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Osservazioni sulla Cava La Mandria, Santhià
2 Settembre 2008
Padania
Un buco, un buco molto grosso come si vede anche dalla foto, ai confini fra pianura padana e Canavese. E' giustificabile? Il parere delle Associazioni (f.b.)

Intervento di ampliamento e completamento del progetto di coltivazione della cava di inerti della Green cave S.r.l. denominata “Cascina la mandria” in località cascina La Mandria, Santhià- Vc.

Osservazioni in merito

Secondo quanto previsto in materia di partecipazione -Legge 40-1998- art 14

1.Chiunque, tenendo conto delle caratteristiche del progetto e della sua localizzazione, intenda fornire elementi conoscitivi e valutativi concernenti i possibili effetti dell'intervento, ha facoltà di presentare in forma scritta all'autorità competente osservazioni, ivi comprese informazioni o contributi tecnico-scientifici, nei termini seguenti [:…]

b- la fase di valutazione, entro quarantacinque giorni dalla data di avvenuto deposito di cui all'articolo 12, comma 2 lettera a.

2. Le osservazioni di cui al comma 1 sono messe a disposizione per la consultazione da parte del pubblico fino al termine della procedura di VIA. I provvedimenti conclusivi delle fasi di verifica e di valutazione danno conto delle osservazioni pervenute.

Premesso

- che i sottoscrittori del presente documento da tempo continuano a tenere sotto osservazione le numerose attività estrattive e non solo, relative alla zona in quanto portatori di interessi diretti quali abitanti di paesi appartenenti all’area Alice Castello, Santhià, Tronzano e Cavaglià o limitrofi quali Borgo d’Ale, Saluggia, Livorno Ferraris, Cigliano, Viverone,

- che in ogni modo si sono sempre sollevate le numerose problematiche ambientali inerenti i comuni interessati

- che si sono tenute negli anni 2007-2008 alcune petizioni popolari, regolarmente presentate ai Sindaci di Alice Castello e di Tronzano Vercellese, in cui i firmatari esponevano le loro preoccupazioni per le attività di cava fiorenti nei nostri comuni

- che ci sono stati vari tentativi di avvicinare la Provincia e i comuni stessi, esponendo correttamente in colloqui informali o pubblici, secondo i canali consentiti, le preoccupazioni e le richieste della popolazione

-visti i documenti relativi alla richiesta di ampliamento della cava in cascina La Mandria

espongono quanto segue e chiedono venga tenuto conto in sede di Conferenza dei servizi.

a- Considerazioni sui fatti accaduti finora

Dal Piano di coltivazione di cava di cui si fa riferimento in apertura, si evince che l’attività della ditta in questione non è avviata ora. La società è costituita dal 2001, la concessione risale al 2003 (delibera comunale n° 38 del 28-7-2003 e precedente delibera comunale 01-02- 1999 rilasciata alla ditta Gesri srl) e malgrado le notizie rassicuranti presentate nel Piano, dal punto di vista della popolazione locale i benefici finora apportati sul piano economico e sociale ai nostri paesi non sono rapportabili alle ferite inferte al paesaggio, all’ambiente e di conseguenza ala salute dei cittadini.

Lo stesso Piano consideracongrua la domanda di ampliamento proprio perché “già esistenti altre attività estrattive”, né la continuità che il gruppo Candeo avanza ci paiono positive alla luce dello stato dei fatti.

Lo stesso Piano pur parlando di ripristino dell’ambiente, segnala che le voragini saranno piantumate, ma resteranno tali anche alla fine della coltivazione, verificandosi quindi nella zona, un continuo abbassamento del piano campagna “che non viene più ripristinato”. La modificazione del paesaggio é definita “rilevante”, del resto basta considerare cosa è accaduto finora in Valledora per non avere dubbi sul risultato finale. Non si può dunque parlare di “ricostruzione naturalistica del paesaggio” poiché rimarrà uno sbancamento effettivo permanente al quale nessuno riuscirà più a porre rimedio. Citiamo testualmente dal progetto: “ La fase di escavazione è tra le maggiori dal punto di vista del progetto in quanto, nonostante il successivo recupero ambientale, costituisce modificazione permanente del paesaggio. Soltanto un corretto recupero finale potrà ridurre l’impatto determinato, anche se non riuscirà certamente a ripristinare le condizioni iniziali”

