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Ilaria Carra
Meno auto, più pedoni piazzale Loreto cambia vita
27 Aprile 2014
Milano
Una politica di spazi condivisi della mobilità e degli ambiti pubblici in rete, alla base delle politiche urbane, privilegiando il ruolo del sistema dei flussi rispetto a volumi e funzioni.

Una politica di spazi condivisi della mobilità e degli ambiti pubblici in rete, alla base delle politiche urbane, privilegiando il ruolo del sistema dei flussi rispetto a volumi e funzioni. La Repubblica Milano, 27 aprile 2014, (f.b.)

Piazzale Loreto cambierà volto. Da slargo informe e invaso dal traffico diventerà una vera piazza più legata alla città. Con attraversamenti pedonali, senza togliere troppo spazio alle auto. E il mezzanino del metrò che potrebbe diventare open air. È il futuro che il Comune sta immaginando per ricucire lo storico rondò e luogo simbolico al resto della città. In particolare a viale Monza e a via Padova. Un piano che si sta studiando ora, che prenderà forma dopo l’Expo, per riequilibrare i flussi in un piazzale che oggi, al 56 per cento, è occupato dal traffico automobilistico e per un quarto è considerata terra di nessuno. Per l’urbanista del Politecnico Gabriele Pasqui «piazzale Loreto da linea Maginot deve tornare a essere uno spazio pubblico».

È l’ultimo tassello di un piano con cui si stanno rimodellando molte piazze cittadine all’insegna della vivibilità. La giunta punta a riscoprire le piazze, è il mantra. E così piazza XXV Aprile, con la nuova Gae Aulenti, entrambe pedonali, sono già entrate nelle abitudini dei milanesi. Piazza Castello, di fatto, è già stata liberata dai motori. In piazza XXIV Maggio, poi, sono in corso i lavori per renderla semipedonale, in vista di Expo. Trasformazioni urbanistiche in centro, ma anche fuori: in piazza Leonardo da Vinci da un anno non transitano più motori davanti alla storica sede del Politecnico. E la prossima missione dell’amministrazione, tra un anno, sarà ripensare piazzale Maciachini, oggi solo snodo viabilistico e poco luogo di socialità.

Da slargo informe e caotico a piazza urbana viva e vissuta dalla città. Con più spazi e attraversamenti pedonali, senza togliere troppo spazio alle auto visto lo snodo, strategico, nello scacchiere degli spostamenti cittadini. E un mezzanino del metrò che potrebbe diventare a cielo aperto. È il futuro che il Comune sta immaginando per piazzale Loreto. Obiettivo: ricucire lo storico rondò al resto della città. Uno dei progetti del più ampio “piano piazze” che l’amministrazione sta realizzando. Il progetto è di rendere piazzale Loreto meno “autocentrico”, sganciandolo dalle necessità del traffico secondo l’impostazione classica degli anni Sessanta: auto sopra, metropolitana sotto, pedoni attorno, livelli tutti sganciati. Si cambia filosofia. Questo è il sogno di Palazzo Marino per uno degli incroci più affollati, che è stato tribunale partigiano, luogo simbolo nella storia di Milano.

Ci stanno lavorando gli esperti dell’Amat (Agenzia mobilità ambiente territorio, società del Comune) assieme a un team di consulenti di Mobility in chain. Oggi il 56 per cento del piazzale è occupato dal traffico automobilistico, il 25 per cento è considerato terra di nessuno e il 19 per cento, di fatto i marciapiedi intorno al rondò, ha una vocazione pedonale. La missione è garantire più o meno gli stessi flussi di traffico (49 per cento), assicurano i tecnici, ridisegnandoli. Ma raddoppiare gli spazi pedonali e abbattere al 5 per cento la porzione di piazza inutilizzata. Già due anni fa, d’estate, si era tentato un esperimento. Sul modello della newyorkese Columbus Circle: una rotatoria «obbligata», con l’interruzione della linea continua che unisce corso Buenos Aires a viale Monza attraversando la piazza.

Il nuovo progetto, ancora in divenire e da realizzare dopo l’Expo — anche perché servono almeno dieci milioni, tutti da trovare — , potrebbe mantenere questa impostazione. Oppure, è ancora da decidere, contemplare ancora l’attraversamento delle auto da un capo all’altro ma creando spicchi pedonali tra via Padova e via Costa e da viale Monza a viale Brianza. «Il progetto nasce per ridare centralità alla mobilità pedonale — spiega Federico Parolotto di Mobility in chain — oggi lo spazio centrale non è attraversabile, non è fruibile: il pedone passa o sotto usando il metrò oppure deve circumnavigare la piazza. Per questo l’idea è di rendere pubblici e senz’auto alcuni spazi a ridosso degli edifici per garantirne una migliore fruibilità».

Nel piano, c’è anche l’idea di aprire il mezzanino del metrò, magari con delle vetrate, per dare respiro al piazzale. Un progetto che ha anche una valenza sociale, secondo l’amministrazione: ricomporre la frattura con le vie intorno, specie via Padova e viale Monza. «Un’iniziativa su cui inizieremo a lavorare seriamente dopo l’Expo — spiega l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran — per recuperare una delle piazze che abbiamo lasciato diventare uno svincolo: il nostro non è solo un progetto di mobilità ma un lavoro urbanistico, e anche sociologico».

