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Milano: adottato il Piano di Governo del Territorio
15 Luglio 2010
Milano
Dalle edizioni locali del Corriere della Sera e de la Repubblica, 15 luglio 2010, un consuntivo del nuovo inaccettabile strumento urbanistico che taglia il primo traguardo amministrativo (f.b.)

Il Corriere della Sera ed. Milano

«Così cambierà Milano»

di Rossella Verga,

Milano manda in soffitta il piano regolatore del 1980. Alle quattro del mattino di ieri, dopo 55 sedute di consiglio comunale e con un dibattito lungo 162 ore che si trascinava dallo scorso dicembre, Palazzo Marino ha votato l’adozione del nuovo piano di governo del territorio. Ora, entro febbraio, il testo dovrà essere approvato in via definitiva. Dopo le osservazioni dei cittadini. Il documento è stato approvato (in seconda convocazione) da 28 consiglieri del centrodestra, mentre l’opposizione ha votato contro.

Milano manda in soffitta il piano regolatore del 1980. Alle quattro del mattino di ieri, dopo 55 sedute di consiglio comunale e con un dibattito lungo 162 ore che si trascinava dallo scorso dicembre, l’aula di Palazzo Marino ha votato l’adozione del nuovo piano di governo del territorio. Ora, entro febbraio, il testo dovrà essere licenziato in via definitiva. Dopo le osservazioni dei cittadini.

Il documento è stato approvato da 28 consiglieri del centrodestra (l’assemblea era in seconda convocazione), mentre l’opposizione ha votato contro. Assente Letizia Moratti. Poco prima del voto la maggioranza ha cercato di raggiungerla al telefono, ma senza successo perché il cellulare era spento: il sindaco ha saputo del via libera al Pgt a cose fatte, da un sms inviato dall’assessore allo Sviluppo del Territorio, Carlo Masseroli. Lei stessa l’aveva definito «il provvedimento più importante del mandato» e per presentarlo, ieri, ha chiamato a raccolta, insieme all’assessore, i capigruppo della sua maggioranza e i rappresentanti dell’Unione del Commercio e dei costruttori edili.

«Questa è una giornata bellissima che rimarrà nella storia di Milano — ha commentato il sindaco ringraziando anche l’opposizione che «quasi tutta si èmostrata disponibile al dialogo» — Da adesso al 2030 raddoppierà lo spazio verde in città e ci saranno più infrastrutture e servizi».

A settembre il nuovo piano di governo di territorio verrà pubblicato e presentato con assemblea pubblica, per essere sottoposto alle osservazioni dei cittadini. Entro febbraio - più precisamente entro 5 mesi dal momento della pubblicazione - dovrà essere votato in via definitiva dal consiglio comunale, dopo la valutazione sulle osservazioni dei milanesi e le eventuali controdeduzioni degli uffici e della giunta. «Questi termini sono imposti dalla legge regionale e sono quindi tassativi — avverte Masseroli — Dopo 5 mesi e un giorno il Pgt decade». Detto in altre parole, per l’assessore «non c’è più spazio per l’ostruzionismo».

La corsa contro il tempo, quindi, non è finita. Ma questo è ilmomento, sia per il sindaco sia per l’assessore all’Urbanistica, di mettere in risalto tre obiettivi centrali da raggiungere da qui al 2030: la crescita del verde da 21 a 50milioni di metri quadrati, l’aumento del trasporto pubblico locale con 11 linee metropolitane che assicureranno a tutti i cittadini una fermata a non più di 500 metri da casa e una rete di trasporto pubblico a livello di Londra e Parigi e l’incremento dei servizi in modo che siano raggiungibili in dieci minuti da ogni abitazione.

Raggiante l’assessore Masseroli, che non ha mai smesso di credere alla possibilità di arrivare all’approvazione del Pgt, anche di fronte ai 1419 emendamenti presentati. «Ciascuno ha fatto un passo indietro per far fare un passo avanti alla città», ha sottolineato. Per lui le parole chiave del piano sono quattro: «Libertà, equità, semplificazione e sussidiarietà».

