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Gianni Santucci
Megastore, rock e opere liriche: cambia San Siro
16 Novembre 2009
Milano
Superluoghi in pratica, se mi si concede: auspicabilmente urbani, integrati in un quadro di sviluppo. Corriere della Sera ed. Milano, 16 novembre 2009 con postilla (f.b.)

La star della musica italiana sarà Luciano Ligabue. E poi il gruppo che ha fatto la storia dell’heavy metal, gli AC/DC. Si sta definendo in queste setti mane il programma dei concer ti per la prossima estate a San Siro. Con una novità: una delle cinque date sarà riservata all’opera lirica, l’intero campo trasformato in palcoscenico per il «Nabucco» o il «Renzo e Lucia». Eventi che richiameranno al «Meazza» centinaia di migliaia di persone. E che allo stesso tempo disegnano il futuro dello stadio: la stessa erba può essere calpestata da Milito e Ronaldinho; dagli All Blacks; dal pubblico metallaro degli AC/DC; da soprani e tenori. Impianto «multi-evento», come vuole la moderna filosofia di gestione degli stadi europei. Il modello sono loStade de Francedi Parigi e l’ AmsterdamArena .

Inter, Milan e Comune stanno programmando gli interventi per portare San Siro a quel livello. I nuovi lavori parti ranno tra qualche mese.

L’entusiasmo degli 80 mila spettatori che sabato pomeriggio hanno assistito a Italia-Nuova Zelanda di rugby sarà una spinta in più sulla strada del nuovo San Siro. A partire da una certezza: «Le fonda menta dello stadio sono ancora quelle di ottant’anni fa — riflette Alfonso Cefaliello, amministratore delegato del Consorzio San Siro 2000 in quota Milan — ma il 'Meazza' dimostradi essere flessibile per ospitare eventi al massimo livello». Co me dire: storia e futuro. Una miscela in grado di rendere unico un evento (che sia concerto o partita di calcio) se la cornice è San Siro. «La prova del rugby — spiega Pierfrancesco Barletta, amministratore delegato del Consorzio per l’Inter — dimostra che lo stadio, quando non ci sono partite di calcio, può essere aperto ad altre iniziative che da una parte rappresentano un’occasione e un servizio per la città, dall’altra aumentano i ricavi dell’impianto ». La sfida dei prossimi anni: aumentare i servizi perrendere San Siro più moderno e accogliente.

Il programma dei prossimi mesi prevede: ristrutturazione dell’intera copertura (a partire da giugno); rinnovamento del museo; creazione di due nuovi megastore, uno dedicato all’Inter e l’altro al Milan; quattro nuove salelounge ,più grandi delle attuali, nei settori d’angolo del primo anello; «una nuova offerta di ristorazione — conclude Cefaliello — più ampia sia per quantità, sia per qualità». Serviranno investimenti. E per questo il Comunesta mettendo a punto una modifica nel contratto d’affitto al le due società: oggi Inter e Milan pagano il 50 per centocashe il 50 per cento in opere di ristrutturazione dell’impianto. L’obiettivo è quello di passare a una proporzione 30-70, per aumentare i lavori e puntare a ospitare la finale di Champions League nel 2015.

La società di Massimo Moratti continuerà ad investire in questo progetto a medio termine, anche se non ha ancora abbandonato l’idea di costruire un nuovo stadio di proprietà. «Sabatoabbiamo assistito a un grande evento sportivo — dice l’assessore comunale allo Sport, Alan Rizzi — che ha confermato le eccezionali potenzialità dell’impianto. Stiamo lavorando per renderlo più moderno e fruibile, non solo in occasione delle partite e dei concerti, ma sette giorni su sette».

Col rinnovamento si parte già oggi: questa mattina, dopo la serie infinita di mischie tra Italia e All Blacks, inizierà il rifacimento completo del prato.

Postilla

La prima chiave di lettura è una delle ultime frasi, ovviamente quella che dice “non ha ancora abbandonato l’idea di costruire un nuovo stadio di proprietà ”. Ovvero che il riuso della struttura urbana rischia di essere un “inoltre” e non un “invece”, e quindi siamo ancora dalle parti della pura speculazione, delle corsie preferenziali, dello sprawl suburbano indotto da nuove opere sul territorio aperto ecc. ecc. Potrei anche aggiungerci, nota puramente personale, che ho una sorella che sta da quelle parti (in un raggio di alcune centinaia di metri) e deve suo malgrado seguire da parecchi anni le cronache sportive e dello spettacolo giusto per sapere come organizzarsi la vita, i rientri, le uscite, il sonno.

Ma, escluse queste premesse, rimane una convinzione: è fuor di dubbio che gli operatori delle trasformazioni territoriali, e chi poi le sfrutta per le varie attività, stiano puntando sul modello del grande, a volte enorme, polo multifunzionale attrezzato. Come doveva, e deve, essere evidente che non è più - quantomeno - maggioritario e dominante il modello di erogazione di commercio e servizi spontaneo così come siamo stati abituati a vederlo per generazioni nei nostri quartieri, specie nei centri minori.

Se si vuole evitare che una pura opposizione di principio a questi “mostri” non finisca per rivelarsi un boomerang, probabilmente val la pena iniziare a riflettere sui migliori strumenti ad esempio sovra comunali, ad esempio di coordinamento delle attività, per integrarli nel territorio, favorire una loro collocazione urbano-metropolitana, trasformarli insomma nei limiti del possibile anche in valore aggiunto per la comunità. Anziché annegare nel cemento inutile sognando improbabili età dell’oro, quando si stava peggio ma si stava tanto meglio … (f.b.)

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