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Eugenio Scalfari
Perché vogliono un Papa subito
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Il commento di un laico con il senso del religioso. Da la Repubblica del 10 aprile 2005

EScalfari Perché vogliono un Papa subito

Il commento di un laico con il senso del religioso. Da la Repubblica del 10 aprile 2005

IL GIORNO dopo la vita continua e ci mancherebbe che non continuasse. In San Pietro si celebra la seconda messa dei Novendiali in suffragio del Papa morto. Il Comune di Roma informa che in due ore sono state sgomberate 250 tonnellate di rifiuti (e sarebbe una bellezza se miracoli del genere accadessero tutti i giorni). Non ci sono stati per tutta la giornata e la notte dei funerali né furti né atti di violenza. Il presidente dello Stato di Israele ha dato la mano all´iraniano Khatami e al siriano Assad, ma nessun fotografo è riuscito purtroppo a immortalare l´avvenimento.

La vita continua. Appena tornati in patria sia Khatami sia il ministro degli Esteri di Israele hanno vigorosamente smentito che la supposta stretta di mano sia mai avvenuta e comunque – precisano a Gerusalemme – l´Iran degli ayatollah resta il nemico numero uno dello Stato ebraico. Bush, attraverso il suo portavoce, ha censurato Clinton per aver rilasciato a Roma un´intervista sul Papa defunto. Carter dal canto suo attacca Bush per non averlo incluso nella delegazione americana ai funerali.

La vita continua. Berlusconi spedisce a Fini una lettera redatta da Gianni Letta e da Matteoli (ministro di An), rivista preventivamente dallo stesso Fini e letta al telefono anche a Bossi per averne l´approvazione.

Tutti contenti: il presidente del Consiglio promette ai riottosi alleati tutto quanto essi domandano e considera perfino l´ipotesi di una meditazione sulla devolution. Seguiranno gli atti alle parole? Riprende la telenovela della verifica permanente? Quello che sembra purtroppo certo è che il Paese continuerà ad essere sgovernato.

La vita continua. Le televisioni mandano in onda le immagini del matrimonio tra Carlo d´Inghilterra e Camilla.

Dopo i paramenti rossi dei cardinali sono di scena i deliziosi cappellini multicolori delle dame invitate alla cerimonia reale.

Nel frattempo in Vaticano si moltiplicano i contatti tra i porporati in vista dell´imminente Conclave. Sembra che il cardinal Tettamanzi perda terreno come pure il brasiliano Hummes e l´arcivescovo di Vienna.

Guadagna invece qualche posizione Ratzinger, settantottenne con molti acciacchi e principe di dottrina della fede. Il "totopapa" dilaga.

Alcuni giornali interpellano e stampano i responsi dei propri redattori sul nome del successore di Wojtyla. Il Foglio scrive che la risposta alla sconfitta della destra nelle elezioni regionali è data dai tre milioni di pellegrini accorsi a Roma per rendere omaggio a Wojtyla; l´articolo è ironico ma il nesso resta incomprensibile.

La vita, per grazia di Dio, continua.

* * *

La settimana che si è chiusa ieri è stata densa di emozioni e di premonizioni.

Quella che si apre domani non lo sarà di meno perché l´orbe cattolica aspetta il Papa nuovo.

Il funerale di Giovanni Paolo II ci ha dato uno spettacolo liturgico irripetibile, una dimostrazione di forza spirituale e temporale senza eguali, il senso plastico di un´autorità con duemila anni di storia alle spalle che ora è arrivata all´incontro-scontro con la modernità.

Appuntamento suggestivo, di dimensioni planetarie, dominato dal messaggio evangelico del "Dio c´è" e del "Christus regnat" in contrasto con il contromessaggio latente del "Dio è morto" e dell´assunzione della coscienza individuale di guidare le proprie azioni e dare un senso alla vita e alla morte prescindendo dalle verità rivelate delle religioni.

Al di là della forza liturgica che ribadisce la continuità della tradizione e del cambiamento, al di là della premonitrice tempesta di vento che ha sconvolto e ravvivato i mantelli purpurei dei cardinali e le pagine del Vangelo deposte sul feretro del Papa morto, il tocco conclusivo di quella giornata è stato il coro di centomila voci in gran parte giovani che hanno scandito per tredici minuti «Santo subito», rimbalzando su un miliardo di persone incollate ai teleschermi in tutte le parti del mondo.

