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Lodo Meneghetti
Morattiana
4 Dicembre 2009
Milano
Una lettera aperta al Sindaco di MIlano sulla sua "idea di città": ma dove vive? Scritto per eddyburg

Già la letterina del sindaco Letizia Moratti (“Cari amici…”) che apre l’opuscolo, ridicolmente intitolato “el nost milan - la nostra milano - our milan”, rivela lo scopo grossolanamente propagandistico dell’operazione. Abbiamo ricevuto a casa, come tutte le famiglie milanesi, queste paginette, smilze eppur egualmente irritanti, che vorrebbero farci tenere chiusi gli occhi, tappate le orecchie, turato il naso. Tre motivetti, nella letterina, riassumono i risultati ottenuti. I) “Milano più vivibile”. Al contrario, il problema principale, riassunto di tutti gli altri settoriali, è proprio quello dell’invivibilità attuale della città «ottenuta» nel lungo periodo dominato dal centrodestra. È talmente grave il peggioramento di tanti aspetti relativi all’abitarci e al frequentarla, che la qualità della vita e il valore, diciamo fisico, della città sono caduti a un grado non immaginabile ai tempi della Milano famosa per funzionalità e affabilità. II) “La nostra città è oggi più efficiente”. Lo sarebbe, si legge, soprattutto grazie al servizio di un call center unico 02.02.02, sempre aperto (e sempre occupato). Evidentemente il sindaco non conosce quali erano i fattori reali della vecchia efficienza, quella che aveva assicurato alla città il primato nella gestione dell’economia, dei trasporti, delle scuole, della cultura… III) “Milano è infine più sicura”. Quando mai è stata davvero insicura? La città sarebbe più sicura, si legge, perché “il numero di reati è diminuito del 16%” e perché “ci stiamo prendendo cura dei nostri ragazzi anche attraverso l’ordinanza che vieta l’alcol ai minori di 16 anni”. Si burla di noi, la signora sindaco.

Ma guardiamo ora dentro l’articolazione dei capitoli in paragrafi.

Nel primo, colpisce subito, circa “Ambiente”, una informazione sensazionale: “abbiamo piantato 128.000 alberi”! Una bufala gigantesca. Claudio Abbado (tutti ricorderanno la notizia, tanto forte ne fu la risonanza) aveva posto come condizione del suo ritorno a Milano la piantumazione di 90.000 alberi. Il sindaco non rivendicò alcun successo già conseguito. Anzi, accennò alle difficoltà di messa a dimora in piena terra e dunque alla probabilità di ricorrere ampiamente a “grandi vasi” (e, aggiungiamo, a miserevoli pianticelle o arbusti). Infelice inammissibile soluzione. L’amministrazione comunale ha decretato il taglio di migliaia di alberi per la costruzione dei parcheggi sotterranei i cui solettoni impediscono il reimpianto di essenze ad alto fusto come quelle demolite e permettono solo alberini senza crescita e cespugli o, appunto, dimora in vasi. Quello di sparare numeri senza riferimenti seri, paragoni, fonti, calcoli è il metodo applicato nell’intero opuscolo. “Ecopass”: “il traffico è diminuito del 6,8 % nell’intera città” e sarebbero diminuite secondo certe percentuali (senza alcun altro indicatore) le “emissioni allo scarico”. Sappiamo che ogni giorno entrano nel comune di Milano 600/700.000 automobili. Per parlare di successo (ma non di svolta) la diminuzione del numero dovrebbe consistere almeno nel 20%. D’altra parte se tutte le automobili fossero del tipo Euro 4, come dovrebbe accadere fra poco tempo, tutte supererebbero le barriere di controllo.