Si consideri che il tutto viene effettuato a 20 metri da un complesso storico del ‘700, appunto la cascina La Mandria, e quindi ai piedi di un bene tutelato, raro esempio di corte padana, dove alcune famiglie hanno investito sia nel loro futuro e sia le loro risorse.

Si aggiunga che in questo modo si aggredisce e non si tutela lo sviluppo agricolo di una delle porzioni più produttive della Pianura padana, costringendo chi faticosamente tenta di continuare la vocazione agricola naturale di questa zona a una difesa strenua e non ad armi pari.

“ Le radici degli abitanti dell’area con la terra non sono solo proclamate ma ribadite e testimoniate da atti concreti …quali…investimenti in irrigazione, attivitàprimarie integrate” ( vedi Consulenza sull’impatto ambientale di attività estrattiva– Università degli Studi di Torino-Dipartimento di scienze della Terra- 1994).

Inoltre anche secondo le indicazioni del Comune di Santhià “ trattasi di aree dove sono state apportate profonde modificazioni dovute ad attività antropiche”- Piano regolatore comunale-, aggiungiamo noi, sovente di gruppi provenienti da altre regioni che hanno concessione di agire nell’assoluta mancanza di programmazione generale senza due documenti importantissimi al fine di poter procedere ad altre autorizzazioni di ampliamenti o di nuove concessioni:

un Piano cave provinciale,

un Piano provinciale relativo alla protezione degli acquiferi esistenti sul territorio, entrambi previsti dalla normativa ( Piano territoriale regionale e Piano territoriale regionale -acque ).

Anche il DPAE, che indica invece la qualità dell’area estrattiva del materiale della Valle Dora e le conseguenti norme dei PAEP, raccomanda, attraverso la prescrizione del tipo di studi e previsioni, una progettazione ambientalmente compatibile”- documento regionale.

Il DPAE mira a fornire il quadro territoriale e a delineare i possibili scenari verso i quali far evolvere i diversi bacini estrattivi, e riveste il ruolo di indirizzo per la formazione dei Piani Provinciali di cui siamo carenti.

I principali documenti esistenti

1. PTA regionale- Piano regionale tutela delle acque- approvato in data 13 marzo 2007 dal Consiglio regionale del Piemonte che ha come scopo la conservazione e il miglioramento dello stato delle acque superficiali e profonde del territorio considera la zona della Valle Dora “BACINO DI RICARICA DELLE ACQUE in quanto situato in esatta CORRISPONDENZA dell'ASSE DRENANTE della falda acquifera, paragonabile ad una zona di confluenza di falda”.

L’importanza idrogeologica della zona Valledora è riconosciuta dunque nel contesto del Piano regionale delle acque in cui ” individua …zone di elevata qualità… si tratta di riserve idriche da proteggere”

Nel PTA la regione chiede che al più presto vengano stabiliti dei limiti e dei vincoli nelle aree di ricarica di falda da inserirsi negli strumenti urbanistici comunali, provinciali e regionali.

2-Stato della zona e Vulnerabilità del territorio.

Il territorio Valle Dora, in cui si vuole apportare l’ampliamento in questione, è comprensivo di aree ricadenti in due province e tre comuni: Alice Castello, Cavaglià e Santhià ed è stato classificato da diversi studi come «altamente vulnerabile dal punto di vista idrogeologico». Tale vulnerabilità alta è stata riconosciuta anche da documenti presenti nel sito della Provincia di Vercelli appunto nella Carta della vulnerabilità degli acquiferi sensibili all’inquinamento- del giugno 2006.

