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Compagnia dei celestini
Nessun futuro senza Piano
27 Marzo 2004
Bologna
Intervento della Compagnia dei Celestini all'assemblea dei movimenti e dei partiti del centro sinistra, promossa da "Aprile" Bologna, 31 gennaio 2003. La Compagnia dei Celestini era stata invitata ad intervenire ad una assise generale dei movimenti e dei partiti del centro sinistra, promossa da "Aprile", e patrocinata da Bassolino. La sala era affollata (500 persone). C'erano anche Rifondazione e il Social Forum. E tutti hanno espresso necessità non così distanti.

Dovendo esprime le opinioni di un gruppo di cittadini che si occupa di rilanciare il ruolo dell’urbanistica nel progetto del futuro della città, e dovendo comprimere queste posizioni in pochi minuti, darò per scontato che tutti conoscano la nostra esperienza – quella della Compagnia dei Celestini – e che tutti conoscano le analisi e le valutazioni che in questi due anni di attività abbiamo svolto e presentato all’opinione pubblica.

Concentrerò invece questo breve intervento esprimendo delle domande, cioè argomenterò delle esigenze – esito delle nostre analisi e delle nostre valutazioni sull’andamento dell’urbanistica e della città in questo ultimo decennio; esigenze che riteniamo prioritarie in questo momento di costruzione di una nuova prospettiva politica e programmatica per Bologna; temi sui quali siamo molto determinati: è opportuno infatti che in un percorso di costruzione programmatica comune con altri - movimenti e partiti – le posizioni di ciascuno siano esplicite e chiare, in modo da raggiungere compromessi e mediazioni – necessarie e possibili – quanto più sincere e trasparenti.

Sono temi, questi che adesso argomenterò, che riteniamo centrali per il programma di una coalizione politica che aspiri al progresso della collettività e non ambisca solamente a sconfiggere l’avversario, cioè non si svegli il giorno dopo l’eventuale vittoria priva delle capacità necessarie a dar gambe attuative alla propaganda politica pre-elettorale.

  1. Bologna ha bisogno di un nuovo Piano Urbanistico. Con ciò affermiamo che la nostra città necessita di una nuova «cassetta degli attrezzi», capace di ammodernare i processi di trasformazione, piccoli e grandi, contingenti e strategici, di cui da diverso tempo si avverte l’esigenza, sia da parte dei cittadini che chiedono disperatamente maggiore vivibilità, sia da parte delle imprese. Il Processo di pianificazione, così come proposto dalla nostra nuova legge urbanistica regionale, è il mezzo che meglio di altri può soddisfare l’esigenza di porre condizioni preventive, condivise, pubbliche e trasparenti per le scelte di trasformazione che matureranno nel tempo.

Spesso si afferma la contrapposizione tra la rigidità e l’inefficacia della pianificazione rispetto alla comodità e alla concretezza della concertazione. Nessuno, di questi tempi, nega la necessità di relazioni e compromessi con tutte le forze – pubbliche e private – che agiscono simultaneamente sul territorio, ma riconoscendo questa necessità siamo altrettanto convinti che senza conoscere le regole di un gioco non si gioca nessuna partita! Affermiamo dunque dei valori che questo strumento urbanistico – cioè il Piano -garantisce.

