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Milano, il Leoncavallo, la Metropoli Europea
14 Settembre 2011
Milano
Dalle pagine dei giornali locali (compresi alcuni proprio indigesti) cronache e interviste sul nuovo corso nei rapporti con la società locale nelle sue espressioni più innovative, sinora solo represse dalla destra. Postilla. (f.b.)

Corriere della Sera

Il Leoncavallo: «Trattiamo»

di Andrea Senesi

«Entro Natale la questione potrebbe essere sistemata». La «questione» si trascina da trentasei anni e da trenta ingiunzioni di sgombero. La «questione» Leoncavallo si avvia ora a soluzione. L'annuncio è arrivato dagli stessi «okkupanti»: «Settimana prossima parte la trattativa che dovrà portare nel giro di qualche mese a una soluzione condivisa». Giovedì prossimo il «tavolo Leoncavallo» metterà di fronte a Palazzo Marino le associazioni del centro sociale più famoso d'Italia e i proprietari dell'area di via Watteau.

Lo strumento potrebbe essere quello ipotizzato da anni: un affitto «politico» per i diecimila metri d'area dello stabile, e una «ricompensa» immobiliare in un'altra area della città per la famiglia Cabassi. «Ma esistono anche altre vie», ha assicurato il leader storico del Leonka, Daniele Farina: «Ma il passo compiuto da questa giunta è fondamentale».

Una svolta storica. Il Leonka che entra a Palazzo Marino. Un tabù che si rompe e che «spacca» la politica, la città. Cautamente favorevoli e radicalmente contrari. Dice per esempio uno dei tre assessori coinvolti, Pierfrancesco Majorino (Welfare), che «se ci sono delle proposte le prenderemo in considerazione, convinti che sia una vicenda da chiudere positivamente». Gli fa eco la capogruppo pd Carmela Rozza: «Il sindaco Pisapia sta facendo quello che tutti gli altri sindaci dall'88 a oggi hanno cercato di fare senza riuscirci. Conto che Pisapia, alla luce delle esperienze precedenti, riesca a chiudere la vicenda». Tra gli sponsor della soluzione «politica», anche don Gino Rigoldi: «C'è finalmente la volontà di tutti gli attori in campo. Si tratta ora di rendere giustizia ai proprietari dell'area senza distruggere un patrimonio culturale che coinvolge ogni giorno giovani e meno giovani».

Dal fronte opposto si grida allo scandalo. L'ex vicesindaco Riccardo De Corato ricorda per esempio una delle storiche battaglie del Leonka, quella antiprobizionista, con tanto di feste semestrali per semina e raccolto della marijuana. «Anche quest'anno organizzeranno le settimane della "canapa indiana" con gran fumate in via Watteau. Aprendo la trattativa per regolarizzare questi personaggi, la giunta si renderà corresponsabile di una delle più clamorose violazioni di legge». Conferma Romano La Russa, assessore pdl in Regione: «Una scelta che preoccupa. Il Leonka è portavoce di una cultura dell'odio fondata sullo scontro fisico e verbale». Perplesso anche Roberto Formigoni: «Si rischia di generare messaggi ambigui».

Le polemiche hanno già una coda legale. Il leghista Matteo Salvini aveva alzato il tiro: «Folle che il Comune aiuti chi distribuisce droga con eventi pubblici»). La replica delle «mamme» del Leonka è affidata ai legali: querela.

la Repubblica

Un tavolo per legalizzare il Leonka

di Sara Mariani

Le associazioni, i proprietari dell´area e i rappresentanti dell´amministrazione comunale si riuniranno fra pochi giorni per avviare un piano di regolarizzazione del Leoncavallo, da tempo in attesa di una messa a norma. L´annuncio della trattativa provoca subito la reazione decisa del centrodestra. Ma Vittorio Sgarbi: «La destra prenda atto che il Leoncavallo è una realtà».

