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Guglielmo Ragozzino
Piccoli Grandi
20 Agosto 2008
Articoli del 2008
Si è chiuso il G8: sempre più passerella inutile e ratifica di irresponsabili egoismi nazionalistici. Da il manifesto, 10 luglio 2008 (m.p.g.)

Una volta si diceva: «Noi, popoli delle Nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra...» e nasceva l'Onu. Ora, molti decenni dopo, la musica è cambiata: «Noi, i leader delle maggiori economie mondiali, sia sviluppate che in via di sviluppo, ci impegnamo a combattere il cambiamento climatico secondo le nostre comuni ma differenti responsabilità...». Così conclude il G8 del Giappone. E c'è già chi fa i conti di guadagni e perdite a Wall Street, chi richiama in servizio i poliziotti della Diaz, chi allinea gli sherpa della diplomazia, chi sogna l'isola della Maddalena, al largo della Costa Smeralda, l'anno prossimo, in luglio. Magnifica vacanza, davvero.

Sono piccoli esseri, avari e ipocriti, quelli che hanno in mano il pianeta. Gli toccano responsabilità troppo grandi. Già l'anno scorso, al G8 tedesco di Heiligendamm, quello guidato da Angela Merkel, si era concordato di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 50% per contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi per metà secolo. Hanno avuto tutto un anno per studiare la cosa, per mettersi d'accordo, convincere il mondo. Mesi dopo, a Bali, al Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) gli scienziati hanno fatto sapere che lasciando andare le cose senza intervenire, nel 2050 vi sarebbe stato un aumento nella domanda di petrolio del 70% e di emissioni di anidride carbonica del 130%, con il risultato di un aumento di 6 gradi centigradi nella temperatura, e la conseguente scomparsa di molte città e intere civiltà costiere, con Venezia come simbolo universale. Ma non è bastato.

Al G8 giapponese gli sherpa dediti all'ambiente avevano l'idea che l'obiettivo di tagliare a metà le emissioni per il 2050 fosse già raggiunto e che si dovesse stabilire solo come e quando. Si appoggiavano alle cifre presentate in giugno dall'Agenzia internazionale dell'energia, Aie. Per tagliare le emissioni del 50% - il minimo, molto meglio arrivare all'80% - sarebbero serviti nel periodo 2008-2050, 45 mila miliardi di dollari, pari all'1,1% del pil globale del periodo. L'energia sarebbe cambiata, con invenzioni ancora non provate, nell'industria, nel civile, nei traporti. E sarebbe stata necessaria una collaborazione tra tutti, con un piano preciso e un calendario.

Niente da fare. Nessuna scadenza, e anche il 2050, anno decisivo, è saltato. Chissà se i mari si calmeranno, se Venezia si salverà lo stesso. All'opposizione storica degli Usa si sono uniti i paesi in sviluppo, Cina in testa, alla ricerca del loro giusto e meritato inquinamento. Probabilmente temono che i G8 li vogliano ingannare, ancora una volta. Così rispondono: cominciate voi a ridurre dell'80%; un po' per volta. Quando lo farete sul serio, allora cominceremo anche noi.

E' il G8, bellezza. Sono già passati otto anni dai tempi di Genova. Fu allora che per l'ultima volta i popoli delle Nazioni unite cercarono di dire: «non in mio nome». Volevano evitare il flagello della guerra, della fame, del disastro ambientale. Ma gli otto leader, spaventati dallo sconquasso, dissero come sempre di no.

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