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Ugo Mattei
Mezzo milione
18 Maggio 2010
Articoli del 2010
“Il primo mezzo milione di firme è un segno che va oltre l'acqua”. Il manifesto, 18 maggio 2010

Potrebbe essere stata raccolta in uno dei banchetti lungo l'itinerario della marcia per la pace Perugia-Assisi la simbolica firma 500.000 (mezzo milione) che ci consente di entrare in una nuova fase della nostra campagna per l'acqua bene comune. Naturalmente continueremo a raccogliere firme fino al 21 luglio perché il peso politico è direttamente proporzionale al loro numero, ma registriamo che finora si è fatto meglio che per l'aborto e il divorzio.

«Mission accomplished», «missione compiuta», verrebbe da dire evocando la follia di bushiana memoria, nel giorno in cui, significativamente assente Emergency cacciata da Kabul, si ritorna a parlare di una guerra assurda prima ancora che incostituzionale. Una guerra di aggressione, camuffata da missione di pace, di cui i nostri politici parlano oggi solo perché ha lasciato sul terreno altri due militari italiani. Dimenticando i tanti civili afghani uccisi e i quattro milioni di euro al giorno che ci costa.

«Missione compiuta», dunque, quanto meno dal punto di vista delle forme giuridiche necessarie per investire la Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei tre referendum con i quali il popolo italiano ha la possibilità concreta di invertire la rotta sull'acqua, rifiutando la teoria e la prassi della privatizzazione dei servizi pubblici e del bene comune. Certo la battaglia è ancora lunghissima e sarà molto difficile vincerla in un'Italia in cui un altro bene comune fondamentale, quello della libera informazione critica, è stato già privatizzato da molto tempo. Infatti il 1994, anno della legge Galli che rende possibile la gestione privata del Servizio idrico integrato, è anche l'anno della discesa in campo di chi della libera informazione (tanto pubblica che privata) e della Costituzione che ripudia la guerra ha fatto più di altri strame. Presto i lettori dei giornali "normalizzati" che hanno fatto la fila ai banchetti del Forum cominceranno a domandarsi perché di quelle file non si dia alcuna notizia. Presto ci si domanderà perché ai talk show televisivi si parli di ogni rissa politica e non si dia invece conto di questa straordinaria mobilitazione democratica.

Il primo mezzo milione di firme è un segno che va oltre l'acqua. Dimostra che rispetto, inclusione, condivisione e pace possono prosperare soltanto all'interno di un settore pubblico efficiente, attento al bene comune e non colluso con gli interessi privati. Sostiene Ronchi che solo i privati possono apportare i 4-5 miliardi annui necessari per ristrutturare i nostri acquedotti e che quindi la loro gestione «va messa a gara». In verità nel decennio successivo all'entrata in vigore della legge Galli e della sua logica del profitto gli investimenti nel settore sono crollati e le tariffe aumentate.

In un paese in cui non dominasse il Caimano si "metterebbe a gara" lo spettro delle frequenze (un bene pubblico sovrano, secondo la definizione della Commissione Rodotà) che rende oggi alla collettività 50 milioni l'anno, a fronte dei 5 miliardi di sterline che la Gran Bretagna vi ricava annualmente. Ecco qui oltre quattro miliardi di denaro pubblico per riparare gli acquedotti, cui aggiungerne immediatamente un altro abbondante da dare magari alla scuola: quello che ci costa la carneficina afghana.

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