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“Partecipazione o pubblicità. Le bugie dei rendering”
19 Agosto 2008
Lettere e Interventi
Villiam Vernazza

La legge dispone di rendere pubblico, per un certo periodo, i progetti edilizi complessi analogamente ai piani urbanistici. Ciò ha il fine di dare la possibilità ai cittadini interessati di presentare osservazioni riguardo al progetto.

Questa è la Legge ma la realtà è un'altra e peggiorata dal marketing applicata alla modificazione del territorio. La realtà è che il cittadino non ha il tempo e a volte la preparazione culturale per recarsi presso gli enti locali a prendere visione e ancor meno analizzare i progetti. Inoltre la proprietà, con l'iniziativa e le disponibilità economiche che le sono proprie, intraprende azioni comunicative che presentano una finta realtà non contrastata da uguali azioni informative pubbliche. La potenza di modificazione dell'opinione pubblica dell'ente locale è minima rispetto a quella elevata e senza limiti della proprietà.

Di esempi ce ne sono a centinaia; ne segnalo uno riguardante l'intervento denominato "I Gigliati", previsto nella cittadina di Fidenza, in provincia di Parma. Il rendering divulgato sui media è suggestivo e mistificatorio della reale portata dell'intervento raffigurandolo visivamente per la minima parte comprendente quasi esclusivamente le superfici a verde e spazio pubblico. Rinvio, per una migliore fruizione dei concetti, al sito diariodifidenza.it ove sono riportati il rendering a confronto con la reale incidenza progettuale.

A quando un'etica della comunicazione per chi modifica il territorio che, in fin dei conti, non è dentifricio?

Un cordiale saluto.

Condivido pienamente la sua critica. La retorica della partecipazione nasconde giochi di prestigio orientati a propagandare, cioè a convincere che una certa merce è desiderabile al di là delle sue qualità reali, spesso inventando e mistificando. E spesso i tecnici aiutano a mistificare, a camuffare, a nascondere; il largo impiego dei rendering finisce per testimoniare proprio questa intenzione.

Ma la responsabilità va distribuita in più d’una direzione: chi governa, che si propone più di inculcare che di convincere; chi assiste tecnicamente il governante, che adopera il suo sapere nell’aiutare a camuffare, anziché a rendere trasparente ciò di cui si discute; e anche il cittadino, che dovrebbe impiegare parte del suo tempo a comprendere, a pretendere che lo si aiuti a comprendere, e a contestare chi lo inganna.

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