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Mario Agostinelli
Nasce la rete regionale l’ambiente e il territorio
18 Giugno 2008
Padania
Cronaca dell’evento che avevamo annunciato. La speranza è che si consolidi e provochi ulteriori iniziative nel resto d’Italia. Il manifesto, 18 giugno 2008

Il 14 Giugno a Bergamo si è costituita la “Rete lombarda dei Comitati per la difesa del territorio e dell’ambiente”: al nuovo organismo di coordinamento hanno aderito, sino a ora, 114 comitati locali da tutte le province. La Rete è costituita da realtà territoriali e persone.

Ad ognuno, pur nella tutela della propria identità e autonomia, viene proposto di mettersi in rete per costituire un collegamento tra le varie iniziative locali. Si tratta di un primo nucleo che conta di estendersi e coordinarsi su tutta la regione e mantenere rapporti con reti analoghe (come quella piemontese, emiliana e toscana presenti con i loro portavoce Becarelli, Gavioli, Asor Rosa).

Le forme flessibili di coordinamento e di relazione tra reti sono fin dall’inizio aperte e saranno da precisare e condividere nel dibattito e nel funzionamento reale. Si è compilato un indirizzario regionale che si svilupperà per adesione libera e che verrà già nei prossimi giorni distribuito a tutti gli attuali registrati e messo in chiaro sui siti web di comune interesse. La Rete lombarda dei Comitati ambientali si muoverà su sei aree tematiche: pianificazione urbanistica, energia, beni comuni, parchi, centri commerciali, infrastrutture e mobilità, che si daranno comitati tecnico- scientifici di riferimento.

In Lombardia la situazione di degrado e di crisi ambientale non è solo conseguenza quantitativa dell’alta densità degli insediamenti produttivi e residenziali, o dei modelli di consumo e del congestionamento del trasporto individuale. E’ anche e soprattutto il frutto di una politica orientata all’abbandono di strumenti di programmazione e di governo del territorio e a dare preminenza all’interesse privato rispetto all’interesse pubblico. Nel corso di questi anni abbiamo assistito ad una prassi di saccheggio fondata su un’idea di crescita senza limiti, rivolta a rilanciare la nostra Regione come “territorio della competizione e del consumo”, con lo sfruttamento dell’ambiente, delle risorse naturali, dei beni comuni.

Questo è il rischio cui è esposto il progetto di Expo 2015, che mette al centro i temi agroalimentari e energetici, ma che per Formigoni e la Moratti sarà il paravento dietro cui nascondere una nuova ondata di speculazioni.

Di contro, si sono costruite nel corso degli anni una molteplicità di iniziative di denuncia e di mobilitazione. Iniziative ambientali e pratiche di partecipazione per lo più agite sul piano locale, rivolte a difendere i propri territori dalla devastazione e dalle privatizzazioni.

Metterle in rete corrisponde a quanto si era fatto con i Consigli di fabbrica, quando dai reparti e dagli uffici si ricostruiva il ciclo di produzione completo attraverso i delegati: nel caso in questione si cerca di ricostruire il ciclo di messa a profitto del territorio attraverso la rappresentanza dei singoli comitati. Come per le vertenze sull’organizzazione del lavoro, puntiamo alle vertenze sull’organizzazione del territorio.

Queste pratiche e iniziative territoriali rappresentano un potenziale di cambiamento, la possibilità di un altro modo di fare economia e di interagire positivamente con i cicli ambientali. Un’idea che parte da ridurre e recuperare rifiuti, fermare la cementificazione e le grandi opere speculative, affermare il diritto alla mobilità superando l’auto individuale e qualificando il trasporto pubblico, riprogrammare il fabbisogno energetico, attuare una politica di riuso urbano e di difesa dei beni comuni e contrastare i cambiamenti climatici, visto che la Lombardia produce un quinto di tutte le emissioni italiane di CO2.

E’ in corso il tentativo di marginalizzare le richieste di controllo popolare sugli interventi che riguardano il territorio, mentre è forte la domanda di nuove modalità di convivenza e di una democrazia partecipata. Una sinistra che si riunifica dal basso non può trascurare prospettive come questa in maturazione, dato che occorre uscire dalla frammentazione e collegarsi e comunicare per promuovere un’idea comune di socialità e per passare dall’opposizione alla proposta.

Le realtà associative che operano sui temi della salvaguardia del territorio e dell’ambiente e che attuano una politica di prossimità, possono rappresentare - laddove la politica tradizionale segnala una sua crisi profonda di rapporto con l’insediamento sociale - un terreno di ricostruzione di una nuova stagione di partecipazione. Credo che in questo momento una prospettiva per la sinistra possa giungere anche dall’aggregazione delle realtà che lavorano a contatto con il territorio e che superano nelle loro rivendicazioni l’astrattezza di posizioni identitarie che spesso dividono. In questo senso l’iniziativa di Bergamo è un contributo su cui dovrebbero riflettere i congressi in corso, troppo rinchiusi al loro interno per rispondere alla sfida che la destra porta ai fondamenti della libertà e della democrazia.

Qui i documenti d'avvio della Rete dei comitati lombardi, e qui il resoconto dell'iniziativa di eddyburg coinbtro la "legge mangiaparchi"

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