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«Milano è più bella. I candidati smettano di parlare di rottura con il passato»
21 Aprile 2006
Milano
Dal Corriere della sera del 20 aprile 2006,cronaca di Milano, questo pezzo molto espressivo del clima attuale e dei suoi "valori". Abbiamo chiesto un commento a Lodo Meneghetti

Poco meno di 10.500 metri quadri di aree trasformate e in trasformazione, 6.350 metri quadri di verde e servizi, oltre 10 miliardi di investimenti in opere di trasformazione urbanistica.

Ieri il sindaco, Gabriele Albertini, ha snocciolato i numeri della rivoluzione urbanistica che sta cambiando la faccia di Milano. La serie di dati non finisce qui: secondo il rapporto «Abitare Milano» curato da Angela Airoldi e Lanfranco Senn per il Certet, centro di economia regionale dei trasporti e del turismo dell'università Bocconi, gli interventi urbanistici voluti dall'amministrazione hanno creato 13 miliardi di euro di valore aggiunto e 23 miliardi di euro di fatturato. Consistenti anche i risvolti sul fronte del lavoro. In tutto 265 mila gli occupati coinvolti, di cui il 50 per cento nel settore costruzioni, 15 per cento nei servizi alle imprese, 13 per cento nel settore alberghiero e commerciale.

«In questo enorme processo di riqualificazione ci siamo avvalsi del lavoro dei migliori architetti del mondo, i Brunelleschi e i Bernini dei nostri giorni», ha detto Albertini. Anche a questo si deve, secondo il sindaco, l'elevato costo delle abitazioni a Milano: «L'affitto di un appartamento nel deserto del Sahara ha un valore minore rispetto ad uno in Central Park». L'assessore all'Urbanistica, Gianni Verga, ha rivendicato l'aumento del verde cittadino: «Parafrasando Celentano: dove c'era il cemento oggi c'è un prato».

Verga ha anche incitato il prossimo sindaco a proseguire sulla strada intrapresa da questa amministrazione. «In nove anni abbiamo fatto più che in qualunque altro periodo storico», ha rivendicato l'assessore. A meno di colpi di scena di fine mandato, il prossimo sindaco erediterà l'attuazione del piano per la costruzione di 20 mila alloggi a prezzi e canoni moderati o sociali nelle aree comunali in passato destinate a servizi.

I bandi di gara per i privati che vorranno partecipare all'impresa dovranno sintetizzare un delicato equilibrio. Da una parte l'esigenza di alloggi a prezzi sostenibili. Dall'altra l'economicità dell'iniziativa per imprese e cooperative coinvolte.

Un commento di Lodo Meneghetti

Potrei commentare questa rassegna dettata in stile berlusconiano con una bibliografia dei miei interventi in eddyburg relativi a Milano. Qualcuno ricorderà i testi “milanesi” fra quelli che diedero luogo al libretto Parole in rete (aprile 2005, presentato nel sito), o i più recenti compresi nelle Opinioni. Altro che “Milano è più bella”! Città tradita, rovinata, disastrata grazie all’opera, in concerto o in baraonda, di amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, commercianti. Beh, potreste spendere un quarto d’ora e leggere, degli ultimi, Perché no un parcheggio dentro il Duomo (giugno 05), Avere non avere casa a Milano (marzo 06), È l’auto il nemico numero uno della città (gennaio 06). Comunque fa ridere, se non rabbia, veder elencare numeri su numeri e auto-imbrodarsi di lodi, sindaco Albertini e assessore Verga, quando chi è davvero cittadino di Milano, cioè ci vive da sempre o da decenni, non fa altro che rimpiangere la città civilmente funzionante, affabile, anche bella nonostante le botte – in ogni senso – subite a cominciar dalla ricostruzione post-bellica. E poi nei numeri dichiarati ci dev’essere uno sbaglio oppure non sanno qual che dicono: mi riferisco alla prima riga del messaggio: 10.500 mq di aree sono solo un ettaro (sui 18.100 del territorio comunale), 6.350 di verde e servizi, sei decimi di ettaro. Stiamo sul loro terreno: chi sarebbero “gli occupati coinvolti”? Milano si è spopolata, salvo una certa fresca ripresa demografica dovuta a immigrati extra-comunitari. I cacciati dalla città, proprio a causa del mercato delle abitazioni liberista ossia perverso, rappresentano i forzati del pendolarismo. Ogni mattina entrano dai confini comunali 800.000 automobili, la ferrovia Nord, le linee statali, gli autobus interurbani scaricano centinaia di migliaia di commuter, li ricaricano alla sera. La città oggi tutta terziaria, finanziaria e commerciale, li considera pura merce. E non funziona, è schizofrenica, ce n’è una “del giorno” di due milioni e mezzo di abitanti e una “della notte” che è la metà.

Siamo all’arroganza, quasi all’insulto: capito l’Albertini? Giusti gli affitti alle stelle. Se volete stare a Milano dovete essere ricchi, io vi do i grattacieli dei nuovi Brunelleschi e Bernini: che sarebbero in primis il terzetto Hadid-Isozaki-Lebeskind al servizio del gruppo d’imprese Generali-Ligresti-Lanaro-Grupo Lar Desarollos Residentiales: il Central Park consisterebbe nel residuo di verde disperso sull’area ex Fiera dopo la realizzazione, appunto, dei tre mostruosi grattacieli previsti dagli architetti insieme a un circondarello di altri alti edifici, il tutto contestato senza tregua dai residenti prossimi. Intanto la giunta, invece di assegnare gli alloggi pubblici risistemati nelle case di proprietà comunale in zone pregiate, vuole venderli per ogni intero blocco-edificio a speculatori immobiliare e, semmai, realizzare, come dove quando non si sa, alloggi “popolari” nelle periferie più marginali. E peggio se cancellando le aree desinate ai servizi sociali.

“In nove anni abbiamo fatto…”. Sì, hanno abbattuto alberi e scavato enormi parcheggi sotterranei in piazze e viali anche centralissimi, sottraendo bellezza agli abitanti e invitando le auto a rimpiazzarla, hanno concesso migliaia e migliaia di spaventevoli interventi per il presunto ricupero dei sottotetti in ogni tipo di case, anche in bei palazzi dell’eclettismo, del Novecento, del Liberty, spesso effettivi sopralzi di un piano con nuovi tetti cuspidali. La nostra linea del cielo, patrimonio dei cittadini resistiti ancora volenterosamente propensi a girare la città guardando col naso all’aria l’altrettanto resistita architettura, è persa. Quanto alla vocazione degli amministratori ad occuparsi del traffico all’incontrario, vale a dire nulla fare per restituirci un po’ della vita perduta a causa del traffico privato in sé e del conseguente colossale inquinamento dell’aria, non ho più parole; a furia di protestare la gola è seccata, le corde vocali sono gonfie.

Lodo Meneghetti, Milano, 21 aprile 2006

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