3- 1990- Schema idrogeologico, qualità e vulnerabilità degli acquiferi della pianura vercellese”CNR – politecnico di Torino

Cita: IL COMPLESSO ACQUIFERO AD USO POTABILE E’ IDRAULICAMENTE COMUNICANTE CON la FALDA SUPERFICIALE

ed è ribadito chiaramente anche nella cartografia disponibile nel punto 3b.

3b - Convenzione tra il Dipartimento di Scienze della terra dell’Università degli Studi di Torino e la Regione Piemonte – 2002-Identificazione del modello idrogeologico degli acquiferi di pianura e loro caratterizzazione

( riferimenti p. 14-21-22 )

4 - 1987-”Idrogeologia ed idrogeochimica del settore pedecollinare della pianura vercellese –alessandrina” Rossanigo-Zuppi Milano.

Si definisce che “le acque veicolate nelle porzioni… SONO IN STRETTO CONTATTO IDRAULICO caratterizzandosi come acquifero unico FINO ALLA PROFONDITA’ DI 100 METRI”

5- geologo Floriano Villa nel 1991 –studio per Valledora discariche ad Alice Castello

La zona non è allo stato originario poiché “vi sono state apportate modifiche essenziali con l’asportazione di tutto lo strato superficiale … che è in grado di filtrare e depurare tutte le acque che dalla superficie scendono nel sottosuolo….Gli acquiferi in zone idrogeologicamente attivate come questa possono dar luogo a forti fluttuazioni ( sollevazioni e abbassamenti) della superficie dellafalda … dato il richiamo di coni di depressione che risentono a distanza, per l’alta permeabilità dei materiali”.

5 -Impatto ambientale di attività estrattive 1994- Dipartimento di Scienze della Terra, Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Università di Torino - La ricerca, pur se mirata all'attività di estrazione, prende in esame

l'impatto ambientale delle varie attività presenti nella zona e giunge alle conclusioni che ulteriori

attività di cava in questo territorio porterebbero a:

-diminuzione del valore strategico della risorsa idrica sotterranea e perdita del potenziale utilizzo di

un campo pozzi;

rischio per le captazioni di acquedotti di Santhià e Tronzano[…]

esigenza di un monitoraggio ambientale i cui costi graverebbero sulla collettività;

esigenza di predisporre un piano di recupero complessivo dell'area.

“…è evidente che un corpo di utilizzo di così rilevante interesse non è compatibile con nuove attività a rischio quali cave o discariche” p. 48

Dalla consultazione delle carte risulta imprescindibile nella nostra zona interessata la comunicazione tra i due acquiferi superficiale e profondo.

8- marzo 2008 –Ampliamento del progetto di coltivazione e recupero ambientale- Coltivazione di cava di inerti in località La Mandria-

Detta che“…l’opera collocata in ogni caso in un’area leggermente depressa e paesaggisticamente non rilevante”

“La predisposizione dell’area con destinazione pubblica per una fruizione ludica aumenterà il grado di accettazione da parte della popolazione interessata all’intervento”

A fronte di queste discutibili affermazione si dichiara che ogni zona è definibile ” particolarmente non rilevante” solo da chi non abita e non vive nella stessa e che per la popolazione residente non è accettabile la rassegnazione al degrado della zona in cui si vive.

Le compensazioni poi non esistono e tanto meno per una “destinazione ludica dell’area”.

9 - Ci appelliamo ancora ai nuovi orientamenti sulla Convenzione europea del paesaggio, recepiti dal contratto Stato-Regioni nel 2001, al Codice dei beni culturali e del paesaggio emanato nel recente gennaio 2004, in cui si promulga che “i valori espressi nel paesaggio sono da intendersi come manifestazioni percepibili dell’identità collettiva”.

Riteniamo che ogni paesaggio abbia una sua dignità e faccia parte di un patrimonio collettivoinsostituibile, sia fautore della cultura e della tradizione locale e che nessuno abbia ragione di stravolgerlo, neppure per ragioni di libero mercato.

