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Flavia Schiavo
Palermo, la presa d’atto stravolge il nuovo piano
8 Maggio 2004
Altre città italiane
Questa nota è stata pubblicata, quasi integralmente, sul Giornale dell'architettura di aprile 2004

Lo scorso 21 gennaio il Consiglio comunale di Palermo, tramite una procedura irrituale e non prevista dalla normativa urbanistica di riferimento, ha votato la «presa d’atto» che recepisce i due decreti regionali di approvazione della variante generale al Prg di Palermo. Con quest’atto amministrativo del tutto anomalo giunge a conclusione, con una perdita complessiva di qualità del piano, (e a un punto di pericolosa involuzione) quel processo di pianificazione elaborato negli anni 1988-2000 sotto le giunte guidate da Leoluca Orlando, con il conferimento di incarichi prima a Leonardo Benevolo, poi a Pierluigi Cervellati.

La variante generale che ora entra in vigore sostituisce il precedente piano regolatore del 1962 e la successiva variante di adeguamento del 1992, ma il recepimento dei due decreti della Regione stravolge profondamente il documento e solleva dubbi tanto di procedura che di contenuto. I due decreti di approvazione della Regione Sicilia, il primo del marzo 2002 (pochi giorni prima della scadenza delle norme di salvaguardia), il secondo del luglio successivo, contengono infatti modifiche al piano di tale entità da tradursi in una vera e propria variante urbanistica generale.

Un intervento confutabile, dal momento che la Regione (ai sensi della l.r. 71/78 e della l. 765/67) ha facoltà di apportare solo modifiche che non comportino sostanziali innovazioni, tali da mutare le caratteristiche del piano stesso, oltre a quelle necessarie per assicurare l’osservanza delle vigenti disposizioni statali e regionali. La stessa «presa d’atto» ora votata dal Consiglio comunale si configura come una procedura fortemente atipica, imposta non dalla legge urbanistica regionale, ma dal primo dei due decreti regionali sopra ricordati, secondo il quale il Comune deve «curare che in breve tempo vengano apportate dall’ufficio redattore del progetto di piano le modifiche e le correzioni agli elaborati di piano che discendono dal presente decreto, affinché per gli uffici e per l’utenza risulti un testo definitivo e completo. Con successiva delibera il consiglio comunale dovrà prendere atto degli elaborati di piano come modificati in conseguenza del presente decreto» (decreto del 13 marzo 2002, Gurs 22/3/2002, n. 13, art. 4).

Le «modifiche e correzioni» contenute nei decreti sono davvero sostanziali (come più avanti specificato) e di fatto tendono a scavalcare ed esautorare il Comune quale unica figura preposta all’elaborazione dello strumento di pianificazione comunale, nonché a eludere quelle forme di partecipazione istituzionalizzata secondo cui le previsioni di piano devono essere sottoposte a regolare verifica culturale e sociale e a pubblicazione. L’operazione, molto grave, si fonda su una convergenza tra gli orientamenti politici della Regione e della maggioranza di centro-destra del Consiglio comunale (sindaco di Palermo è dal 2001 Diego Cammarata, di Forza Italia): solo i gruppi consiliari dei Ds, Margherita, Rifondazione Comunista, Primavera Siciliana, hanno votato contro. Contro le «modifiche e correzioni» è stato presentato ricorso da associazioni e movimenti come l’Inu, Wwf, Salvare Palermo, Primavera Siciliana.

Ciò che è accaduto è l’esito di una strettoia procedurale inconsueta. Essa da un lato anticipa e prefigura una forma di pianificazione «surrettizia» che favorisce processi di consumo di territorio, sostenuti da un generale disinteresse per la questione paesaggistica e ambientale. Dall’altro consente di sanare l’arbitrarietà della Regione: l’entità delle «modifiche e correzioni» contenute nei decreti è tale che il Consiglio comunale, nonostante pareri fortemente critici della stessa Avvocatura comunale (luglio 2002), è stato in un certo senso costretto alla «presa d’atto», anche per evitare di gestire le migliaia di contenziosi che sarebbero stati sollevati da quei soggetti a cui i decreti stessi hanno attribuito nuovi e insperati diritti edificatori.

