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Fabrizio Bottini
N.I.M.B.I. (Nuove Istituzioni Metropolitane Ben Intenzionate)
10 Ottobre 2009
Scritti ricevuti
Una singolare domanda: può una politica virtuosa avere le sue radici in un humus sociale e culturale viziato? A proposito di Cassinetta di Lugagnano

È di sinistra prendere voti di destra, da persone di destra, per un programma che loro condividono in pieno e che quindi è piuttosto difficile definire specificamente di sinistra?

Una bella domanda, neh?

Eppure è la prima cosa che viene da chiedersi dopo aver letto le percentuali che Francesco Erbani riporta nel suo articolo su Domenico Finiguerra e l’esperienza di Cassinetta di Lugagnano: alle politiche si vota compatti ben oltre il 60% per Berlusconi, Bossi & compagnia cantante; alle amministrative, voilà, tutto ribaltato, e una percentuale simile si riversa sul “comunista” Domenico. Nuovo mago della comunicazione? Diabolico manipolatore dell’opinione locale? Fortunato primo cittadino in un paesello di gonzi facili da abbindolare? Macché: siamo noi che non abbiamo capito niente, perché siamo retrogradi provinciali, con scarsa attitudine a una prospettiva metropolitana.

Tocca qui intendersi, però, su quell’aggettivo “metropolitano”. Dove la metropoli è da intendersi nel senso old-fashioned coloniale, di lontano centro direzionale da cui tutto emana e a cui tutto prima o poi dovrà rendere conto. Ovvero, non l’ormai paesanotta Milano ridotta a terra di caccia per fascistelli cresciuti, localisti in malafede e speculatori immobiliar-finanziari, ma la grande rete mondiale delle città globali: dove si involano l’immaginario, i quattrini, qualche delocalizzazione di lusso e molto altro. E che poi ci restituisce smaterializzatissime gocce di saggezza, che però vanno lette a modino, non scartabellate distrattamente alla ricerca di soluzioni manualistiche.

E cosa ci casca addosso, dalla mitica saskiasasseniana rete globale? Che ovunque da lustri si manifesta una forte tendenza alla suburbanizzazione, che si tratta di un processo “balcanizzante”, che le antiche categorie tradizionali di destra, sinistra, conflitto e dialettica sociale nel suburbio balcanizzato non valgono una cicca, e quindi che occorrono nuovi strumenti di lettura e analisi, se si vuole ricondurre (come credo tutti vorremmo) la prospettiva almeno a una dialettica fra conservazione, progresso, privilegio, eguaglianza, ambiente, sviluppo, e compagnia bella.

Le ricerche sui suburbi balcanizzati lo dicono appunto da lustri, ad esempio, che la tutela dell’ambiente locale, anche nella versione allargata di una maggiore attenzione al territorio agricolo, oltre che della “solita” sperimentazione tecnologica avanzata, non caratterizza assolutamente comunità a orientamento politico generale progressista. Basta pensare alla serie di meritori rapporti che la Brookings Institution ha dedicato agli anni della dinastia Clinton-Bush e alla polarizzazione degli stati rossi e blu sulle fasce esurbane: alla concentrazione del voto incarognito e reazionario corrispondevano più spesso che no anche atteggiamenti ad esempio assai orientati al contenimento di consumi energetici, alla produzione-consumo locale di alimenti freschi, alla tutela degli spazi aperti e del verde territoriale … Insomma tutti i parafernali che quasi automaticamente un commentatore nostrano rovescia senza pensarci un attimo nel cestino della Sinistra, che sarà pure orfana delle belle classi e categorie di una volta, ma sull’Ambiente … signora mia …

E invece, all’ombra dei pannelli solari, della cura per la flora e la fauna, finanche della democrazia diretta assembleare autogestita per le questioni amministrative mica poi tanto correnti della comunità, si nascondono razzismo, atteggiamento bigotto ai limiti della comicità, una granitica triade famiglia-soldi-individualismo da far paura, fino alle cose solite, tipo l’arsenale da dopobomba in tavernetta, il SUV rostrato anche se ibrido, il disprezzo per categorie sociali come insegnanti e immigrati.

E se guardiamo bene, nel senso di affacciarci oltre la classica membrana di prosciutto ideologico, con tutte le nostre varianti locali nazionali, regionali, provinciali, comunali, queste cose sono normalissime anche qui da noi. La gated community, da sempre vessillo di certa destra, non ha necessariamente bisogno del muro o del filo spinato nascosto fra i lauri, per essere tale: quasi sempre basta e avanza la barriera mentale alimentata dal solo pregiudizio, o da un informato, intelligente giudizio critico … ma pur sempre di destra. Domenico Finiguerra, nel suo piccolo territorio comunale chiuso a sandwich fra due (ancora per un po’) bellissime zone a parco metropolitano come la valle del Ticino e il Sud Milano, ne ha intuito intelligentemente il potenziale politico-identitario, ha saputo tradurre in pratica amministrativa e di consenso la sua intuizione, e ora conseguentemente porge il proprio modello all’attenzione di chi vuole ascoltare. Ascoltare: non fotocopiare.

Nota: sulle ultimissime tendenze alla balcanizzazione suburbana (oltre alla lettura di alcuni dei rapporti della Brookings che ho proposto tempo fa su Mall) c’è un libro appena uscito dedicato agli aspetti razziali, recensito da Lewis Bealeper Alternet; qui il link ovviamente all'articolo di Francesco Erbani, ultimo della serie "locale" da cui prendono spunto queste riflessioni; si veda anche per affinità il mio Sinist'-Dest'! nonché il breve scambio con Sandro Roggio (f.b.)

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