Riteniamo che occorra muoversi in una direzione diversa per salvaguardare questa identità collettiva ormai fortemente minata da scelte operate in antitesi ad ogni programmazione e a ogni buon senso, avallate da autorizzazioni che non tengono conto di altre ragioni se non quelle di una idea di sviluppo discutibile o non compatibile.

c - Osservazioni di carattere specifico

Il progetto prevede una profondità di scavo da 21 a25 metri dal piano campagna attuale arrivando rispetto alla prima falda acquifera ad un livello di minima soggiacenza di metri 1,5 con una velocità di penetrazione di eventuali inquinanti 6,5 minuti. Questo rappresenta un gravissimo stato di pericolo durante l’ultima fase di coltivazione della cava quando ci sarà presumibilmente raggiunta la massima profondità di scavoe non si sarà ancora provveduto a stendere su tutte le scarpate e il fondo cava lo strato di limo di 70 centimetri che dovrebbe rendere decisamente superiore il tempo di penetrazione di inquinanti (p. 74).

Sarà poi da verificare se dopo un notevole lasso di tempo lo strato di limo posato sulle scarpate e sul fondo manterrà la sua capacità di impermealizzazione o se gli apparati radicali degli alberi messi a dimora scalfiranno l’integrità del limo e di conseguenza verrà ridotta la capacità di rallentamento della penetrazione degli inquinanti.

Rimangono molti dubbi sulla capacità di attecchimento delle varie specie messe a dimora per il recupero ambientale su uno strato di terreno fertile di 30 centimetri sulle sponde di cava e di 50 centimetri sul fondo cava.

Per quanto riguarda la completezza del progetto sono decisamente insufficienti, a nostro parere, le verifiche generali. Attualmente sono previsti monitoraggi semestrali sulla qualità dell’acqua di prima falda, effettuati dall’ ARPA, ma chiediamo siano pianificate , a spese della ditta e in accordo con gli organi tecnici del Comune, verifiche periodiche semestrali su tutte le fasi di sviluppo della coltivazione della cava: profondità di scavo, pendenza delle scarpate, fasi di recupero da effettuarsi prima della fine di coltivazione di cava, possibili variazioni di soggiacenza minima tenendo conto delle periodiche dosi elevate di piovosità degli ultimi tempi per le variazioni climatiche in atto.

Si segnala inoltre che la viabilità sulle strade provinciali e comunali risulta già compromessa dall’alto numero di camion che percorrono la zona e che trasportano il materiale rendono pericoloso il transito normale dei veicoli, rallentano la circolazione e la ostacolano, pertanto anche l’aumento previsto nel dettaglio del progetto fino a un passaggio ogni 5 minuti circa, risulta dannoso ulteriormente e gravante sulla qualità dell’aria.

Conclusioni

Si chiede, infine, ad ogni singolo Ente presente alla Conferenza dei Servizi convocata per l’esame del progetto in oggetto, di esprimersi in merito a quanto sopra esposto con inchiesta pubblica come previsto dalla Legge 40-1998 .

In conclusione chiediamo alla Conferenza dei servizi istituita dalla Provincia di Vercelli di pronunciarsi negativamente sullo studio di Impatto ambientale a tutela della salute pubblica di tutti i cittadini che risiedono in questi Comuni di cui le Istituzioni presenti sono i garanti.

Si dichiara la disponibilità per ogni chiarimento e ci si riserva l’opportunità di integrare con ulteriori considerazioni

MOVIMENTO VALLEDORA

Anna Andorno

Gruppo ambiente Santhià – Cei Simonetta

Mario Ferragatta

Comitato Cave di Tronzano V.se - Andrea Chemello

Gruppo Ambientalista Alicese- Aldo Casciano

Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute di Cavaglià- Alba Riva

Comitato “No inceneritore, no inquinamento” Livorno Ferraris p.Flavio Bruzzesi

Anna Andorno

Pronatura Piemonte- Mario Cavargna

Italia Nostra onlus – sezione di Vercelli

EttoreCagliano

Lipu Biella - Vercelli - Giuseppe Ranghino

Santhià, 22 agosto 2008

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