Uno dei piatti forti è l’housing sociale, con la realizzazione di 30 mila nuovi alloggi dove sarà assicurato il mix sociale. «Le case nasceranno su aree degradate oggi spesso appannaggio dei rom», ha puntualizzato Masseroli. «Insomma non si costruirà su suolo nuovo, ma su spazi riconvertiti e rigenerati come gli scali ferroviari». E a legare tutto, il meccanismo della perequazione: le aree a parco, in particolare il Parco Sud, o destinate a infrastrutture, diventeranno di proprietà comunale «attraverso lo spostamento delle volumetrie in ambiti in cui è ragionevole costruire». «Dire che spunterà una grande quantità di grattacieli — ha concluso l’assessore — è terrorismo ideologico privo di fondamento».

la Repubblica ed. Milano

Primo sì alla Milano del futuro

di Teresa Monestiroli

Ieri mattina alle 3.55 il consiglio comunale ha adottato il Piano di governo del territorio con 28 voti favorevoli e 20 contrari. Assente il sindaco, che però nel pomeriggio ha detto: «È una giornata storica per Milano». Dopo sette mesi di lavoro – costati mezzo milione di euro tra gettoni presenza e cene a Palazzo Marino – e 55 sedute, l’assessore all’Urbanistica Masseroli ha vinto il primo round portando a casa il primo voto favorevole al piano. Un provvedimento che tornerà in aula a inizio 2011, dopo le osservazioni dei cittadini, per l’approvazione finale. «Un piano innovativo» per il sindaco Moratti, «un’occasione persa» per l’opposizione che promette una nuova battaglia. E Legambiente commenta: «Il Pgt va migliorato, restano troppi rischi per il Parco Sud».

Dopo sette mesi di lavoro, 55 sedute, 162 ore di dibattito, 1.395 emendamenti discussi e mezzo milione di euro spesi tra gettoni, cene e straordinari, il consiglio comunale ha adottato il Piano di governo del territorio, il nuovo documento urbanistico che sostituirà il Piano regolatore dell’80 e disegnerà la Milano del futuro. È successo nella notte tra martedì e ieri, alle 3.55, con il voto favorevole di 28 consiglieri di centrodestra e quello contrario di 20 del centrosinistra. E senza il voto del sindaco Moratti che, nonostante le ultime apparizioni in aula per salvare il numero legale, l’altra notte non ha assistito all’approvazione di quello che lei stessa ha più volte definito «il provvedimento più importante del mandato». Eppure, nell’affollatissima conferenza stampa convocata per spiegare i meriti del Pgt, commenta: «È una giornata bellissima per Milano, che rimarrà nella storia». Così «come la sua assenza» aggiunge l’opposizione: «È stato uno sgarbo per la città - spiega il consigliere Giuseppe Landonio - e dimostra disprezzo per il consiglio comunale, dove il sindaco si è distinta solo per il suo assenteismo».

Nonostante il ritardo e il confronto serrato tra i partiti (soprattutto sul futuro del Parco Sud) che ha fatto pensare più volte che non se ne venisse a capo, il Consiglio ieri ha chiuso il primo round del Pgt. Il secondo partirà a settembre con la pubblicazione del documento, la raccolta delle osservazioni (ottobre) e il ritorno in aula per l’approvazione definitiva tra febbraio e marzo 2011. «È un piano che prevede più verde, più infrastrutture e più servizi per i cittadini - spiega la Moratti - , costruito affinché l’interesse sociale prevalga rispetto a quello pur legittimo dei privati». Con l’obiettivo, entro il 2030, di garantire una fermata della metro a non più di 500 metri da casa per tutti e i servizi di base - che saranno realizzati dai privati - a massimo 10 minuti a piedi. E ancora, riqualificazione urbana, ecosostenibilità, housing sociale e rilancio della vocazione agricola del Parco Sud (almeno nella parte di competenza del Comune di Milano).

«Quella di ieri è stata una grande vittoria della politica che ha dimostrato di essere più matura di tanti intellettuali - commenta Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica e padre del Pgt - , lavorando insieme per fare un importante passo avanti per la città. L’adozione è stata il frutto di una discussione giustamente accanita, che ha permesso anche di apportare una serie di cambiamenti al testo originale». E anche se la battaglia non è ancora finita, Masseroli aggiunge: «Mai Milano ha avuto un piano così innovativo che permetterà alla città di crescere in maniera armoniosa, senza consumare un metro quadrato di suolo vergine». Applausi arrivano dal mondo delle imprese. Con Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, che dice: «Il Pgt è un importante atto politico e amministrativo per fornire un quadro certo di obiettivi e regole». Anche Carlo Sangalli, presidente dell’Unione del commercio, è favorevole, ma si augura che «il Pgt guardi fuori dai confini comunali per confrontarsi con il grande sviluppo alle porte di Milano».

