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Per favore, non chiamatela legge sul paesaggio
7 Marzo 2012
Campania felix
Per difendere il paesaggio cominciano con l’alleggerire i vincoli e rilanciare il berlusconiano (ma non solo) “piano-casa”. La Repubblica, ed. Napoli, 6 marzo 2012.

Presentando il disegno di legge sul paesaggio adottato dalla Giunta regionale, con apprezzabile sincerità l’Assessore Taglialatela ha dichiarato che la finalità è quella di sfrondare i troppi vincoli che gravano sul territorio, di dare slancio al settore edilizio, di offrire una soluzione all’abusivismo esistente.
E’ bene dirlo con franchezza: tutto questo non c’entra proprio niente con il paesaggio. Piuttosto, si tratta di una nuova puntata dell’avventura intrapresa dalla Regione con il piano casa, il discutibile provvedimento di deregulation varato su istigazione del precedente governo nazionale.

Noi pensiamo che non sia questa la strada da percorrere. Riteniamo che per proteggere e mantenere in vita i paesaggi della Campania, già martoriati da decenni di illegalità, di abusivismo, di incuria, ma che costituiscono ancora nonostante tutto la vera ricchezza della nostra regione, occorra altro.
Più che indebolire i vincoli, c’è bisogno di un serio investimento nelle attività di manutenzione, cura e controllo di un territorio e di un ecosistema tra i più fragili e pericolosi del mondo. All’opposto, il disegno di legge dà il via libera al piano casa anche nelle zone rosse, a più elevato rischio vulcanico.

Quello di cui c’è bisogno in Campania è una efficace politica per arrestare il consumo di suolo, che viaggia a ritmi vertiginosi, distruggendo irreversibilmente il residuo capitale di fertilità, biodiversità e bellezza di Campania felix. In tutta Europa e nel resto del Paese la conservazione delle terre è diventata priorità assoluta, ma a questo tema il disegno di legge non dedica purtroppo neanche un rigo. All’opposto, il disegno di legge interviene direttamente sul Piano urbanistico territoriale della Penisola Sorrentino-Amalfitana, ristabilendo la supremazia, nelle aree agricole ritenute “non rilevanti sotto l’aspetto paesaggistico”, delle previsioni di quei piani comunali che al PUT avrebbero dovuto invece adeguarsi vent’anni fa. Il rovesciamento di prospettiva è evidente.

Se le finalità di fondo sono queste, è inutile poi parlare di approcci sofisticati di contabilità ambientale, come l’ecoconto, che sono stati pensati e che vengono applicati in contesti molto differenti dal nostro, e che appaiono nel disegno di legge come il pretenzioso e inefficace orpello di un lavoro approssimativo, venuto male.

Sull’abusivismo, poi, la soluzione prospettata dal disegno di legge non si basa sul principio sacrosanto di sanzione e riparazione, né su serie politiche di prevenzione, quanto piuttosto su una modifica in corsa delle regole, sulla base di una singolare interpretazione del principio di legalità. A ciò si aggiungono gli infortuni comunicativi, perché le dichiarazioni fatte in sede di presentazione del provvedimento (“Non ci saranno più divieti in assoluto, né vincoli astratti; non si può pensare di far ricorso alle ruspe per tutte le violazioni né di sanare ogni abuso pagando”) saranno interpretate, nel contesto sociale e territoriale regionale, come un allarmante segnale di via libera anche per il futuro.

Quello che ci preoccupa in questa vicenda è il silenzio dello Stato, cui la costituzione (art. 117) assegna la competenza esclusiva in materia di tutela del paesaggio, e che secondo il Codice del 2004, è chiamato a cooperare con le regioni per la definizione delle nuove discipline e politiche del paesaggio. La sensazione è che la Direzione regionale stia subendo l’iniziativa regionale, con un esercizio francamente debole delle proprie prerogative. Vedremo nei prossimi giorni se questo timore è fondato.
In ultimo, il disegno regionale sul paesaggio prevede che l’approvazione del futuro Piano paesaggistico regionale non avvenga in consiglio regionale, con il contributo di tutte le rappresentanze politiche, ma in commissione consiliare, addirittura con il meccanismo del silenzio assenso. Non ci sembra questo il modo migliore, in termini di garanzie democratiche e di partecipazione, per fornire la Campania di quello che sarà probabilmente lo strumento più importante di governo del territorio.

Le associazioni firmatarie credono che non sia questa la legge della quale la nostra Regione ha bisogno. Si tratta di un provvedimento inutile, per molti versi dannoso, con aspetti sostanziali di incostituzionalità, e che indirizza alla comunità regionale un messaggio sbagliato, quello della relatività delle regole. Occorre invece, come sta avvenendo per l’evasione fiscale, una rivoluzione copernicana. Occorre ribadire con fermezza che alcune cose non si possono fare perché –proprio come l’evasione fiscale - danneggiano l’intera collettività. Chi consuma il territorio impoverisce anche te. Di questo c’è bisogno in Campania. Su questi temi siamo disposti a collaborare.

Reffaella Di Leo, Presidente Italia Nostra Campania

Michele Buonomo, Presidente Legambiente Campania

Alessandro Gatto, Presidente WWF Campania

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