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Tommaso Padoa-Schioppa
Persuasione e costrizione, binomio della convivenza
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Un invito alla ragione, che il branco di scimmie urlanti non riuscirà ad ascoltare.Da il Corriere della sera del 31 luglio 2005

La società europea e le sue comunità musulmane: mano tesa o pugno di ferro? Persuasione o costrizione? Nella calma di riflessioni e conversazioni private, pochissimi auspicano il conflitto, siano essi islamici o occidentali. Pochissimi propugnano un modello univoco di convivenza, basato su chiusura e repressione indiscriminate oppure, all'opposto, su accoglienza e fiducia incondizionate. Invece nel dibattito pubblico, purtroppo anche in quello fra intellettuali, la mano tesa e il pugno di ferro vengono spesso elevati al rango di alternativa fra principi: armi di Marte o grazie di Venere, guerra di Hobbes o pace di Kant, difesa o abdicazione.

Eppure, alla questione di principio mi pare che la risposta possa essere una sola: mano tesa e pugno di ferro, persuasione e costrizione, entrambe indispensabili. Il principio (il contratto sociale stesso) sta proprio nell'indissolubilità del binomio. Il dosaggio tra i due termini è, invece, questione pratica, che non andrebbe affrontata con accenti aspri e toni intransigenti, bensì con la bussola dell'efficacia. Interpretare la questione terrorismo come una scelta fra mano tesa e pugno di ferro è già un cedimento alle forze distruttive della convivenza.

Ogni stoffa è fatta di fili che s'incrociano, la trama e l'ordito. È buona stoffa se i fili sono robusti e morbidi, il loro intreccio serrato e flessibile. Allo stesso modo, persuasione e costrizione sono trama e ordito di ogni tessuto sociale, quale che ne sia la pezzatura: famiglia, paese, continente, mondo. Persuasione e costrizione sono elementi opposti, ma solo accogliendoli entrambi e incrociandoli ad arte la violenza e la sopraffazione sono relegate allo stato di eccezione, che le forze dell'ordine riescono a reprimere; solo il binomio assicura che il tessuto sociale sappia adattarsi alle torsioni del cambiamento e resistere alla lacerazione.

Occorre, allora, comprendere appieno il fondamento di ciascun termine del binomio. Primo fondamento: lo stare insieme richiede alcune norme di convivenza, imponibili a chiunque le violi; imponibili, se occorre, con la forza. Secondo fondamento: solo la diffusa e profonda condivisione di quelle norme giustifica la coercizione di chi le viola e la rende efficace.

Fondamenti di un'evidenza elementare, si dirà. Sicuramente: eppure proprio a essi debbono tornare o volgersi tutti coloro che vivono in Europa, tutti quelli che ne hanno o ne chiedono la cittadinanza.

L'immigrazione, perfino quella clandestina, non è né un'occupazione, né un'invasione. È un incontro di volontà e di bisogni, avviene perché soddisfa nello stesso tempo le esigenze di chi migra e quelle di chi accoglie.

Accoglienza non può significare soltanto procurarsi un prestatore d'opera a basso costo, in fabbrica, a casa o nei campi. Significa inserire quel lavoratore nel tessuto sociale, con le sue abitudini e i suoi abiti mentali, iscrivere i suoi figli a scuola, farlo parte della nostra comunità. L'accoglienza, allora, dovrebbe forse essere condizionata a una formale dichiarazione di accettare i principi che sono alla base del nostro contratto sociale. Per esempio con la sottoscrizione di una carta dell'immigrato definita in sede europea. La provata violazione di quei principi dovrebbe poter essere giusta causa di revoca del permesso di lavoro e di residenza.

Nessuno può pensare che per fare un buon tessuto basti la trama, o basti l'ordito. Per chi, come Oriana Fallaci, vede solo la costrizione e il pugno di ferro, sarebbe cedimento al nemico terrorista anche solo affermare che non tutto l'Islam vuole distruggere l'Occidente e auspicare dialogo e collaborazione con gli euro-musulmani ostili ai terroristi. Queste affermazioni sono pericolose falsità, smentite dall'esperienza personale di ognuno di noi. Secondo un sondaggio citato dal Corriere del 27 luglio, quasi l'80 per cento dei musulmani viventi in Gran Bretagna è disposto a collaborare contro il terrorismo islamico.

Per chi vede solo la persuasione, sarebbe semplice manifestazione di opinione (da contrastare sul dolce piano del dialogo) chiamare alla guerra santa e organizzare e addestrare militanti a tal fine. Pericolose sciocchezze: l'ordine di far fuoco impartito da un capo ai militanti non è semplice manifestazione di un proprio pensiero. Due gruppi, due atteggiamenti, dunque: a uno la mano tesa; all'altro il pugno di ferro. E la documentazione raccolta da Magdi Allam per lo stesso Corriere mostra quanto sia arduo distinguere correttamente tra i due.

Il principio del binomio non muta per l'aggravarsi della minaccia terroristica: anche in un'emergenza, trama e ordito, persuasione e costrizione, mano tesa e pugno di ferro, restano i due fondamenti della convivenza umana. L'emergenza richiede non la riduzione del binomio a monomio, bensì un sovrappiù di ambedue i suoi termini: mano più tesa, pugno più ferreo.

Alla fine, le nostre società multiculturali diverranno sicure solo se la persuasione avrà fatto il suo cammino, solo se la varietà e l'eterogeneità delle culture che vi s'incontrano non avranno distrutto il pluralismo. E ciò accadrà solo se il principio del pluralismo, che pervade la nostra cultura, avrà trovato eco e sostegno nelle comunità di recente immigrazione.

Chi può pensare che un giorno le comunità islamiche verranno spinte fuori dell'Europa o convertite a forza, come fece la Spagna nel XV secolo? Chi, all'opposto, può ritenere probabile che esse un giorno s'impadroniscano del potere in Francia o in Olanda per esercitarlo secondo la legge coranica? Nella stragrande maggioranza, vogliamo e dobbiamo convivere. E ogni convivenza si basa sui fondamenti della persuasione e della costrizione.

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