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Francesco Saponara
Metro «fantasma» di Parma La Procura apre un’inchiesta
10 Agosto 2010
Altre città italiane
Un episodio di follia territoriale, esploso per una denuncia di “Insurgent city” (ed eddyburg). L’Unità, 10 agosto 2010

Trenta milioni di spesa per una metropolitana che non vedrà mai la luce. Succede a Parma dove il Comune ha rinunciato ad un progetto approvato e finanziato. Sullo sfondo i movimenti di una cricca molto sospetta.

A Parma la procura apre un’inchiesta sul caso del metro leggero, opera prima progettata, poi finanziata dal governo, ma che non verrà mai realizzata. L’indagine punta su possibili appalti truccati e all’ipotesi di danno allo Stato ad opera del Comune di centrodestra. E sullo sfondo di una storia complicatisisima si muove anche un personaggio di primo piano del caso Anemone, Ettore Incalza. Il contestato progetto voluto dall’ex sindaco Elvio Ubaldi, e poi scartata dal suo successore e delfino Pietro Vignali, sembrava ormai essere una pratica archiviata. Invece nei mesi scorsi la Finanza aveva sequestrato documenti al ministero delle Infrastrutture, nel Comune e nella sede della società MetroParma e si era accorta che più di 30 milioni di fondi pubblici saranno comunque spesi per finanziare un progetto che non vedrà mai la luce. Questo perché l’iter dell’opera era già molto avanzato quando Vignali ha gettato la spugna e si è «accontentato» di incassare 80 milioni invece dei 190 previsti per una grande opera sulla quale, da anni, si scontrano l’opposizione di centrosinistra da una parte e le amministrazioni di centrodestra dall’altra.

L’epilogo nella primavera scorsa con un niente di fatto avallato dal ministero. A farne le spese sarà soprattutto la ditta appaltatrice, la Pizzarotti, che incasserà “solo” i 22 milioni della penale, mentre gli altri finanziamenti andranno a coprire le spese sostenute da MetroParma (circa 12 milioni), società costituita per seguire l’iter progettuale. La procura vuole capire se le somme, che verranno rimborsate, sono state gonfiate e se gli incarichi sono stati assegnati regolarmente. Diversi i filoni di indagine, in particolare quello del ruolo ricoperto da Incalza, già coinvolto nel caso Anemone, per due anni dirigente di MetroParma e al tempo stesso consulente del ministro parmigiano Lunardi. «Incalza è diventato amministratore di MetroParma due settimane prima dell’approvazione del progetto definitivo – ha spiegato l’avvocato Arrigo Allegri che ha presentato cinque esposti alla Corte dei Conti – da un lato era consigliere di Lunardi, dall’altro amministratore di MetroParma», sottintendendo con questo un possibile conflitto d’interessi. «Quando Lunardi ha cessato l’incarico di ministro nel 2006 – ha aggiunto Allegri – Incalza è diventato capo della struttura tecnica di missione che per il ministero delle Infrastrutture era chiamata ad approvare i progetti, rimanendo in carica fino al 2008 nella duplice veste di “controllore e controllato”». E questo fino all’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione della metro a Pizzarotti, Coopsette e Ccc. Un’ambiguità dei ruoli che potrebbe aprire scenari nuovi e su cui la procura indaga anche se per ora nessuno ha ricevuto avvisi di garanzia e le ipotesi di reato non sono così nitide.

Incalza, un passato socialista e oggi braccio destro di Altero Matteoli, avrebbe acquistato una casa a Roma grazie agli assegni di Anemone. Le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che nel luglio del 2004, una provvista di 520 mila euro messa a disposizione da Anemone e trasformata da Zampolini in 52 assegni circolari dell'importo di 10mila euro ciascuno, pagò l'acquisto di oltre la metà dell'appartamento che Incalza volle per la figlia e suo marito a Roma, in via Gianturco 5: cinque vani con cantina al secondo piano di un palazzo a ridosso del Lungo Tevere a pochi minuti da piazza del Popolo.

Qui l’articolo di Andrea Bui per eddyburg

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