Più spazio alle persone, quindi. Per riappropriarsi di pezzi di città. Loreto sarà solo l’ultimo passo del processo che la giunta arancione ha avviato in città. L’esempio che secondo molti osservatori è più riuscito, in questo senso, è quello già terminato in piazza XXV Aprile, dove si è creato un asse naturale con piazza Gae Aulenti, a Porta Nuova, ormai entrato nelle abitudini di passeggio e passaggio dei milanesi. Dopo anni di ritardo nella consegna di un par- cheggio sotterraneo che ha fatto dannare il quartiere, oggi quella piazza è tornata viva. Una rivoluzione sta trasformando anche piazza Castello, già di fatto pedonale nelle strade intorno alla fortezza, anche se l’ufficialità si avrà con l’inaugurazione nel weekend del 10-11 maggio. Un esperimento, anche questo, per rianimare l’area con eventi e all’insegna della mobilità sostenibile, del basso impatto ambientale, della vivibilità. Accadrà, parzialmente, qualcosa di simile anche in piazza XXIV Maggio: è qui che, nel più ampio progetto di riqualificazione della Darsena in chiave Expo, si sta lavorando per rendere semipedonale la piazza sotto l’arco neoclassico del Cagnola. Zero auto al centro, solo mezzi pubblici e taxi, e uno spicchio d’acqua del Ticinello che verrà riscoperto per abbellire la piazza.

Riconcepire gli snodi cruciali della città. In centro anche piazza Sant’Ambrogio sta per riaprire al pubblico, senz’auto e con una nuova pavimentazione, dopo quasi dieci anni di palizzate per il contestato progetto di box sotto la basilica. E il Comune, in piazza Missori, vorrebbe creare un’ampia aiuola verde al centro, anche se non tutti i residenti sono d’accordo.

Fuori dal centro si è intrapresa una strada simile, l’anno scorso, anche in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico. Stop ai motori davanti all’ingresso della sede storica dell’università, con il Comune pronto a condividere il progetto di un «campus sostenibile» di Politecnico e Statale, che punta ad alleggerire il quartiere dal traffico: aree pedonali, zone 30 e mobilità dolce nell’area intorno all’università, tra le vie Celoria, Ponzio e Bonardi. Una grande isola ambientale che nei prossimi mesi dovrebbe vedere la luce. Infine, dopo Loreto, la prossima sfida fuori dal centro sarà dare una nuova forma ai flussi di traffico di piazzale Maciachini. Altro snodo percepito quasi “ostile” e staccato, da ricollegare, anche socialmente, al resto della città

“È una linea Maginot che si può trasformare in cerniera urbana” (intervista a Gabriele Pasqui)
«OGGI piazzale Loreto funziona come snodo viabilistico ma non come spazio pubblico». Per Gabriele Pasqui, direttore del dipartimento di Architettura e Studi urbani al Politecnico, il progetto del Comune di «metterci mano è un’idea molto interessante ».

Pasqui, che ruolo devono svolgere le piazze oggi?«La piazza deve smettere di essere solo un luogo di passaggio e deve tornare a essere un luogo di socialità. Un’agorà. Più un punto di incontro, come in passato. Certo, senza esagerare».

Quali sono i rischi?«Nel caso di piazzale Loreto, non si possono sconvolgere troppo i flussi di traffico, altrimenti si rischia di bloccare tutto. Ma abbattere questa sorta di linea Maginot che si è creata negli anni è un’ottima idea».

Come si deve fare?«Deve diventare un luogo di cucitura urbana. Vanno creati ambiti che siano fruibili non solo alle auto. Quindi un recupero della pedonalità, verso la quale negli anni, a ogni progetto, ci sono state alzate di scudi, come in via Dante, ma poi se n’è apprezzato il valore».

Sono trasformazioni che hanno impatti sui cittadini?«Non ho mai pensato che un progetto per quanto bello determini i comportamenti, ma credo che ripensare gli spazi possa permettere alle persone di reinventarne usi diversi».

Cambiamenti così possono anche avere una sorta di valenza sociale, come nel caso di piazzale Loreto verso via Padova e viale Monza?«Una maggiore permeabilità tra corso Buenos Aires e le grandi vie che partono verso l’esterno non credo che di per sé garantisca integrazione sociale, ma è un modo per interconnettere spazi oggi separati. O percepiti tali».

Ma più spazi pedonali è l’unico modo per ridare dignità a una piazza?«Sedute, panchine, la possibilità di un incontro a un ritmo più lento, ripresa di urbanità. E il ridisegno dello spazio pubblico che già esiste, magari su giardini poco usati perché ostili».

Ci sono altri progetti in questo senso che ricorda in città?«In corso di realizzazione o appena realizzati sì. Come molti punti lungo la circonvallazione delle mura, da piazza XXIV Maggio a piazza XXV Aprile, snodi che sono diventati già anche potenziali luoghi di socialità».

Ci sono altri snodi viabilistici “ostili” in città?«Piazzale Maciachini, ma anche piazzale Lotto. Ambiti già socializzanti in sé, snodi di trasporto pubblico e privato. Ma dove come uso dello spazio si potrebbe lavorare molto per renderli meno slarghi e più piazze».

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