Dopo 17 anni di tentativi andati a vuoto e sfratti continuamente annunciati e rinviati, Comune, associazioni e proprietari del Leoncavallo si riuniranno intorno a un tavolo per avviare la messa in regola del centro sociale più discusso d´Italia. A dare l´annuncio è Daniele Farina, coordinatore di Sel e portavoce del Leonka: la trattativa partirà la prossima settimana per concludersi entro l´anno. Suscitando subito la reazione dell´ex vicesindaco Riccardo De Corato, da sempre nemico per eccellenza di via Watteau, che tuona contro la giunta «legittimista» e si dichiara pronto a contrastare con tutti i mezzi la trattativa: «Nessun sindaco e nessun assessore si è mai seduto ad un tavolo con i rappresentanti del Leoncavallo» ammonisce in una nota, e promette battaglia su ogni campo, compreso quello giudiziario, se la proposta arriverà in Consiglio.

Annosa questione, quella del centro sociale, che occupa un edificio della famiglia Cabassi: da anni le associazioni e i proprietari sono a un passo dal trovare una soluzione. Finora, però, mancava il "terzo polo": il Comune. Oggi invece a Palazzo Marino i tempi sono maturi per una mediazione. Restano da definire le modalità: la strada maestra, secondo Farina, sarebbe quella di spostare da un´altra parte le volumetrie che i Cabassi avrebbero voluto costruire nell´area. Se si intervenisse sulla legge urbanistica tramite una perequazione, verrebbe abbattuto il valore dell´area e gli occupanti potrebbero pagare un canone di affitto decisamente inferiore agli 800mila euro all´anno valutati dalla proprietà.

«Risolvono con una speculazione immobiliare il problema del Leoncavallo - accusa Carlo Masseroli, capogruppo del Pdl, che interpreta come uno scambio di favori in odore di illegittimità l´avvio della trattativa - . È la cambiale che Pisapia sta pagando al mondo dei centri sociali e a Sel per le elezioni?». Il capogruppo della Lega, Matteo Salvini, definisce «vergognoso che il Comune aiuti chi semina e distribuisce droga con eventi pubblici» attirando così su di sé l´ira delle "Mamme antifasciste del Leoncavallo", con tanto di querela. Fra i frondisti della regolarizzazione, spunta però una voce fuori dal coro: Giulio Gallera, consigliere Pdl, si è detto non contrario alla messa a norma, proprio perché il Leoncavallo avrebbe raggiunto ormai uno status aziendale, e «come tutte le imprese è bene che quando si fanno concerti si paghi l´entrata, si facciano scontrini, ci siano uscite di sicurezza». Si congratula invece con Pisapia il segretario del Pd milanese Roberto Cornelli, per la scelta di «aprire alla città uno spazio che potrà rivelarsi utile a tutti».

Nel terreno occupato si trovano le sedi di 6 associazioni, una casa editrice e uno sportello legale per extracomunitari, su un´area di 10mila metri quadrati: «Dal ‘96 non è stato commesso nessun reato - afferma il consigliere di Sel e avvocato Mirko Mazzali - a Berlino e a Parigi i centri sociali sono una ricchezza e io mi batterò in sede consiliare perché la soluzione venga finalmente raggiunta».

Corriere della Sera

Dalle molotov ai concerti: da 36 anni divide Milano

di Gianni Santucci



L'autodefinizione, forse, racconta più di altre cose questa storia. Era un «centro sociale autogestito», il vecchio Leoncavallo, ex fabbrica chimico-farmaceutica dismessa e occupata in zona Casoretto, il 18 ottobre 1975, Milano cupa degli anni di piombo. Oggi, ormai da dieci anni, è un'altra cosa: uno sPa, che vuol dire «spazio pubblico autogestito», un'«assemblea pubblica — come spiega l'ultimo bilancio sociale — che ha recepito il progressivo costituirsi di associazioni legalmente costituite».

E a ripensarla tutta insieme, questa storia, riemergono fotogrammi all'apparenza incoerenti: le immagini degli scontri, delle molotov, dei sassi, dei caschi della polizia e delle ruspe che risalgono al 1994, anno dello sgombero dalla sede storica, guerriglia urbana che per giorni occupa i titoli dei Tg quando il sindaco della Milano in piena Tangentopoli è Marco Formentini, leghista. E poi l'altra immagine, di dieci anni dopo, 2004, quando l'associazione delle «Mamme antifasciste del Leoncavallo» riceve il premio Isimbardi, l'Ambrogino della Provincia guidata da Filippo Penati.

