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Michele M. Monte
Milano Expo: il pasticcio delle Vie d’Acqua
12 Marzo 2014
Milano
Il metodo grandi opere, autoritario e con decisioni prese lontano dal confronto con cittadini e bisogni, al confronto con una società matura e la ricerca di strategie diverse. Per ora, in un vicolo cieco: esiste un approccio progressista diverso dal No?

Il metodo grandi opere, autoritario e con decisioni prese lontano dal confronto con cittadini e bisogni, al confronto con una società matura e la ricerca di strategie diverse. Per ora, in un vicolo cieco: esiste un approccio progressista diverso dal No?

La recente bocciatura e sospensione del progetto delle Vie d’Acqua previsto nell’ambito della realizzazione delle opere connesse al sito Expo2015, merita qualche riflessione di approfondimento.
Oggi, chi volesse esercitarsi nell’assemblaggio e nell’analisi di una rassegna stampa dedicata all’argomento, potrebbe trarre la conclusione che si tratti di un intervento “predestinato al fallimento” e maturato in un generale clima di perplessità e scetticismo. In realtà le cose non stanno proprio in questo modo e le numerose prese di posizione delle ultime settimane che utilizzano definizioni come quella di “flop annunciato”, “occasione perduta” e via discorrendo sono, nella migliore delle ipotesi, tardive e ininfluenti. Ma andiamo con ordine, cercando di ricostruire le modalità e le ragioni di questo insuccesso.

La vicenda ha inizio con la predisposizione del Dossier di candidatura al B.I.E.; l’amministrazione comunale (all’epoca presieduta dal sindaco Moratti) aveva presentato un Masterplan, dai contenuti assimilabili ad un ex tempore elaborato da una “consulta di architetti” appositamente istituita, nel quale era stato inserito un canale denominato “Via d’Acqua” che dalla Darsena di Porta Genova, punto di congiunzione dei Navigli milanesi, andava a connettersi con la periferia nord ovest di Milano in corrispondenza delle aree interessate dal sito espositivo.

La connessione idraulica, presentata con caratteristiche di un nuovo canale navigabile e corredata da interventi e progetti di ricomposizione paesistico-ambientale del quadrante “Città-Expo-Canale Villoresi-Naviglio Grande” è stata da subito accolta favorevolmente da un’opinione pubblica sensibile al tema e che ha visto in questo tipo di iniziativa un primo step e uno strumento per rivitalizzare connessioni, usi e manutenzione del complesso sistema delle acque che caratterizza l’area metropolitana milanese e che ha le sue direttrici di forza nei Navigli storici.

A seguito dell’aggiudicazione della manifestazione, la società di scopo (Expo S.p.A.) alla quale è stato affidato il mandato di sviluppare la realizzazione del sito e delle opere connesse ha avviato le fasi di progettazione dell’intervento. Probabilmente, in funzione del precisarsi di alcune scelte tecnologiche in ordine ai caratteri edilizi e impiantistici del sito e a qualche ragionamento in più sulla morfologia del contesto territoriale (dato che “l’acqua da sola non va in salita”), l’impostazione e lo sviluppo progettuale hanno mutato l’orientamento iniziale, generando due distinte “vie d’Acqua”.
La prima, Lotto1 - Via d’Acqua Nord, a cui è stato affidato il compito di assicurare il fabbisogno idrico del sito Expo mediante una derivazione che parte dal Canale Villoresi, storico vettore irriguo che taglia orizzontalmente l’area metropolitana milanese e che si attesta a nord sul limite tra il pianalto ferrettizzato e la pianura irrigua.

La seconda, Lotto 2 - Vie d’Acqua Sud, che dal sito Expo si congiunge con il Naviglio Grande in corrispondenza della Darsena, con la funzione di smaltire i volumi d’acqua in uscita, con un tracciato che attraversa una serie di quartieri residenziali e alcuni parchi urbani. In sostanza, questa configurazione comporta la realizzazione di circa 12 km. di condotte idrauliche, di cui circa il 40% in sotterraneo, con sezioni e portate (2mc/sec) assimilabili ad un adduttore di medio-piccole dimensioni. Gli interventi sul vettore idraulico sono corredati dalla presenza di una dorsale ciclopedonale che si sviluppa per una quindicina di chilometri, e da alcune strutture edilizie (passerelle, affiancamenti a cavalcavia, sovrappassi). Gli interventi di “ricomposizione paesaggistica” sono limitati alle parti di tracciato in sovrapposizione con i parchi urbani esistenti. Costo stimato, 100.000.000 di €.

Evidente, che stiamo parlando di un brusco cambiamento di rotta rispetto ai propositi e alle aspettative iniziali. E interessante sottolineare che, nonostante l’evoluzione del processo di definizione e avanzamento della progettazione portasse verso una direzione con esiti molto distanti rispetto alle suggestioni prospettate alla Commissione della B.I.E., la roboante espressione “vie d’Acqua” è stata ostinatamente mantenuta dall’Amministrazione comunale, nel frattempo presieduta da nuovo sindaco Pisapia, e dalla società Expo sia negli atti ufficiali che nella comunicazione e sulla stampa.

