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Giuseppe D?Avanzo
Paura e propaganda
24 Aprile 2008
Articoli del 2008
Destra e “sinistra” concordi nel siffondere la giustizia fai da te, ed accrescere ancora la paura percepita. La Repubblica, 24 febbraio 2008

Roma. Gianfranco Fini se ne va per mercati in passeggiata elettorale «controllando» il permesso di soggiorno degli ambulanti. Se voleva documentare il disordine, non gli va troppo bene. Al semaforo di Forte Boccea, il venditore di accendini, egiziano, mostra i documenti in ordine. Più avanti altri due egiziani. Altri due permessi di soggiorno esibiti. Conclude il prossimo presidente della Camera dei Deputati (ride, ma non deve essere molto soddisfatto): «Dico, non è possibile che tutti siano in regola, mi sa proprio che i documenti se li comprano».

Altra città. Altra scena. Bologna. Il consiglio comunale approva un ordine del giorno per dotare la polizia municipale di spray urticanti e «manganelli», da usare nelle intenzioni soltanto per legittima difesa perché tra la pistola e le mani nude ci deve essere uno strumento intermedio, si sente dire. Sempre Bologna. Il sindaco Sergio Cofferati non gradisce che si parli di «ronde», ma conferma che saranno chiamati «volontari» a svolgere «compiti di assistenza alla cittadinanza più debole e a segnalare comportamenti scorretti o pericolosi».

Sembra diffondersi, come un’onda impetuosa, una sicurezza «fai da te». Ogni maggioranza comunale, ogni sindaco, ogni partito con troppo o pochi voti, agita la questione per proprio conto, con una propria iniziativa - «ronde», «volontari», ordinanze contro lavavetri, controlli del reddito degli immigrati. Una babele dove quel che conta, non pare essere l’efficacia dell’iniziativa, la sua coerenza con una «politica», ma l’eco mediatica che avrà, il dividendo politico che sarà possibile incamerare pronta cassa. Non c’è di niente di peggio - e di più dannoso - che l’approssimazione, quando si hanno di fronte problemi seri.

Abbiamo imparato, nel corso del tempo, a capire che le politiche pubbliche in tema di sicurezza ridisegnano il profilo stesso della società (mai che si ascolti un qualche ragionamento, a questo proposito); che molte esperienze hanno messo in dubbio l’efficacia delle politiche criminali nel controllo dei conflitti e dei fenomeni illeciti; che il senso di insicurezza non è necessariamente connesso all’esistenza di pericoli "concreti", ma spesso ha a che fare con il genere, l’età, l’esperienza di vita, la familiarità con l’ambiente in cui si vive, il senso di appartenenza a una comunità. Ilvo Diamanti ci ha spiegato come l’insicurezza sia un sentimento diffuso, che riflette un timore concreto, reale; ma anche un’inquietudine più nebbiosa. Non è un scherzo affrontare, con politiche pubbliche efficaci e condivise, la sovrapposizione della Paura, figlia di uno spaesamento esistenziale, con le paure provocate da minacce concrete. Appena l’anno scorso l’Osservatorio Demos-Coop, ha documentato come «entrambi i sentimenti stanno montando, senza freni». L’83% degli italiani ritiene che negli ultimi 5 anni la criminalità, nel nostro Paese, sia cresciuta. Nella precedente rilevazione, che risale a 2 anni fa, questa percentuale era già alta: 80%. È cresciuta ancora. È aumentata l’insicurezza locale. Nel 2005, il 34% delle persone percepiva in crescita l’illegalità nella zona di residenza. Oggi, quella componente è salita di oltre 10 punti percentuali. Ha superato il 44%. L’incertezza - è la conclusione delle ricerca - si sta insinuando nel nostro mondo, nelle nostra vita. Intorno a noi. Dentro noi stessi. Stentiamo a trovare un rifugio nel quale sentirci protetti. Infatti, il 57% delle persone si dicono preoccupate della criminalità nella zona in cui vivono. Quasi 10 punti più di due anni fa.

Si può affrontare una catastrofe «emotiva» e concretissima così imponente con qualche alzata d’ingegno, con una mossa del cavallo, con un’iniziativa propagandistica e qualche posa gladiatoria? Non pare. Eppure è quel che accade in un clima di allegra spensieratezza secondo un canovaccio che attribuisce alla «destra» la capacità di «combattere la criminalità». Lo pensa il 40% degli italiani mentre solo il 18 riconosce una qualche fiducia al centrosinistra che appare debole, incerto, incapace di comprendere, spiegare, affrontare il fenomeno. E proprio per questo è chiamato a dotarsi ora di una «cultura della sicurezza» moderna, non ideologica, arricchita dai valori del rispetto della dignità della persona. A giudicare da quel che si è visto ieri, e nei giorni addietro, «destra» e «sinistra» sembrano muoversi nella stessa direzione sbagliata. Frammentarietà e approssimazione degli interventi. Qualche sceneggiata propagandistica. Che finiranno soltanto per aumentare la percezione di insicurezza che affligge il Paese.

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