Allora, più che indagare cosa abbia rappresentato, nel bene o nel male, per la storia di Milano, è interessante scoprire come il Leoncavallo sia stato «usato» o strumentalizzato; come sia diventato l'oggetto che ciclicamente riemerge nella politica come spunto di scontro.

Per quasi vent'anni, quando le amministrazioni milanesi di centrodestra hanno voluto rafforzare la propria immagine legge&ordine, sono andate a bussare là, alla porta del Leonka. Il celodurismoleghista affrontò mattinate di resistenza pesante nel '94; arrivò a un primo sgombero, seguito da una rioccupazione temporanea e poi da quella «definitiva» (quanto meno perché dura ancora oggi) in via Watteau (18 settembre 1994). Da oltre un decennio invece, la battaglia è «civilmente» scivolata tra carte bollate, decreti di rilascio immobile (una trentina), rinvii, trattative più o meno confessate. Con una costante: sempre là s'andava a sbattere, lo sgombero del Leoncavallo, simbolo che ha sempre garantito visibilità alle politiche legalitarie del Comune. Schermaglie continue. Portate avanti, quasi sempre, con la coscienza che in nulla sarebbero finite. Bassa intensità e, comunque, massima visibilità. Anche se nel mondo antagonista con derive violente, quello più problematico per l'ordine pubblico milanese, il Leoncavallo un ruolo non ce l'ha più da tempo.

Essere un simbolo è un destino consolidato. E proprio per questo l'assessore dei primi anni morattiani, Vittorio Sgarbi, proprio mentre il vicesindaco De Corato continuava a chiedere di sgomberare, fece il suo giro nei locali di via Watteau e paragonò i graffiti sui muri a una post-moderna cappella Sistina. Polemiche da una parte, applausi dall'altra. Con un filo conduttore: al di là dell'arguzia di Sgarbi, quella volta il maestro di provocazioni si appoggiò anche lui sul Leonka e ne sfruttò il potenziale evocativo. Su via Watteau si misura da anni la distanza tra impegno e annuncio della politica. Sarà così anche per la giunta Pisapia.

la Repubblica

Sgarbi: "Producono concerti e mostre sono una realtà e nessuno può opporsi"

intervista di Oriana Liso

«Ma il Leoncavallo non è un problema di sinistra o destra. E dopo tanti anni bisognerebbe arrivare a un´amnistia politica e culturale su quella vicenda. Che si potrebbe risolvere con un po´ di buonsenso, quello che certo non ha il centrodestra milanese che non si rassegna a un dato di fatto: la cultura è di sinistra, e loro non possono farci nulla. Il Leoncavallo deve fare come il teatro Valle di Roma, affidato in gestione a Roma Capitale dopo che le maestranze e gli attori l´avevano occupato».

Vittorio Sgarbi, lei è stato uno sdoganatore del Leoncavallo, quando era assessore alla Cultura della giunta Moratti.

«Infatti io iniziai a immaginare un percorso di mediazione per rendere il centro regolare. Ho invitato i responsabili del Leoncavallo a Palazzo Reale, sono andato lì per inaugurare la mostra sui graffiti... La soluzione si può trovare: facendo pagare a questi ragazzi una cifra non simbolica ma adeguata, 30-40mila euro di affitto, dando i diritti di volumetria altrove ai proprietari, e mettendo nelle mani dei leoncavallini la gestione di una struttura che fa concerti, mostre e potrebbe fare anche di più».

Il suo ex collega di giunta De Corato, pezzi del Pdl e la Lega non sono proprio contenti.

«Devono rassegnarsi, è una battaglia inutile, perché sbagliata. Chiedono ai leoncavallini di abiurare la loro storia? Ma a De Corato qualcuno ha mai chiesto di abiurare la sua? Vadano avanti con la loro opposizione, occupino il consiglio comunale, se lo devono fare per recitare un ruolo: tanto i leoncavallini non si curano certo dei loro proclami».