Così come è opportuno chiarire che questo tipo di aggiornamenti dell’impostazione progettuale non sono stati pubblicizzati come sarebbe stato opportuno e doveroso, consolidando nell’opinione pubblica le aspettative e una erronea consapevolezza dell’imminente realizzazione di una nuova vera e propria Via d’Acqua. Opinione pubblica che del resto aveva confermato i propri orientamenti attraverso lo svolgimento di un partecipato referendum consultivo (2011) il cui esito aveva determinato l’impegno verso la riqualificazione della Darsena e il sistema dei Navigli storici.

Nonostante un contesto caratterizzato da una complessiva scarsità di informazioni sull’andamento del progetto, nel 2012 cominciano a levarsi voci critiche e pareri molto negativi.

Significativo è il parere espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (dicembre 2012) che muove pesanti critiche sia dal punto di vista procedurale che di merito tecnico. Tra gli aspetti di tipo procedurale i rilievi più significativi riguardano una generale lacunosità del livello progettuale, la mancanza di uno studio di impatto ambientale e del relativo svolgimento della procedura di V.I.A. (o quantomeno di uno screening), una scarna documentazione a supporto dell’intervento dal punto di vista del regime idraulico e, infine una “compatibilità urbanistica” tutta basata su dichiarazioni di principio e di intenti e non documentata da una puntuale verifica.Sul versante del merito tecnico viene sottolineata la “non corrispondenza” tra la denominazione del progetto e le sue caratteristiche e lamentata l’assenza di riscontri dal punto di vista del contenuto rispetto ai dichiarati obiettivi di ricomposizione del paesaggio urbano del quadrante Città-Expo-Canale Villoresi-Naviglio Grande.

Un secondo parere fortemente critico è della “Consulta Milanese per l’attuazione dei 5 referendum consultivi sull’ambiente” (quelli del 2011) che ne richiedeva addirittura l’eliminazione riprendendo argomentazioni analoghe a quello del C.S.L.P.

Da registrare anche le prese di posizione di alcune associazioni ambientaliste quali Italia Nostra e Milanosimuove. Quest’ultima promotrice nel giugno 2013 di un esposto alla Corte dei Conti per l’avvio di una indagine conoscitiva, ritenendo ingiustificati gli impegni di spesa programmati in relazione ai fini effettivi del progetto.

Questi pareri, di cui uno vincolante, non hanno comunque condizionato o prodotto interferenze rispetto all’operato della società Expo che comunque ha avviato e svolto la procedura di gara per l’assegnazione degli appalti tra la primavera e l’estate del 2013. Quindi possiamo affermare che fino all’estate del 2013 il progetto e la realizzazione delle Vie d’Acqua avevano il vento in poppa, tutt’altro che indebolite e fiacche.

Cosa è accaduto dall’estate ad oggi? Molto semplicemente l’acquisizione delle aree da espropriare, la posa delle recinzioni dei cantieri e l’arrivo delle ruspe hanno evidenziato la lacunosità dei contenuti, le leggerezze e la sommatoria degli impatti locali di questo progetto, sollecitando da parte dei residenti dei quartieri del quadrante nord ovest una coriacea e organizzata reazione.

In sintesi, il vaso di Pandora è stato scoperchiato.Chi è abituato a vivere con poche risorse non concepisce lo spreco. Pertanto, gli abitanti di questi quartieri periferici con una matrice popolare, per lo più realizzati molto velocemente negli anni 60-70 e che hanno visto conseguire un ancora insufficiente sistema di servizi, parchi, verde e arredo urbano solo negli ultimi due decenni, hanno ritenuto inaccettabile vedere che queste risorse venissero in qualche modo brutalizzate da un intervento che “non parlava” con gli investimenti così faticosamente conquistati e realizzati.

Una reazione comprensibile quindi, dato che alcune delle aree verdi che danno vita a parchi urbani e parchi dei quartiere interessati dall’attraversamento del manufatto idraulico, come il Parco Pertini, il Parco di Trenno e il Parco delle Cave rappresentano luoghi faticosamente acquisiti dalla cittadinanza, sia negli usi che nella tutela, rispetto alla presenza fenomeni di degrado ambientale e sociale e pertanto divenuti importanti elementi di caratterizzazione identitaria.Molto consapevolmente e con argomentazioni ragionevoli, questi residenti si sono chiesti il senso di un così consistente utilizzo di risorse, non solo in termini economici ma anche in termini sociali e di affaticamento del sistema urbano, per il conseguimento di obiettivi così modesti, probabilmente raggiungibili con mezzi diversi e un corretto utilizzo dell’esistente, a partire proprio dalla rete irrigua.

La relazione che l’amministrazione comunale ed Expo hanno stabilito con i diversi Comitati NoCanal non è stata particolarmente efficace dal punto di vista dell’ascolto ed è passata per una prima fase di stigmatizzazione del dissenso per poi successivamente riconoscere, attraverso un confronto aspro, l’esistenza di criticità significative per la fattibilità dell’intervento.

Attualmente, il progetto è temporaneamente sospeso. Non è ancora chiaro se questa sospensione rappresenta il preludio ad un abbandono definitivo o se Expo si muoverà verso una radicale revisione dei tracciati, delle modalità realizzative e degli spazi da impegnare. Il sindaco Pisapia ha dichiarato di considerare la vicenda “una grande occasione perduta”. Probabilmente anche molti milanesi la definirebbero nello stesso modo ma magari da una visuale molto diversa.

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