«Santo subito». La richiesta cozzerà contro le norme canoniche che richiedono, per beatificare e santificare un Papa, procedure ancora più complesse e lente di quanto previsto per una semplice persona in odore di santità. Ma non è questo il punto.

Karol Wojtyla sarà proclamato beato e santo molto rapidamente rispetto ai tempi finora in uso nella Chiesa.

Il punto è quello di capire perché sia stata scandita e gridata quella richiesta da un coro immenso propagatosi dovunque e dovunque condiviso. A quale bisogno urgente e profondo quella richiesta corrisponda. Quale vuoto essa debba colmare. Perché una cosa è certa: l´invocazione del «Santo subito» denuncia un vuoto immenso che Giovanni Paolo II ha cercato di colmare con la sua predicazione itinerante e che si è immediatamente riaperto nel momento della sua morte, vissuta dalla moltitudine come un abbandono.

«Santo subito» per colmare quel vuoto, per superare quell´abbandono, per indirizzare verso di lui il flusso delle preghiere. Ma non c´è Dio cui i fedeli possano rivolgersi? Non c´è Cristo, suo figlio "che vive e regna nei secoli dei secoli"? Non c´è la madre di Gesù, assunta immacolata in cielo, possente intermediaria tra mondo e paradiso? Perché dunque una richiesta così martellante, così imperativa, così disperatamente gridata verso i porporati allineati in perfette composizioni geometriche sul sagrato della Basilica e verso un cielo gravido di pioggia e di vento? Ho letto l´articolo pubblicato ieri di Pietro Scoppola, che conosco come cattolico d´intensa fede e dottrina. Ne riporto un passo che mi ha molto colpito.

"Dopo l´ossessione mediatica dei giorni della malattia e poi di fronte alla solenne celebrazione in piazza San Pietro e alla città invasa dai pellegrini di ogni parte del mondo, sentivo un inconfessabile desiderio alternativo e ho tentato di realizzarlo. Sono andato a messa nella mia parrocchia; in una chiesa quasi deserta un giovane prete ha letto il Vangelo di Giovanni nel quale si narra il famoso episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

«La gente diceva: questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo. Ma Gesù, capendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo». Mi pare che quel «tutto solo» sia lo spazio della coscienza, del rapporto interiore con il mistero di Dio; mi pare quello sia l´antidoto alla tentazione di trasformare una manifestazione di fede spontanea, bella e vissuta, in un segno di potenza".

Questo è, se andiamo al nocciolo della questione, il bivio di fronte al quale si trova ora la Chiesa dopo Wojtyla: come porsi di fronte alla modernità del mondo di oggi. Come riempire il vuoto di tante anime colpite da un sentimento di abbandono del quale la morte di Giovanni Paolo è soltanto l´ultimo segnale, ma che è nato molto prima di lui.

La risposta dei laici è nota e non starò qui a ripeterla ancora una volta.

Ma la risposta degli uomini e delle donne di fede qual è? Morto un Papa se ne fa un altro. Dopo un santo se ne fa un altro ancora e da questo punto di vista Giovanni Paolo ha creato santi e beati in tale quantità da aver intasato i recessi del Paradiso. Ma qui, nel caso che direttamente lo riguarda, la questione è diversa. Giovanni Paolo si è identificato con Cristo al punto di averne rivissuto il calvario in tutte le sue stazioni. Nell´omelia funebre pronunciata in presenza della sua bara ancora insepolta il cardinale Ratzinger ha portato questa identificazione fino al punto estremo, configurandolo affacciato alla finestra che dal paradiso si apre sul mondo, insieme alla Madonna cui la Chiesa lo affida. A pochi metri di distanza dal sagrato della basilica il gruppo michelangiolesco della Pietà raffigura nel marmo la madre di Gesù che stringe tra le braccia il corpo straziato del Figlio senza vita.

In realtà il popolo di Dio sente il vuoto della coscienza e invoca, per riempirlo, il ritorno d´un Cristo incarnato.

«Subito». Questa in realtà è la sfida che la Chiesa del dopo Wojtyla ha dinanzi a sé. Per la salute delle anime c´è da augurarsi che non cada in tentazione e segua piuttosto l´esempio del Gesù del Vangelo di Giovanni che di fronte alla folla osannante si ritira sulla montagna tutto solo a pregare il Padre.

Non si cura il vuoto delle coscienze creando altri idoli, ma svegliando nelle persone il senso della responsabilità di fronte alla vita, che la morte restituisce come cenere alla cenere.

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