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"Perchà andare cauti con l'eolico in Sardegna"
16 Dicembre 2006
Lettere e Interventi
Sandro Roggio

L’intervento di Fabrizio Bottini dà manforte alla tesi che ha vinto in Sardegna, secondo cui con l’eolico occorre andarci pianissimo.

La maggioranza di centrosinistra che governa la Regione ha da tempo deciso di andare a vedere meglio le questioni connesse alla installazioni di tralicci eolici nel territorio. Con legge e poi con il piano paesaggistico è stato disposto di sospendere, e in alcune zone di inibire, le numerose iniziative – pronte a partire – in danno di scenari di rara bellezza. La tesi di Giovanni Valentini su la Repubblica è di altro avviso. Il limite dell’ impostazione, rilevato da Bottini e poi da Carla Ravaioli, è quello di attribuire il primato alla questione energetica, mettendo in subordine o quasi il bene comune paesaggio. Così nelle aree dove il maestrale soffia energico ( ma non in Costa Smeralda (?) – avverte Valentini) si dovrebbe realizzare quel modello energetico pulito che l’umanità intera reclama.

Peccato che l’impatto di queste torri ubicate su quote elevate, percettibili distanza producano un esteso grado di compromissione, che si ripropone per decine di chilometri ( basta andare a vedere la Valle della luna in comune di Aggius). Peccato che si turbino i luoghi più appartati, dove l’assenza di artifici e il silenzio hanno ancora un significato ( altro che Costa Smeralda!).

Un esito iniquo, a danno di risorse che sono la sola ricchezza, che in un futuro non lontanissimo potranno essere essenziali per lo sviluppo della Sardegna (ecco: dalla coscienza di classe alla coscienza di luogo). Salvare le cose belle che potranno servire domani è un imperativo. Se nell’isola si realizzassero gli impianti previsti nel nome dell’ energia pulita c’è la certezza di un danno davvero incalcolabile al paesaggio sardo. Data la certezza – lo riconosce Valentini – che fra qualche anno, per l’evoluzione della tecnologia, quelle pale non saranno che inservibili ferraglie (che nessuno sarà impegnato a togliere) dire no all’eolico selvaggio è una scelta di civiltà. Altra cosa è valutare se, come, dove, quantità limitate di energia eolica ( non da esportazione) possano essere prodotte in Sardegna, ovviamente secondo le regole del piano paesaggistico ( art. 111 delle NTA).

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