Però forse ha un senso che sia questa giunta e non la precedente ad affrontare la questione.

«Sono un grande amico di Pisapia, anche se ho invitato a non votarlo, e se devo fare un augurio ai suoi assessori è di essere un po´ risoluti nelle decisioni come lo sono stato io. Ma, ripeto: regolarizzare il Leoncavallo non è una decisione politica, ma una presa d´atto che anche la destra avrebbe dovuto fare».

Lei ha fatto anche di più: cinque anni fa ha definito i graffiti del Leonka "la Cappella Sistina della modernità".

«E lo penso. Peccato che poi i leoncavallini abbiano fatto l´errore di coprirli con altri disegni. Ma cavoli loro. Però ai leghisti vorrei anche ricordare che il loro giornale, la Padania, fece un editoriale per dire che anche la Lega ha usato i muri per lanciare un messaggio».

Libero

La Milano dei centri sociali: “Leoncavallo presto in regola”

Milano, la capitale europea dei centri sociali. Giuliano Pisapia lavora sodo per trasformare il capoluogo meneghino nel cuore pulsante dell'antagonismo italiano, ben rappresentato dallo storico centro sociale Leoncavallo. Il sindaco ha infatti varato un tavolo con le associazioni che gestiscono l'area occupata e la proprietà immobiliare per trovare al più presto una soluzione. L'obiettivo della giunta è arrivare alla regolarizzazione entro fine anno. Insorge la Lega Nord, che con Matteo Salvini ha commentato: "Un aiuto folle e vergognoso. I giovani milanesi hanno ben altri bisogni"

La gioia del portavoce -Daniele Farina, storico volto dell'antagonismo milanese, nonché coordinatore cittadini di Sinistra e Libertà e portavoce dello stesso Leoncavallo, non nasconde la sua gioia. Il percorso per portare l'area verso la regolarizzazione sarà la prossima settimana e si svolgerà in uno degli assessorati. Palazzo Marino, ha spiegato Farina, sveolgerà il ruolo di "facilitatore affinché le parti trovino gli accordi". Il portavoce ha spiegato come il Leoncavallo "non chieda soldi al Comune, ma di operare su un piano amministrativo per facilitare il raggiungimento del risultato.

L'ultimo presidio -Dopodomani è previsto l'ennesimo presidio al Leoncavallo, che attenderanno l'ufficiale giudiziario per lo sfratto: come sempre l'ufficiale giudiziario arriverà e firmerà il foglio per rimandare l'esecuzione del provvedimento. Ma questa volta potrebbe essere l'ultima. "I tempi sono maturi - ha continuato Farina -, si poteva fare anche in passato ma si sono persi molti anni. Mi auguro che l'opposizione di centro-destra non alzi barricate ideologiche". Secondo quanto ha riferito, considerata "la buona volontà delle parti", la regolarizzazione potrebbe passare per "diverse strade".

"Che paghino le tasse" -L'opposizione si è scagliata contro la scelta di Pisapia di dialogare con gli antagonisti, di proseguire nel cammino verso l'illegalità. "La messa a norma del Leoncavallo e, a breve, di altre simili realtà non solo non mi convince, ma mi preoccupa, al pari della stragrande maggioranza dei cittadini milanesi", ha commentato il l'assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa. "Al di là degli aspetti pseudo culturali con cui si sono sempre trincerati i frequentatori dei centri in qeusti luoghi di pseudo aggregazione - ha proseguito -, è noto a tutti che l'illegalità e il non rispetto delle regole ha spesso caratterizzato l'attività di queste realtà. Tutti sanno che il Leoncavallo è ormai diventato un'impresa commerciale a tutti gli effetti, forte di un giro di affari stimato in vari milioni di euro. Ma se è così - conclude La Russa - non dovrebbe competere ad armi pari con le altre aziende e realtà imprenditoriali cittadine?". Il riferimento è che la casa dei no-global paga zero tasse e zero contributi. Uno scontrino, al Leoncavallo, è impossibile trovarlo. Chi ci lavora lo fa in nero.

