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David Allegranti
Marson, cacciatrice di lupi (di sinistra)
27 Maggio 2010
La Toscana di Anna Marson
Un quadro delle idee e degli impegni del nuovo assessore all’urbanistica della Toscana. A cui eddyburg augura buon lavoro. Corriere fiorentino, 28 aprile 2010

C'è una nuova stella in città, anzi in Regione, e c'è una nuova dottrina. È finita l'epoca Conti, ora è il tempo dei professori e dei «volumi zero»: è iniziata l'era di Marylin Marson, l'anti-Conti. Insomma non c'è più trippa, pardon, calcina per i cementificatori. Gli avversari della nuova assessora Anna Marson dicono che è un'«amica di Asor Rosa», Paolo Cocchi su Facebook ha persino scritto che i comitati sono entrati «direttamente nella giunta regionale con la delega all'urbanistica. Una palingenesi... ». Giudizi affrettati, forse, che peraltro scatenano il segretario regionale dell'Idv Giuliano Fedeli: «È finito il periodo in cui si poteva teorizzare che il fine degli amministratori pubblici era quello dei "facilitatori"». Comunque, per ora la Marson assomiglia piuttosto a una nemesi prodotta dalle inchieste--- da Castello a Quadra, a Barberino--- degli ultimi anni, e averla presentata al neopresidente Rossi è forse il maggior successo politico di Pancho Pardi da quando vestiva i panni di Potere Operaio.

NON è la prima volta che la professoressa ricopre un incarico nella pubblica amministrazione. È stata assessore all'urbanistica della Provincia di Venezia dal febbraio 1998 al luglio 1999. Quell'esperienza l'ha raccontata in un libro «Barba Zuchòn town» (Franco Angeli) in cui si narrano le gesta di una urbanista alle prese col Nordest. Barba Zuchòn sta per «zio zuccone» e indica quei veneti un po' tardi e gran lavoratori, «così bravi a produrre e commercializzare merci», ma rivelatisi anche abili «a distruggere in modo difficilmente reversibile questo territorio un tempo decantato per la sua armonia». E come hanno fatto i «Barba Zuchòn che ci amministrano --- si chiede lei nell'introduzione --- a non accorgersi di incoraggiare la distruzione del patrimonio di noi tutti, anziché prevenirla? ». Chissà, magari fra cinque anni l'assessora scriverà qualcosa sui Barba Zuchòn toscani, anche se a dire la verità per quegli amministratori pubblici colpevoli, a suo dire, di svendere il territorio, un nome gliel'ha già affibbiato in quel saggio pubblicato dall'università tedesca di Giessen: marionette. Ecco, «Marionette town», come suona?

Alla fine del mandato, nonostante avesse redatto e portato all'adozione il piano territoriale provinciale di Venezia, la Marson non proseguì il lavoro nella giunta successiva, «per il mio rifiuto di iscrivermi a un partito come condizione per la conferma. Come noto, sono infatti i partiti a proporre i componenti di una giunta; persone non organiche a un partito, usualmente definiti "tecnici", vengono proposti soltanto quando c'è qualche problema di legittimazione tecnico-politica da affrontare». Lei, che arriva nella giunta come «tecnica » indipendente, seppure in quota Idv, sembra non fidarsi troppo dei politici, come scrive nel suo intervento al volume collettaneo «Più piazze, meno cemento. L'impegno della Cgil vicentina per restituire la città alla società. "Il caso Dal Molin"», Ediesse, a cura di Oscar Mancini, già segretario della Cgil di Vicenza: «Gli schieramenti politici non sempre rappresentano una garanzia, in quanto interessi concreti e di parte tendono troppo spesso a scomporli, ad attraversarli influenzandone le posizioni e le decisioni. Non si può quindi lasciare l'urbanistica ai tecnici (e i tecnici ostaggio dei politici)». Ma tutto sommato sembra essersi divertita a fare l'assessore provinciale. «Spesso --- scrive in "Barba Zuchòn town" --- mi sono sentita, in quest'ambiente politico- istituzionale, quale Alice nel paese delle meraviglie, circondata da relazioni e avvenimenti tra il misterioso e lo strampalato».

Sostiene la Marson che il territorio non è solo un fattore d'attrazione per nuove attività produttrici di reddito, ma anche «parte del nostro corpo e del nostro modo di essere: noi siamo ciò che mangiamo, siamo i luoghi che viviamo, siamo plasmati dalle interazioni sociali che i luoghi fisici possono facilitare od ostacolare. Bevendo o mangiando elementi inquinati, i nostri corpi si ammalano; vivendo in luoghi privi di senso, privi sia di razionalità rispetto alle diverse esigenze degli esseri umani (che come noto differiscono da quelle della rendita fondiaria) che di poesia, tendiamo a diventare simili a essi » (Più piazze, meno cemento). Non è dunque difficile capire il perché di quel giudizio sprezzante sui sindaci di San Casciano e Montespertoli. Nella relazione «Territorio» scritta per il convegno del 2006, «Federalismo e partecipazione», la neo assessora sostiene che l'insediamento della Laika è un esempio di «cattive pratiche» ordinarie nel trattare a nome dell'interesse collettivo progetti rilevanti di trasformazione del territorio. «La legge Lupi proposta dall'ultimo governo Berlusconi è quotidianamente anticipata, duole dirlo, dall'azione dei numerosi "lupi di sinistra" che popolano il nostro territorio e soprattutto le nostre istituzioni locali». Proprio contro la legge Lupi, insieme al suo compagno, l'urbanista Alberto Magnaghi, la Marson ha scritto un saggio per il libro a più mani «La controriforma urbanistica» (Alinea), definendola un «disegno di de-regolazione generalizzata», che nega la partecipazione dei cittadini, che promuove l'erosione di suolo, mentre per Magnaghi & Marson «il principio del blocco dell'ulteriore consumo di suolo è indispensabile per consentire la riqualificazione del tessuto urbanizzato esistente».

«Lupi» o «marionette» che siano, in Toscana per la Marson non mancano. Marionette sono gli amministratori locali che hanno gestito, «senza alcuna riflessione pubblica e senza consultarsi né con il Consiglio né con la popolazione», l'affaire Laika, l'azienda di camper che sta costruendo un capannone di 326 mila metri cubi a San Casciano. «Chi ci perde e chi ci guadagna? E quanto ci guadagna la Laika? Se facciamo due conti, da un lato il plusvalore fondiario realizzato qui e con lo stabilimento dismesso, dall'altro una vaga promessa di mantenimento dell'occupazione e sicuri effetti negativi sui valori degli immobili residenziali e rurali già esistenti in zona, nonché sull'attrattività turistica di tutta la zona circostante, il saldo appare decisamente negativo».

Ma non c'è solo la salvaguardia del paesaggio toscano nella dottrina Marson. Il 25 agosto 2009 la professoressa --- anche firmataria di un appello degli urbanisti italiani contro l'allargamento della base Usa Dal Molin--- incontrò a Vicenza don Albino Bizzotto, al suo settimo giorno di digiuno di protesta. «Non so quale testa malata--- disse---sia arrivata a ipotizzare una base militare all'interno di un territorio densamente urbanizzato, ai confini di una città storica e compatta qual è una città tradizionale. In questa base c'è la scelta sciagurata della localizzazione, di aver accettato inconsapevolmente, con ignoranza, il fatto che essa è diventato un esempio di come ormai la guerra si faccia ovunque». Tremate lupi, marionette e Barba Zuchòn, la Marson è tornata!

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