. Da tempo il Comune strizza l’occhio a Ligresti, Paolo Berlusconi, Cabassi, che hanno comperato anche in anni recenti dagli enti pubblici a prezzi di svendita. Sono loro i grandi proprietari e non certo gli agricoltori, che sono in affitto. Il Comune però non dice che il Parco Sud, anche se può non essere bello dal punto di vista della manutenzione, ha salvato dalla cementificazione la zona agricola più bella e sviluppata della pianura padana, una delle più fertili d’Europa. Nel Settecento e Ottocento gli agronomi inglesi e tedeschi venivano a studiare il sistema irriguo milanese».

Le aziende agricole però segnano il passo.

«Logico, se la proprietà ricatta l’affittuario con rinnovi contrattuali di due anni in due anni. È questo che ha fatto abbandonare i campi. Servono contratti più lunghi per giustificare la riqualificazione. L’agricoltura ha strutturalmente tempi lunghi di investimento e di resa».

Il Pgt, il Piano di governo del territorio adottato in prima lettura a luglio, dà garanzie per la salvaguardia del Parco Sud?

«Il Pgt ne voleva la distruzione. Vedremo dopo le modifiche in prima lettura e dopo l’approvazione definitiva. Il Comune punta a renderlo edificabile, in ossequio ai desideri dei grandi proprietari di cui questa maggioranza è portavoce. Ma non ne ha il potere, e nemmeno la Provincia, che è solo l’ente gestore. Il Parco Sud è stato istituito con legge regionale».

Regione, Provincia e Comune sono governate dalla stessa maggioranza.

«È chiaro che il Parco Sud è la più bella occasione speculativa che si offre nel milanese. La scelta di proteggere l’ultima grande fascia agricola è stata lungimirante ma, dopo aver cercato di costruire il parco per decenni, negli ultimi anni ho potuto solo tentare di difenderlo».

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