Milano ai musulmani e agli antagonisti -Il vento a Milano è cambiato davvero. Infatti, nemmeno un sindaco né un assessore delle precedenti giunte si era mai seduto a un tavolo con i rappresentati del Leoncavallo. Palazzo Marino tratta con l'area occupata e crea un assoluto precedente. Durissimo l'ex vice-sindaco Riccardo De Corato: "Senza ricordare i suoi nefasti precedenti degli ultimi trent'anni fatti di violenze fisiche nei confronti di chi si opponeva alla loro logica di violenza e sopraffazione, il Leoncavallo ha visto una serie incredibile di violazioni di leggi e normative che sono sotto gli occhi di tutte le istituzioni e che Pisapia e la sua giunta conoscono benissimo". Insomma il sindaco dopo aver saldato il conto con la comunità musulmana promettendo moschee in ogni quartiere e il più grande centro islamico d'Europa, dopo aver fatto capire ai milanesi che per girare in macchina dovranno svenarsi e che prendere i mezzi pubblici sarà un lusso sempre più chiaro, offre la sua riconoscenza anche all'antagonismo, e comincia a prodigarsi per legalizzarne l'assoluta mecca.

Il Giornale

Pisapia regolarizzerà il Leoncavallo. Salvini: "Aiuto folle e vergognoso"

di Sergio Rame



Milano - "Un aiuto folle e vergognoso". Il leghista Matteo Salvini non usa mezzi termini per condannare l'amministrazione guidata dal sindaco Giuliano Pisapiache si è proposta di regolarizzare entro fine anno il Leoncavallo, lo storico centro sociale di Milano. Pisapia ha, infatti, deciso di avviare un tavolo con le associazioni che animano lo spazio occupato e la proprietà dell’immobile per raggiungere una soluzione. "I giovani milanesi hanno ben altri bisogni", tuonano i lumbard accusando il neosindaco di legittimare chi vive nell'illegalità.

Il portavoce delLeoncavallo, nonché coordinatore cittadino di Sel, Daniele Farina esulta. E' una vittoria per il Leoncavallo. Dopo aver rassicurato la comunità musulmana garantendo la costruzione delle moschee di quartiere, adesso Pisapia paga il dazio anche ai no global dei centri sociali. Il primo appuntamento è in programma per la metà della settimana prossima e si dovrebbe svolgere in uno degli assessorati interessati alla partita. Il ruolo di Palazzo Marino sarà quello di "facilitatore affinché le parti trovino l’accordo", ha spiegato Farina che ha sottolineato come il Leoncavallo "non chieda soldi al Comune ma di operare su un piano amministrativo per facilitare il raggiungimento del risultato". Dopodomani perciò potrebbe essere l’ultima mattinata passata dai militanti del centro sociale ad attendere l’ufficiale giudiziario per lo sfratto. "I tempi sono maturi, si poteva fare anche in passato ma si sono persi molti anni", ha proseguito il portavoce dello spazio occupato che si è augurato che l’opposizione di centrodestra "non alzi barricate ideologiche". La regolarizzazione potrebbe passare per "diverse strade", vista "la buona volontà delle parti".

Ed è subito polemica

Il centrodestra attacca duramente la decisione di Palazzo Marino di fiancheggiare l'illegalità. "La messa a norma del Leoncavallo e, a breve, di altre realtà simili, non solo non mi convince ma mi preoccupa, al pari della stragrande maggioranza dei cittadini milanesi - tuona l'assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa - al di là degli aspetti pseudo culturali con cui si sono sempre trincerati i frequentatori dei centri in questi luoghi di pseudo aggregazione, è noto a tutti che l’illegalitàe il non rispetto delle regole ha, spesso, caratterizzato l’attività di queste realtà". Una serie di provvedimenti di facciata non faranno certo cambiare la testa e la mentalità di chi, negli anni, ha coltivato non solo una cultura della protesta ma anche dell’odio e dello scontro fisico e verbale. "Tutti sanno che il Leoncavallo - conclude l'esponente del Pdl - è ormai diventato un’impresa commerciale a tutti gli effetti, forte di un giro di affari stimato in vari milioni di euro. Ma se è così, non dovrebbe competere ad armi pari con le altre aziende e realtà imprenditoriali cittadine?". In primis, pagando le tasse e i contributi come tutti. Quindi, assumendo i dipendenti, emettendo regolari scontrini fiscali e rispettando. Solo in questo caso il centrodestra sarebbe disposto ad aprire il dialogo con il Leoncavallo.

