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Gabriele Polo
Mezza opposizione
8 Luglio 2008
Articoli del 2008
Contrastare l’aggressione alla giustizia è necessario, ma è tutt’altro che sufficiente: devastano anche su altri fronti. Il manifesto, 8 luglio 2008

Comunque vada non saranno i guai giudiziari a far cadere Berlusconi dal piedistallo. Come accade da quattordici anni a questa parte. Ora, nella «doppietta» decreto bloccaprocessi-lodo Alfano, il premier può optare persino per la seconda ipotesi, facendo contenti i suoi alleati e fornendo al Pd l'apparenza di un punto da incassare. A dover scegliere il male minore, l'impunità temporanea per «le alte cariche dello stato» è sicuramente l'opzione preferibile. Ma sempre «male minore» è.

La vicenda conferma come la via giudiziaria al cambiamento politico sia un'illusione, ma - soprattutto - quanto sia sbagliato concepire la lotta al berlusconismo come battaglia che si risolve in una persona sola e nelle sue malefatte. Per quanto sia potente la persona e grave il malaffare. Un riduzionismo che, prima, ha costruito un'alleanza elettorale dal respiro corto come quella dell'ultimo governo Prodi e ora ha ridotto l'opporsi parlamentare al puro contrasto delle leggi ad personam predisposte dalla maggioranza del presidente del consiglio.

Così la prima manifestazione di massa contro un governo ignobile è costretta a muoversi sulle sabbie mobili di uno scambio tra le due modalità diverse messe in campo per garantire l'impunità berlusconiana, mentre il Pd si accontenta (per simularsi in vita) di un'innocua raccolta di firme in attesa di una piazza che verrà. Tra tre mesi, forse.

Nel frattempo Maroni prende impronte, Tremonti propaganda la sua carità ai poveri, il duo Brunetta-Sacconi smantella in via definitiva i diritti del lavoro, la Russa fa la guerra, Scajola predispone affari nucleari. In pochi vedono in queste politiche concrete l'essenza del berlusconismo; in pochissimi (e sparpagliati) provano a opporvisi. I più inseguono le vicende pecorecce dell'imperatore e dei suoi cortigiani o pensano di poterle esibire come prova d'indegnità a un'opinione pubblica ormai rotta a tutto o quasi.

Scendere in piazza è un atto lodevole e c'è da sperare che la manifestazione di oggi vada bene, che sia un augurio per il futuro. Ma è pericoloso ridurre la portata dell'iniziativa guardando solo la punta dell'iceberg: il problema dell'iniziativa contro «il ritorno del Caimano» non è in ciò che dice, ma in quel che non dice. Nel lasciare ai margini, ad esempio, i temi economici e sociali. Nell'ignorare che l'uso privato e affaristico della cosa pubblica è la forma che riveste la sostanza della trasformazione delle persone in merci, dei cittadini in sudditi. Una mezza opposizione.

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