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Giuliana Bilotta
Nota al testo di Dinu Adamesteano
13 Luglio 2004
Dinu Adamesteanu
Giuliana Bilotta illustra il contesto e fornisce qualche informazione aggiuntiva sull'argomento dello scritto di Adamesteanu La fotografia aerea e le vie della Magna Grecia

Il lavoro di Dinu Adamesteanu che ho scelto è una relazione presentata al Secondo Convegno di Studi sulla Magna Grecia, tenutosi a Taranto dal 14 al 18 ottobre 1962, convegno che ebbe come tema: Vie di Magna Grecia. Gli atti furono raccolti in un testo ugualmente intitolato.

Le ricerche per la tesi mi hanno portato a leggere nella Biblioteca della nostra Sopraintendenza, trentacinque anni dopo la sua stesura, il libro Vie di Magna Grecia (ed a fotocopiarlo, così ho potuto ritrovarlo per Eddyburg, essendo ormai esaurito da parecchio tempo). Per queste ricerche ho studiato, tra l’altro, tutto quello che era stato sino ad allora pubblicato su Locri Epizefirii. Ho conosciuto alcuni tra i più bravi e competenti studiosi nel campo, come il Prof. Arch. Dieter Mertens che mi ha accolto all’Istituto di Archeologia Germanica di Roma, dandomi anche dei rilievi non ancora pubblicati; e come la professoressa Marcella Barra Bagnasco, dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Torino, che scava a Locri Epizefirii (e pubblica regolarmente) fin dal 1967, che mi ha dato informazioni preziose; ed altri ancora.

Il mio relatore mi prendeva un po’ in giro per la cultura archeologica che nella lunga ricerca stavo acquisendo – pericolosa per un architetto, diceva.

Ma questo libro mi ha veramente affascinato. Se permette le racconto lo svolgersi del convegno così come si legge nel testo.

Nel secondo giorno (il primo era stato dedicato al saluto dei politici locali e di governo, con un intervento del ministro ellenico per l’istruzione) l’introduzione, dal titolo Parole e strade della Magna Grecia, fu tenuta dal prof. Giacomo Devoto: narrava di parole nate in Grecia e del viaggio da esse compiuto per raggiungere Roma, del rapporto tra parole e vie, e di come le strade trasportano anche correnti ideali.

Seguiva la relazione del prof. Giuseppe Lugli, allora ordinario di Topografia dell’Italia Antica all’Università di Roma, su Il sistema stradale della Magna Grecia, che partiva dallo studio della rete stradale in epoca romana per trarne conclusioni relative all’epoca greca.

Seconda relazione è stata quella di Dinu Adamesteanu, allora Direttore dell’Aerofototeca del Ministero della Pubblica Istruzione, su La fotografia aerea e le vie della magna grecia, trascritta da me nel documento allegato.

Il giorno successivo furono presentate le relazioni del prof. Georges Vallet, direttore dell’Istituto francese di Napoli, su Les routes maritimes de la Grande Grèce (l’ho poi conosciuto quattro anni fa ad un convegno a Reggio Calabria: gli ricordai il suo intervento di Taranto del ’62 e la risposta un po’ polemica del prof. René Van Compernolle; si mise a ridere); e del prof. Ernst Kirsten, professore di Geografia antica all’Università di Bonn, su Viaggiatori e vie in epoca greca e romana. Al successivo dibattito prese la parola un pediatra presente al convegno, il dott. Pietro Ebner, che rivolse agli archeologi un singolare appello, che trascrivo per intero ed allego in altro documento.

Relazione conclusiva fu quella del prof. Ettore Lepore, Incontri di economie e di civiltà, cui fece seguito un dibattito. Nei giorni del convegno gli interventi si erano alternati a visite al Museo Archeologico di Taranto, a Martina Franca, alle mura di Manduria. L’ultimo giorno ebbe luogo un viaggio in Calabria, con visite agli scavi di Sibari, a Crotone ed al suo Antiquarium.

Qualche considerazione sulle vie greche, che mi interessavano in modo particolare: come aveva precisato nel convegno Bronislaw Bilinski, è noto che la via greca utilizza piuttosto la confi­gurazione naturale del terreno cioè si adatta alle condizioni fisiche impostele dalla natura, mentre la via romana esegue mutamenti del terreno attraverso lavori d'ingegneria. La via romana spezza le difficoltà, è più ardita e anche più corta avendo spesso come scopo principale uno scopo militare. Le vie greche invece nella Magna Grecia hanno avuto le loro origini nel commercio e se per i Romani, nelle epoche posteriori, le vie istmiche furono di poca importanza, per i Greci invece esse avevano un valore talvolta fondamentale nella loro vita eco­nomica collegando le singole colonie sulle coste del mar Jonio con le colonie sulle sponde del Tirreno.

Considerando poi che tra le vie della Magna Grecia v’erano sicuramente anche le vie d’acqua, era presente al convegno anche un esperto di idrogeologia storica, che ha chiarito come il regime idrico di molte aree (tra cui quella che io studiavo) fosse molto diverso dall’attuale anche a causa del forte impoverimento della vegetazione boschiva, che ha contribuito a trasformare fiumi navigabili (testimoniati da Plinio) in miseri torrenti.

Nell’intervento di Adamesteanu, tra l’altro, si fa riferimento alle fotografie aeree del Foggiano, fatte dalla RAF nel 1943-1944, che servirono di base allo studio che il Bradford intraprese in quelle zone negli anni immediata­mente successivi alla seconda guerra mondiale.

E’ interessante sapere che le prime foto furono scattate dal Bradford nell’ambito delle proprie missioni di guerra, e che egli successivamente, resosi conto dell’importanza dei rilievi aerofotografici nell’ambito delle ricerche archeologiche, tornò in quell’area proprio per compierle: fece infatti tre o quattro campagne di ricognizione in quella zona ed intraprese anche qualche scavo, tutti di modesta entità ma dai risultati chiari e precisi.

Purtroppo poco tempo dopo fu colpito da una malat­tia che, sempre aggravandosi, gli rese impossibile la pubblicazione di tutto quell’importante materiale ma, su istanza della Society of Antiquaries of London e della signora Bradford, fu nominata una commissione incaricata del relativo studio e della pubblicazione.

Nel decennio successivo a quando Bradford era attivo in questo campo molto del materiale sul quale erano basati i suoi studi purtroppo sparì per sempre, ma la pubbli­cazione (postuma, mi pare) dello studio di Bradford ha ugualmente recato un utile contributo alla conoscenza della topografia antica del Foggiano.

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