Nessun sindaco e nessun assessore delle precedenti giunte si è mai seduto ad un tavolo con i rappresentanti del Leoncavallo. Per la prima volta Palazzo Marino decide di trattare con un centro sociale. "Senza ricordare i suoi nefasti precedenti degli ultimi trent’anni fatti di violenze fisiche nei confronti di chi si opponeva alla loro logica di violenza e sopraffazione - tuona l'ex vicesindaco Riccardo De Corato - il Loncavallo ha visto una serie incredibile di violazioni di leggi e normative che sono sotto gli occhi di tutte le istituzioni e che Pisapia e la sua giunta conoscono benissimo". Che una trattativa del genere fosse nell'aria lo si poteva intuire, visto che Pisapia deve pagare il prezzo della sua elezione ai centri sociali. Il Pdl assicura tuttavia battaglia. "Contrasteremo in città e nelle aule di Palazzo Marino con ogni mezzo lecito - conclude De Corato - quella che aprirebbe una strada pericolosa visto che bisognerà dimostrare l’interesse pubblico intorno a una vicenda urbanistica di questa portata, e sopratutto visto chi sarebbero gli interlocutori del Comune".

Intanto l'associazione delle "Mamme antifasciste" del Leoncavallo, una delle associazioni che animano il centro sociale, ha deciso di querelare Salvini che ha definito "folle e vergognosa" l’intenzione del Comune di "aiutare chi semina e distribuisce droga con eventi pubblici". "Mi querelano? Sono pronto a confrontarmi con gli occupanti del centro sociale sui modelli di vita e sulla visione di Milano diversi, se vogliono anche nel centro - ribatte l'esponente del Carroccio - chi non condanna con fermezza l’uso e la diffusione di qualsiasi droga e occupa abusivamente non può dialogare con il Comune".

postilla

Chi avesse avuto la pazienza di leggersi anche gli articoli dei giornali di destra, forse non avrà potuto fare a meno di ricordare (e in qualche modo confermare) i paradossali terrori sbandierati dagli stessi personaggi nel videoclip satirico Pisapia Canaglia proposto da radio Popolare nelle ultime e concitate fasi della campagna per le elezioni comunali. A parte l’ovvia caricatura, quel piccolo capolavoro comico riassumeva bene l’atteggiamento della strapaesana destra locale, sostenuta da strapaesani interessi locali, non solo nei confronti di una realtà antagonista, ma di tutto quanto non si riassorbiva nell’idea reazionaria di dio patria famiglia bottega e quattrini. Insomma un’idea di società che fa a pugni in primo luogo con quello che ci aspetta appena mettiamo il naso fuori casa, ma anche con la sensibilità metropolitana (questa sì indistinta, come si dice in altri casi, fra destra e sinistra) di qualsiasi realtà europea e non solo.

Non è un caso che il Leoncavallo, realtà attiva e nota sin dalla metà degli anni ’70, abbia finito per diventare un simbolo contemporaneamente all’ascesa della destra sedicente post-ideologica, ovvero con l’amministrazione leghista-fascista-forzista di Formentini a metà anni ’90. Diciamo che quello che si chiude oggi è soprattutto un faticoso passaggio fra la cultura (vuoi solidale, vuoi autoritaria) della città industriale, e gli scenari del terzo millennio, e che probabilmente toccherà altri aspetti, ambiente e urbanistica inclusi? Beh, almeno proviamo cautamente a dirlo, sopportando pure Sgarbi quando ha ragione (f.b.)

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