  1. Bologna ha bisogno di chiudere con la stagione dell'urbanistica «caso per caso» e in deroga al Piano. Credo siano sufficientemente note le nostre posizioni sui programmi integrati e su quelli di così detta riqualificazione urbana, nella declinazione che qui a Bologna si è data. Più volte abbiamo sottolineato gli esiti disastrosi sul profilo dei vantaggi pubblici di queste attività edilizie a fronte dei costi elevati in termini di crescita sconsiderata della rendita speculativa, di aumento della popolazione esposta all'inquinamento, di degrado funzionale e formale di interi comparti urbani gravati da operazioni ad alta intensità edificatoria non coerentemente programmata.Le emergenze o le esigenze che eventualmente si manifesteranno nel tempo, di rifunzionalizzazione di tessuti dismessi o degradati, hanno oggi la possibilità e l'obbligo - a nostro parere - di trovare risposta nel processo di pianificazione ordinario. Quindi si ponga fine, da subito, alle attività speculative dei programmi di riqualificazione in deroga al Piano e ci si opponga, con altrettanta fermezza, anche a quegli interventi selezionati dall'attuale giunta comunale tramite il così detto OdG136, perché non garantiscono contropartite pubbliche sufficienti ad invocare l'applicazione di un accordo di programma, così come l’attuale legge regionale lo definisce.
  2. Bologna non ha bisogno di costruire di più, ha bisogno che le case che già esistono e le aree che sono già pianificate, abbiano costi più contenuti. Le capacità pregresse del Piano Regolatore sono di tale entità da soddisfare abbondantemente anche le previsioni più ottimistiche di crescita della popolazione nei prossimi 10-15 anni. Si tratta di capire se queste capacità pregresse siano congruenti con il disegno della città che desideriamo, o se non sia necessario, eventualmente, rivedere queste capacità o per lo meno riprogrammarle e ridislocarle in luoghi organici alle strategie del nuovo Piano Strutturale, in modo da offrire le condizioni reali, di appetibilità, di qualità ambientale e sociale, per ripopolare Bologna di cittadini, anche dei ceti bassi e medi, e di funzioni di alta qualità.
  3. Bologna ha bisogno di difendere le sue conquiste. Constatiamo la progressiva aggressione che si è operata e che tutt'oggi continua, al sistema di qualità che la città ha costruito con fatica negli anni passati. Mi riferisco agli strumenti che hanno consentito la tutela della collina, che hanno consentito un'elevata dotazione di standard, che hanno consentito un mix funzionale e una necessaria eterogeneità sociale, nelle periferie e nel centro storico: oggi siamo nella paradossale situazione di dover compiere le stesse battaglie che la sinistra ha combattuto 30 anni fa; ma oggi si tratta di dover resistere alle spinte, anche a sinistra, di chi vuole recedere. E' necessario dunque fermare il recesso in atto per riaffermare la necessità di questo sistema di qualità, che rappresenta l'anima di questa città.
  4. Bologna ha bisogno di obbiettivi più «alti e più larghi». La nostra città può e deve guardare l'Europa ma senza dimenticare che oggi la città vera non è più quella racchiusa dai sui confini amministrativi. Le relazioni, le infrastrutture e le strutture urbane sono di scala provinciale e regionale, e perciò si fa sempre più urgente la necessità di un governo unitario e sussidiario del territorio sovracomunale. Non si indugi più dunque sulla sperimentazione di un governo d'area vasta; si cerchi di superare la competizione municipalista e si trovi la strada per una nuova solidarietà; non si costruiscano più frazionamenti di governo: il territorio bolognese non ha bisogno di più livelli di governo, ha bisogno di più capacità di governo.
  5. Per finire, Bologna ha bisogno di discontinuità politica. So che può sembrare antipatico e fuori luogo dirlo qui, ma se i patti non sono chiari l'amicizia non può essere lunga. Crediamo nella necessità di un segnale - si badi, non una rivoluzione, ma un segnale - di forte discontinuità con quei metodi, quei programmi e quegli obiettivi che nella sinistra sono stati gli acceleratori della sconfitta politica e della caduta della passione civile. Riformare metodi e programmi non vuol naturalmente dire rivoluzionare l'apparato delle donne e degli uomini protagonisti di queste ultime stagioni politiche, vuol dire più modestamente costruire garanzie perché chi governa non gestisca un delega al buio, ma ponga al centro della sua attività di pianificazione il tema della partecipazione dei cittadini, non solo durante la campagna elettorale e durante la costruzione strutturale degli obiettivi, ma anche nell'operatività del mandato. Si torni insomma ad educare alla partecipazione.
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