Resta molto critica l’opposizione, che in aula ha votato contro. «Il Pgt è un piano finanziario, figlio di un’economia vecchia, lontana dal prodotto e vicina alle bolle speculative» spiega Milly Moratti. Con Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd, che aggiunge: «Una grande occasione persa per Milano, lo riscriveremo da cima a fondo dopo le elezioni». Il centrosinistra infatti conta di riprendere la battaglia contro il provvedimento a gennaio, quando il Piano tornerà in consiglio comunale per l’approvazione. E dopo che la città avrà fatto le sue osservazioni. I tempi sono molto stretti - non oltre 90 giorni dalla fine del periodo delle osservazioni - e le elezioni del 2011 un grosso ostacolo.

la Repubblica ed. Milano

Di Simine: "Restano troppi rischi lavoreremo per farlo migliorare"

di Stefano Rossi

Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, il Pgt vi piace?

«No, tanto è vero che con altre associazioni porteremo il Pgt nei quartieri, perché i milanesi lo conoscano. Le osservazioni che, anche in questo modo, la città presenterà al consiglio comunale saranno di merito, per migliorare un Piano che pone alcune sfide, non tutte negative».

Ad esempio?

«Legambiente è contro il consumo del suolo di una città in continua espansione, perciò costruire dove ci sono le metropolitane ci va bene. Ma se le sei nuove metropolitane previste dal Pgt rimangono sulla carta perché tanto soldi non ce ne sono, si rischia di avere cemento reale attorno a metrò inesistenti».

È la cosiddetta densificazione.

«Se si densifica con uffici che poi restano vuoti non serve a niente. Se si fanno case per far tornare un po’ di gente a Milano, non siamo contrari. La città deve essere densa, sì, ma di relazioni sociali. Per fortuna, in Consiglio, una opposizione competente e responsabile e una maggioranza non arcigna hanno almeno allontanato il tunnel da Rho a Linate».

Che però non è del tutto scongiurato. Perché non lo volete?

«Inietta traffico dalle tangenziali direttamente in città, fuori da ogni logica. Per centomila veicoli in più sottoterra ci vorrebbe un chilometro di rampa sia entrata che in uscita, con un impatto devastante anche in superficie».

E il Parco Sud?

«Siamo molto perplessi. Mi sembra che l’amministrazione cerchi, nel Pgt, di sottrarlo alle grinfie degli immobiliaristi ma il meccanismo di assegnare diritti edificatori da usare altrove alle aree del Parco, in cambio della loro cessione, non può funzionare».

Perché?

«Autorizza nuove volumetrie forse ingestibili per la città. Inoltre, già oggi molte aree agricole sono pubbliche e non sono in condizioni migliori di quelle private. Non è detto che la proprietà pubblica consenta il rilancio dell’agricoltura se non c’è dietro (e non c’è) un progetto preciso che preveda, accanto alla produzione, una integrazione con la città: poter mangiare fuori la sera, fare agriturismo e così via. Ad ogni modo, il pericolo maggiore per il Parco viene dalla Provincia, che intende rosicchiarlo consentendo nuove costruzioni nella aree di frangia. Già con il centrosinistra la Provincia cercò di modificare i confini del Parco, ci sono pressioni in atto da tempo».

la Repubblica ed. Milano

Case per 500mila abitanti e grattacieli nei parchi per far crescere la città futura

