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Sara Farolfi
Milano, così ti liberalizzo il cemento
18 Marzo 2007
Milano
Approvata la sostituzione del "Borsino immobiliare" al piano regolatore. Da il manifesto del 18 marzo 2007, con una postilla

Milano Cemento su cemento. Milano manda in pensione (a suon di pedate) il vecchio Piano regolatore della città, e prepara la sua «rivoluzione» urbanistica. Scompare la vecchia «destinazione di uso» che vincolava le aree urbane alla programmazione del territorio e fa il suo ingresso, in pompa magna, la «Borsa dei diritti edificatori». Tutta la città diventa potenzialmente edificabile e i diritti di costruzione potranno essere scambiati nel nuovo «borsino del cemento», come lo ribattezza Milly Moratti, consigliere comunale dei Verdi. Dino Buzzati sognava (e disegnava) un tappeto di erba in piazza Duomo. «Ora - ironizza ancora Moratti - manca poco che non arrivino con il calcestruzzo persino lì». Perchè il principio alla base del nuovo Piano di governo del territorio è quello dell'«autoregolamentazione del mercato». La «mano invisibile», roba da ridere a pensare che ormai anche i più convinti liberisti cominciano a dubitare della sua infallibilità.

Le linee di indirizzo del nuovo Piano sono state presentate dall'assessore comunale Carlo Masseroli mentre l'approvazione è prevista entro il luglio 2008. L'iter insomma è ancora lungo ma la filosofia di fondo è piuttosto chiara. Non si può dar torto allo stesso Masseroli che parla di una vera e propria «rivoluzione». La sua, naturalmente. Quella, per usare le sue parole, contro il vecchio piano regolatore rivelatosi «uno strumento iniquo che attribuisce i diritti edificabili in modo disomogeneo e con effetti di sperequazione». Ora infatti, precisa Letizia Moratti, «ci sarà la certezza dei diritti di tutti i privati, nel rispetto delle indicazioni del pubblico».

Quel che una volta si chiamava «programmazione», oggi diventano «indicazioni». Quanto, come e dove si potrà costruire in città, lo deciderà il Comune. Il nuovo Piano di governo del territorio prevede però, e questo è certamente uno dei punti più «rivoluzionari», la scomparsa della destinazione d'uso. Quello strumento cioè con cui il vecchio Piano regolatore (l'ultimo a Milano risale al 1980) pianificava, in funzione dell'uso, le volumetrie realizzabili. Ora, tutte le aree, verde incluso, diventano potenzialmente edificabili. La decisione spetterà naturalmente al Comune. Ma chi, per fare un esempio, avrà i diritti di costruzione su un area in cui il Comune lo vieta (un parco, per dirne una), quegli stessi diritti potrà rivenderseli. Dove? Alla «Borsa dei diritti edificatori», dove domanda e offerta dovrebbero incontrarsi. Se prima cioè, in un'area non completata poniamo, il costruttore poteva metter mano al calcestruzzo solo seguendo la destinazione prevista dal piano regolatore, domani potrà essere sufficiente fare un salto in Borsa, comprarsi qualche diritto vacante, ed ecco finalmente aggiungere due piani a un palazzo. Nel gergo tecnico, la possibilità di comprare e vendere diritti di costruzione, si chiama «perequazione». Ironia della semantica, perchè non è poi così difficile azzardare scommesse su chi, nel complicato marchingegno, si beccherà le plusvalenze. E nel mercato immobiliare, ormai si sa, non si tratta certo di noccioline.

L'opposizione milanese lamenta di essere stata fino ad ora per nulla coinvolta nella discussione del documento. «Lo strumento può essere valido - dice Natale Comotti, responsabile urbanistica per l'Ulivo - Dipende da come sarà gestito». «Non fa ben sperare - aggiunge - il fatto che manchi dalle linee di indirizzo un capitolo a sè stante dedicato al verde». I timori sono legati al Parco Sud, enorme area verde che tocca Milano ma complessivamente lambisce una sessantina di Comuni limitrofi. Lo stesso assessore Masseroli ha usato parole non troppo enigmatiche: «Su alcuni parchi bisognerà fare una riflessione, per valorizzare le aree lasciate nel degrado». Perciò, conclude Comotti, «è essenziale che il confronto sul nuovo piano avvenga nel quadro della città metropolitana e sia quanto più largo possibile».

«Il nuovo Piano non è che un modo per premiare chi ha comprato in questi anni terreni su terreni» sostiene invece Basilio Rizzo, consigliere comunale del Prc. Un po' come dare la possibilità a chi ha speculato, di passare all'incasso. «Il fatto poi che non ci sia più un limite all'espansione della città - aggiunge - darà il via ora ad una corsa all'accaparramento di terreni».

Postilla

“Più cemento nella Milano del futuro”, titolava ieri la Repubblica nell’edizione milanese. “Prende forma il piano per il territorio, all’insegna della deregulation. Scompaiono le destinazioni d’uso, nasce una Borsa dei diritti edificatori che i costruttori potranno scambiarsi fra loro”. Questa la notizia che il manifesto riprende. È lo sviluppo di una linea proposta da un esimio urbanista, Luigi Mazza, con il quale a suo tempo si aprì una dura polemica (vedi Nota sul modello milanese e Scambio di lettere con Luigi Mazza). Ma c’è del nuovo.

Se è vero, come scrive Sara Farolfi, che “l'opposizione milanese lamenta di essere stata fino ad ora per nulla coinvolta nella discussione del documento” e che secondo il responsabile urbanistica dell’Ulivo “lo strumento può essere valido” a seconda di come viene gestito, allora bisogna convenire che il morbo s’è impossessato dell’intero Palazzo.

L’Italia è in una morsa: se dal Sud avanza l’abusivismo e l’illeggittimità, dalla Capitale del Nord prorompe il trionfo dei “diritti edificatori” sulle regole della convivenza civile. Per salvarci che faremo? Denunceremo, e magari abbatteremo qualche ecomostro in più?

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