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Paolo Cecchi
"Orwell a braccetto con Peron"
28 Marzo 2004
Lettere e Interventi
Paolo Cecchi, Venezia, 28.03.2004

Ovvero una costituzione contro la democrazia

Le radicali modifiche alla costituzione proposte dal Polo delle Libertà e in questi giorni in discussione in parlamento configurano un vero e proprio progetto eversivo, volto a creare in Italia una democrazia autoritaria su base plebiscitaria, e a distruggere una dialettica virtuosa tra poteri centrali e poteri locali, frantumando competenze e responsabilità in un coacervo di centri decisionali che renderanno impossibile ogni programmazione, e nel contempo rafforzeranno per inerzia il potere del premierato.

Non si tratta di semplici “pasticci istituzionali”, nè di modifiche “farraginose e discutibili”, come taluni poco accorti esponenti del centro-sinistra vanno dichiarando: siamo invece di fronte a norme che prevedono un assetto politico preciso, dove il grave vulnus ai diritti del pluralismo e della rappresentanza politica è funzionale a creare strumenti giuridico-istituzionali volti a perpetuare il potere dell’attuale maggioranza nelle prossime legislature. La testa d’ariete di tale organico piano di restringimento dei diritti democratico-rappresentativi è costituita dalla radicale trasformazione dei poteri del premier e del presidente della repubblica. L’elezione diretta del primo ministro, ottenuta de facto mediante il collegamento all’elezione dei parlamentari nei singoli collegi (monstrum giuridico-costituzionale che di fatto configura una figura di premier neo-peronista, e riduce a puro vassallaggio la sovranità del parlamento), il trasferimento al “cancelliere di ferro” della facoltà di sciogliere le camere, l’istituzione di un nesso immediato e senza mediazioni tra la crisi della maggioranza parlamentare e il ricorso a nuove elezioni, il radicale ridimensionamento dei poteri di garante della costituzione propri del presidente della repubblica, sono i punti principali della riforma costituzionale in itinere che prefigurano gravi e permanenti limitazioni all’esercizio democratico del potere, e disegnano un parlamento a sovranità limitata, mentre attribuiscono poteri abnormi al capo del governo. Si crea così – nell’interazione tra le suddette modifiche costituzionali e il nuovo ordinamento del sistema dell’informazione appena varato - una pericolosa miscela neoautoritaria, ove l’enorme potere di decisione senza contrappesi dell’esecutivo si somma al controllo tecnocratico e monopolistico del consenso.

Questo progetto eversivo ha incontrato sino ad ora reazioni troppo deboli da parte dell’opposizione, e le critiche, le contestazioni e le messe in guardia sono per ora relegate agli “specialismi” costituzionali, mentre l’opinione pubblica non conosce il progetto nelle sue linee essenziali e pare non avvertire il pericolo che si profila. Tutti i democratici, non solo del centro sinistra, debbono contribuire a lanciare una grande campagna contro le modifiche costituzionali in esame, denunciarne l’impianto teso a restringere la rappresentatività democratica, a far strame dell’equilibrio dei poteri, a creare la figura di un “caudillo” con poteri abnormi. Partiti, sindacati, movimenti, associazioni, noi tutti dobbiamo promuovere una mobilitazione di massa contro la costituzione peronista ed eversiva che va profilandosi, moltiplicando le azioni capillari di controinformazione e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, invocando l’ immediato ricorso al più duro filibustering parlamentare da parte del centro sinistra, e sottolineando senza tregua come le modifiche costituzionali in discussione siano in più punti incompatibili con i principi democratici fondamentali sanciti dalla costituzione europea che sta per essere approvata.

Non basta affidarsi al referendum, il problema costituzionale deve diventare il cardine di un’ offensiva a tutto campo contro la trasformazione in regime dell’attuale sistema di potere del centro destra, la cui natura politica – al di là delle cortine propagandistiche e del gioco delle parti tra “falchi” e “colombe” - è intrinsecamente votata al ridimensionamento degli spazi di democrazia e di pluralismo politico.

Sono d'accordo. Aggiungo che la modifica della Costituzione è il momento culminante di un processo di sgretolamento dei principi di fondo della democrazia borghese che è in marcia da parecchi anni. Un filo rosso lega Craxi a Berlusconi, l'autoritarismo ne è un elemento importante. Ma non tutti gli esponenti del centro-sinistra (anche tu lo rilevi) avvertono il rischio grave che la democrazia corre: in fondo, un po' d'autoritarismo farebbe comodo anche a loro.

I latini dicevano, con Giovenale, "propter vitae vivendi perdere causam" (per vivere, anzi, per sopravvivere, ridursi a perdere la ragione della vita). A molti politici d'oggi, non solo del Polo di destra, il potere è fine a se stesso: un po' maccheronicamente si potrebbe rimproverar loro "propter politicae politicandi perdere causam" (es)

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