Queste alcune tra le principali modifiche introdotte dai due decreti regionali nella variante generale al Prg di Palermo:

1. Eliminazione di attrezzature. Viene ulteriormente ridotto quanto già disciplinato dalla precedente stesura del Prg, prefigurano una dotazione di servizi assai inferiore agli standard.

2. Declassamento del cosiddetto «netto storico». Con quest’espressione si intende l’insediamento storico urbano e rurale, cioè le «parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi». Il «netto storico» (zone A del piano, distinte in A1 e A2) era stato delimitato da Pierluigi Cervellati sulla base della cartografia «Omira» del 1939. Ora viene in alcuni casi convertito in zona B, con conseguente aumento di cubatura e modifica delle azioni di trasformazione consentite.

3. Incremento della cubatura nelle zone B. Le zone B (distinte in B0a, B0b, B1, B2, B3, B4, B5) sono le «parti di territorio totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A». L’aumento di cubatura, che si riflette in un ulteriore fabbisogno di servizi residenziali e urbani, non è giustificato da alcuno studio né dall’estensione delle superfici destinate ad attrezzature. Inoltre, alcune zone B1 («parti di territorio caratterizzate da edilizia residenziale a bassa densità, comunque maggiore o uguale a 1,54 mc/mq») diventano ora zone C.

4. Aumento delle zone C. Le zone C (distinte in zone Ca, e in zone Cb che derivano dalla riclassificazione delle zone B1) sono le «parti di territorio destinate a nuova edificazione per la realizzazione di manufatti ad uso residenziale o direzionale o ricettivo o extralberghiero». Vengono così individuate ancora nuove aree per la realizzazione di residenze, prevedendo un incremento diffuso della cubatura massima ammissibile e aggravando ulteriormente la carenza di standard urbanistici.

5. Riduzione drastica delle pertinenze agricole delle ville storiche e del verde storico. Tale categoria (prima inedificabile) viene ora dai decreti equiparata alle zone agricole E1 («parti anche residuali di territorio prevalentemente pianeggianti, ancorché compromesso da insediamenti residenziali, caratterizzate da colture agricole», con indice di fabbricabilità dello 0.02). Ne deriva un’ulteriore erosione delle aree intercluse ancora non edificate, nonché di un patrimonio identitario, ambientale e culturale già fortemente compromesso dall’attuazione del piano del 1962. Viene cancellato il riconoscimento del valore del verde storico, facendo aumentare il rischio di nuove edificazioni nelle aree in pianura così come nelle zone collinari.

Alcune fasi dell’iter

1988/89. La giunta Dc-Pci guidata da Leoluca Orlando avvia la «variante di adeguamento», affida la revisione del Prg a un gruppo di esperti coordinato da Leonardo Benevolo e istituisce l’Ufficio di piano, potenziato nel 1993

1992. Adozione della «variante di adeguamento»

1993. Incarico a Pierluigi Cervellati per la revisione del Prg.

1994. Elaborazione e consegna degli elaborati finali (1:5000) della variante generale

1997. Adozione della variante generale

1999. Il Consiglio comunale accoglie circa un terzo delle 2719 osservazioni presentate contro la variante generale

2000. Dimissioni di Leoluca Orlando, che si candida alla presidenza della Regione (non eletto)

2000/2001. Gestione commissariale del Comune affidata a Guglielmo Serio, vicino al centro-destra

2001. Novembre: insediamento della giunta di centro-destra, guidata da Diego Cammarata

2002. Invio alla Regione della variante generale. Decreto di approvazione regionale del 13 marzo che prevede «modifiche e correzioni». Ulteriore decreto del 29 luglio, che prevede ulteriori modifiche e delinea la procedura della «presa d’atto»

2004. 21 gennaio: il Consiglio comunale di Palermo «prende atto» dei decreti regionali

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