Non pollutioncharge sarebbe occorso, bensì congestioncharge, cioè un provvedimento contro la numerosità stessa dei mezzi privati, non solo contro i loro scarichi tossici. I risultati relativi agli inquinanti sono insufficienti, soprattutto riguardo al più pericoloso, le polveri sottili. Le statistiche periodiche veritiere rivelano che in quest’ultimi anni fino a oggi le polveri hanno superato il livello di pericolo di 50 mmg/mc per gran parte di ogni anno mentre il numero massimo di giorni fuori norma ammesso dall’Unione europea è di soli 35. Inoltre, qui per “polveri sottili” si considera il materiale particolato di 10 micron (Pm10), mentre le norme europee richiedono di misurare il Pm 2,5 secondo un limite massimo di 25 anziché 50 mmg/mc. “Metropolitane”, un paragrafo scarno perché non c’è nulla di cui vantarsi, anzi ci sarebbe troppo di cui vergognarsi. Il sindaco spera di inaugurare nel 2011 una prima breve tratta della bizzarra linea M5, bizzarra nel nome giacché la M4 non esiste; ma la falsa numerazione viene conservata allo stupido scopo di ingannare sulla realtà dell’effettiva dotazione di Milano. “Parcheggi”, intesi garage sotterranei. I numeri vantati non possono nascondere cosa c’è dietro di loro: sia la pena (nostra, non del sindaco) per la distruzione di una quantità di begli spazi alberati o comunque retaggio del costituirsi della forma urbana nel tempo, sia l’assurdità di una politica del traffico che mentre da una parte cerca, benché in maniera inadeguata, di allontanare le auto, dall’altro le richiama verso il centro e dentro di esso proprio offrendo loro parcheggio e ricovero.

Decine gli esempi. Cito qualche caso di massima ignominia: il silo di Piazza Meda, cinque anni di lavori ancora in corso, nel centro del centro, a un tiro d’arco dal Duomo; quello previsto, ribadito, confermato dalla pazza soprintendenza, contestato dagli abitanti, indagato, sospeso a Sant’Ambrogio, addossato in pieno al recinto della basilica; il parcheggio programmato, avviato, bloccato e ora in orribile abbandono alla Darsena dei Navigli Grande e Pavese, uno dei luoghi più rappresentativi della città “ridotto a desolata landa fangosa, sormontata però da pubblicità” (Stefano Bartezzaghi, “la Repubblica” 24.10.09).

Nel secondo capitolo, “Milano efficiente”, il paragrafo “Casa” espone numeri privi di spiegazioni. 1.714 “nuovi appartamenti realizzati” di “edilizia sociale” è il dato fondamentale. Veramente pochi, vien subito da sbottare, in una città in cui gli immobiliaristi in amoroso accordo con gli amministratori pubblici stanno realizzando, progettando, ipotizzando, noncuranti dei salutari (secondo noi) fallimenti del tipo Santa Giulia/Zunino/Foster, decine di migliaia di alloggi di lusso (250.000 in prospettiva estesa!), mentre permangono dai 35.000 ai 50.000 alloggi vuoti, e giacciono mucchi di inascoltate sofferenti domande per accedere a un alloggio popolare. “Famiglia”: ancora numeri vanterini, questa volta riguardanti i “posti nido”. 1.725 posti “in più” in oltre due anni, per una popolazione di tre classi di età stimabile in 40/50.000 unità, enormemente maggiore in avvenire se dovessimo dar retta alla famosa previsione di 2 milioni di abitanti per la città nei propri confini comunali e al prevedibile aumento della natalità. Di questo passo la domanda reale delle coppie giovani sarà continuamente delusa e ragione d’impedimento a risiedere in Milano.

Il terzo capitolo, “Milano sicura”, chiarisce, avessimo mai avuto qualche dubbio, che Letizia Brichetto Moratti raduna saldamente a sé forzismo e leghismo. Con una punta di razzismo. “Giro di vite”, sembra gridare, per la presenza di presidi militari e per certe ordinanze (andate buche) contro diversi fenomeni, dalla droga alla prostituzione all’”imbrattamento” (detto così, senza specificare). E il paragrafo “Abusivismo”? Pensiamo, prima di leggere il testo, che si riferisca all’edilizia, invece riguarda i campi dei nomadi. Questa volta ai numeri crediamo, 143 “sgomberi” (e distruzione dei ricoveri) contro 3 prima dell’epoca morattiana. Non ci ricordiamo di rimozioni mediante l’incendio di tende e baracche abitate, come avvenne nel vicino comune di Opera. Brava.

Milano, 8 novembre 2009

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