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“Oltre la legge Lupi”
25 Marzo 2005
Lettere e Interventi
Franco Girardi

Roma, 24 marzo 2005 - Caro Eddyburg, sotto il titolo”Proporre una nuova legge” è pubblicata in Eddyburg una mia comunicazione, datata 02.03.05, nella quale, insieme alla mia adesione all’appello contro la legge Lupi, ho ribadito la necessità di approfondimento dottrinale della materia urbanistica. Mi pare fosse Antonio Cederna a dire che bisogna insistere e ripetere ciò in cui su crede, ed io credo che l’approfondimento dottrinale dell’urbanistica, e la critica se opportuna, siano un passaggio necessario, anche perché da esse potranno venire le armi più valide per combattere e vincere la guerra che all’urbanistica è stata mossa da tempo, e della quale la sciagurata legge Lupi è solo l’ultimo più grave episodio.

Il tuo commento è che per questo impegno esiste abbondante materiale già elaborato (proposta Lorenzetti, proposta Italia Nostra -Polis) Sta bene, ma il problema allora è: quale e quanto è stato il dibattito tra di noi su queste proposte?

Io, a esempio, con Gigi Scano non ho dubbi sul carattere intrinsecamente pubblico e sulla titolarità pubblica dell’urbanistica, ma ho forti dubbi sul modo con cui vengono abitualmente praticati da parte delle Regioni, province e comuni, per come sono istituiti oggi e per come si comportano di conseguenza. E allora, fermo il principio pubblicistico, da dove si deve cominciare?

Condivido con Vezio De Lucia le ragioni della bellezza, ma possiamo dire di averne parlato abbastanza, e a rigore, nei discorsi fatti a Italia Nostra in tema di paesaggio? Abbiamo ben sviscerato che novità significhi per noi riconoscere la priorità dovuta alla bellezza, rispetto al nostro passato, marcatamente razionalista-funzionalista?

Ci siamo chiesti come i sacrosanti standard urbanisti si siano troppo spesso tradotti in banali e astratte misure di quantità? E perchè dall’idea olivettiana di “quartiere” si sia giunti ai Corviale e alle Vele?

Vogliamo tornare a parlare di rendita urbana, ma non per demonizzarla, chè non ci siamo riusciti, ma per capirla nel suo concetto e nella sua storia, e circoscriverla almeno nei suoi effetti?

Crediamo forse che la legge Lupi, ancorché vincente, avrà il potere di cancellare questi dubbi, e soprattutto la realtà che sta dietro di essi? I suoi sostenitori possono illudersi, noi no!

La tua lettera riflette una situazione oggettiva: tra gli urbanisti non si discute più, oppure si discutono cose diverse da quelle che tu proponi, e che anche a me sembrano importanti. Tu che sei ancora un socio attivo dell’INU dovresti conoscere meglio di me le ragioni di questa distrazione. A molti dei tuoi “perché” la risposta è unica, a mio parere: non si ragiona più su ciò che si è fatto, sulle esperienze e sui percorsi compiuti (le regioni, gli standard, i quartieri, la rendita) perché la politica si è allontanata dall’urbanistica, e gli urbanisti hanno smesso di stimolare la politica: una divergenza parallela. La politica ha abbandonato i progetti di respiro,è divenuta rincorsa del potere per il potere, si è rinchiusa nel mito della crescita indefinita, chiede al territorio solo spazi liberi sui quali far correre le infrastrutture della “modernità”. L’urbanistica si è preoccupata solo di rendere realizzabili pezzi di progetti esecutivi, accettando qualunque condizione posta da chi disponeva dei mezzi per renderli realizzabili illico et immediate (i proprietari immobiliari, i decisori dei finanziamenti).

Le leggi generalizzano i risultati raggiunti. Nel passato, questa verità ha portato l’Italia verso l’alto; adesso, ahimè, stiamo scivolando sempre più verso il basso, e la legge Lupi altro non fa che tentar di generalizzare le tendenze in atto. Anche perciò occorre fermarla. Quando il mondo va indietro, arrestarne il regresso è già un progresso. Vale per la Costituzione, e vale per la legislazione urbanistica.

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