di Alessia Gallione

È la cartolina spedita dalla Milano del 2030. La nuova città modellata dalle regole del Pgt. Una città con 490mila abitanti in più e 24 nuovi quartieri che nasceranno al posto di binari ferroviari abbandonati e caserme: otto milioni di metri quadrati di superficie da reinventare e su cui, come nel caso dello scalo Farini, le case si trasformeranno in grattacieli per lasciare spazio a un Central park. Perché il documento che è uscito da sette mesi di battaglia in aula, è un piano che ha raddoppiato la quantità di verde (da 1 milione e mezzo a 3 milioni di metri quadrati di giardini aggiuntivi) e 35mila case a prezzi accessibili. Una città che non avrà più un solo centro, ma 88 piccoli "distretti" dove a non più di dieci minuti a piedi dalla propria abitazione si troveranno i servizi necessari: dalla fermata del metrò alla scuola. Una città dei sogni? Forse. Il Pgt traccia ambizioni lasciando irrisolti dubbi: dai soldi pubblici necessari per aumentare i trasporti e i servizi (all’appello mancano almeno 7,7 miliardi), alla capacità del pubblico di trasformarsi davvero in un regista del futuro sviluppo fino al destino del Parco Sud.

I NUOVI QUARTIERI e il verde

La mappa del Pgt ne individua 24, compreso il milione di metri quadrati a Rho-Pero di Expo. Alcuni hanno già una vocazione: a Stephenson, dove si potrà edificare molto, il Comune vorrebbe veder sorgere una novella Défense con uffici e negozi. Sull’ex scalo Farini sono le abitazioni che svetteranno attorno al parco da 400mila metri quadrati. E poi la stazione di Porta Genova, dove costruire atelier e spazi espositivi legati al design e la Bovisa che immagina una cittadella scientifica e tecnologica. Su altre aree sarà il tempo a tracciare la via anche se rimane irrisolta la destinazione di Porto di Mare. Sulla carta dovrebbe ospitare la Cittadella della giustizia, ma il Pgt stralcia il Tribunale dalle zone da riqualificare e non risolve il futuro di San Vittore. Dopo il voto, il Pgt è diventato un po’ più verde. Adesso, per ogni nuovo quartiere, è specificata la percentuale da riservare a parchi in proporzione alla grandezza: in tutto 3 milioni di metri quadrati in più. Dai 4.126 metri quadrati alla caserma XXIV Maggio al 65 per cento dell’area di Farini. Palazzo Marino, però, fa promesse ambiziose e nel 2030 sogna 22 nuovi parchi grandi come dieci Sempione in più.

LE CASE LOW COST

Si chiama housing sociale. Tradotto: nuove case per chi non è abbastanza ricco per i prezzi di mercato e non così povero per un alloggio popolare. Nei quartieri ne sono state previste 25.832 in più. Appartamenti da 75 metri quadrati in media in ogni zona rigenerata: dai 103 di Rogoredo ai 3.400 alla Santa Barbara. Secondo le stime dell’assessore Carlo Masseroli altre 10mila potrebbero nascere in altre parti della città.

I TRASPORTI

Il tunnel sotterraneo Expo-Linate è stato "stralciato" e spostato sul documento dedicato ai trasporti, rimanendo però negli obiettivi della giunta. Il Pgt però immagina una rete che, per ora, è una scommessa. La "Circle line", la linea ferroviaria da Rho-Fiera a San Cristoforo, sarà in parte ripagata con le operazioni immobiliari sugli ex scali. Dovrebbe funzionare già nel 2015 insieme alle linee 4 e 5 del metrò; per il 2030, invece, sono previste altre sei linee di trasporto pubblico. Dove si troveranno i soldi necessari?

I DISTRETTI

La città viene suddivisa in 88 piccoli quartieri. In ognuno il consiglio comunale individuerà i servizi da far nascere in base alle necessità con l’obiettivo di avere tutto vicino a casa. Il catalogo di cosa può essere considerato servizio è lungo e contempla non solo impianti sportivi e scuole, ma anche negozi di vicinato, orti urbani, e residenze temporanee per studenti.

IL PARCO SUD

I consiglieri comunali hanno voluto che fosse scritto chiaramente: sui 42 milioni di metri quadrati di parco Sud non si potrà costruire. I diritti volumetrici sono solo virtuali e saranno trasferiti in altre zone della città. Ma il pericolo cemento rimane perché la Provincia, che dovrà redigere i Piani di cintura, ha il potere di proporre nuove regole prevedendo anche la possibilità di edificare.

Nota: su questo sito, il riferimento è evidentemente all'ampia documentazione sull'iter del piano contenuta nlla cartella Milano; in particolare si vedano fra gli ultimissimi contributi quelli di Sergio Brenna e di Luca Beltrami Gadola(f.b.)

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