loader
menu
© 2022 Eddyburg

“Non solo a Monticchiello”
6 Settembre 2006
Lettere e Interventi
Sergio Morozzi, per il coordinamento comitati civici di Bagno a Ripoli

Mi chiamo Sergio Morozzi e mi vorrei complimentare per il vostro sito e per il lavoro di informazione e formazione qualificate che state svolgendo.

Io sono il coordinatore di una serie di sei comitati autonomi di tutela ambientale sorti negli ultimi anni a Bagno a Ripoli, Comune di prima cintura della zona sud di Firenze, famoso per la bellezza delle sue colline.

A nome dei comitati vi scrivo per rafforzare l'autorevole accusa che Alberto Asor Rosa ha indirizzato contro un modo di fare politica e urbanistica del tutto distruttivo come accade a Monticchiello, ma il fenomeno è esportabile in quasi tutti comuni ed in parte crediamo sia figlio dell'ICI, che costituisce la zecca dei comuni, ma soprattutto dell'intreccio tra affari e politica che ovviamente, nei piccoli Comuni, quando si verifica è immediatamente evidente.

Quanta demagogia abbiamo sentito noi di Bagno a Ripoli, del tipo: "si costruisce sulle colline per valorizzarle"; "case per le giovani coppie a 600.000 euro"; "per abbassare i prezzi del mercato" ecc..

Tutte queste non ragioni le risentiamo oggi, a difesa dell'insediamento di Monticchiello, dalla bocca dei vari sindaci che a turno, su vari giornali, accorrono, non senza interesse, in aiuto del loro collega di Pienza con la solita demagogia di far passare nell'opinione pubblica la convinzione dell'inderogabile necessità di scellerati interventi del genere palesemente figli non di bisogni ma da una speculazione camuffata, talvolta, come accade da noi, dall'essere convenzionata a cooperative.

La nascita dei nostri comitati si è resa necessaria soprattutto per contrastare interventi di edificazione consistenti in antichi borghi collinari come Villamagna, Osteria Nuova, Balatro, Baroncelli e la Fonte e per combattere molte assurdità e capziosità che accompagnano i regolamenti edilizio ed urbanistico.

Piani di paesaggio e quantomeno una contestualizzazione dei manufatti sono stati saltati a piè pari, anzi, Provincia e Comune si sono "accordati" per escludere i borghi suddetti dalle aree fragili, delle quali, secondo noi, costituiscono invece degli inclusi da tutelare in quanto facenti parte ormai della trama del paesaggio. Questi borghi, li hanno infatti perimetrati come centri abitati alla stessa stregua di altre grandi frazioni come Grassina o Antella escludendoli così da ogni tipo di tutela, facendone una sorta di porto franco dove sarà possibile fare di tutto.

Purtroppo noi non abbiamo un Asor Rosa che denunci questi scempi all'opinione pubblica e certi giornali come Repubblica non ci hanno certo aiutato e quando è accaduto è stato per caso.

Dall'intervista ad Alberto, recensita sul vostro sito, e dalle altre giustamente a confronto, traspare come anche un cittadino del suo calibro si ritrovi a recitare il ruolo di colui che è tenuto al margine di qualunque percorso partecipativo, salvo trovarsi di fronte le gru e domandarsi incredulo il perchè; quando ormai non si può fare più niente, perchè ovviamente tutto è orchestrato per essere formalmente ineccepibile, praticamente a prova di scempio e ricorso al TAR.

Neppure Alberto ha fatto eccezione, finendo così per sentirsi un po' come Renzo e Lucia, vittima di un sopruso, del quale nessuno sembra aver colpa: il sindaco di Pienza è in regola perchè la colpa è delle precedenti amministrazioni; per Riccardo Conti la Regione ha dato parere negativo per ben due volte a quel progetto, (ma quando c'era ancora la CRTA) e quindi non ne ha colpa ecc. ecc.

Insomma tra Bravi sindaci e tanti don Abbondio il nostro territorio lo stiamo consegnando a tanti don Rodrigo.

Così quando Asor Rosa ha posto questi problemi ci è sembrato finalmente che fosse arrivato Frà Cristoforo, tanto per restare a Manzoni, ma forse nel nostro caso neppure la Provvidenza riuscirà a vincere gli affari.

Non vorremmo pensare male, ma era chiaro a chiunque che concedendo tutto il potere di programmazione ai comuni questi avrebbero ovviamente utilizzato l'urbanistica per trarre dalla stessa vantaggi politici locali, in barba al territorio, anche se patrimonio dell'Umanità!

Scusate lo sfogo ma forse potreste seguire meglio le vicende dei nostri comitati andando sul nostro sito, dove sono scaricabili anche tutti numeri di un nostro foglio periodico: L'ALTRA CAMPANA che si stampa da 3 anni.

Ma a completamento della dialettica ed a chiarimento anche del nuovo PIT al quale Riccardo Conti fa riferimento qua e là, con la solita furbizia di considerarlo un antidoto al problema presente, ma che secondo noi si rivelerà poi peggiore del male, vi inviterei a seguire sulla rivista on line dell'IRPET ai seguenti indirizzi URL un epistolario intercorso tra noi e l'assessore che, dopo Monticchiello, pensiamo non si sia ancora concluso: www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1285, www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1272, www.idee.irpet.it/articolo.php?ArticoloId=1262.

A disposizione per ogni ulteriore chiarimento o contatto.

È molto interessante, e forse sarà anche utile, la molteplicità delle testimonianze che rivelano come Monticchiello non sia un caso isolato. Sempre più urgente diviene allora cercare di comprendere le cause. Queste sono certamente a livello nazionale (una finanza pubblica che sollecita i comuni a cercar di raccattar quattrini con la svendita del territorio, una stampa che non aiuta a comprendere ma si limita a “sbattere il mostro in prima pagina”), e sono a livello regionale. La democrazia è bella se ogni livello istituzionale fa il proprio mestiere. La mia impressione è che in Toscana si sia slittato sempre più verso un democraticismo di terz’ordine, che scarica sui comuni (l’anello più debole della catena che dovrebbe imbrigliare la speculazione) responsabilità che sono sue, salvo intervenire dall’alto quando ciò conviene a indeterminate strategie regionali. Mi sembra che la nuova legge urbanistica del 2004 abbia accentuato ancora questa tendenza, riducendo ancora il peso che la regione può e deve esercitare con strumenti trasparenti e coerenti (quelli della pianificazione, e accrescendo ancora le responsabilità e l’autonomia dei comuni in materie che trascendono le loro competenze. Ma su questo tema ritorneremo con maggiore ampiezza, perché ci sembra cruciale: non è affatto “questione da urbanisti”, perché è in primo luogo questione da cittadini.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg