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Fabrizio Bottini
Malpensa Factory Outlet
13 Luglio 2005
Padania
Per ora ci sono ancora i prati del Parco Ticino, con qualche villetta e i Jumbo Jet che rombano sopra la testa. Forse, tra qualche tempo, un grande insediamento chiamato Business Park, e dentro l'ormai indispensabile villaggio della moda, del divertimento, dello shopping. Un disastro (fb)

“Là dove c’era l’erba, ora c’è una città”, cantava nostalgico Celentano negli anni Sessanta. Sembrava già un’apocalisse allora, ma adesso credo nessuno si stupirebbe più di tanto, ascoltando versi che suonano più o meno: “Là dove c’era l’erba, ora c’è una schifezza”.

Perché una città (come cantava il socio Gaber) è anche bella, grande, viva, allegra, piena di case e di negozi, con tanta gente che lavora ecc. Una schifezza invece è solo una schifezza, e può essere al massimo “grande”, e “con tanta gente”. In fondo lo sappiamo anche quando stiamo a guardare, abbastanza entusiasti, le accattivanti prospettive dell’ultimo arrivato nella sterminata famiglia dei centri poli-super-mega-funzionali-integrati. Verde, superfici lisce e tonde, colori pastello, atmosfera che suggerisce flusso, ma anche pace e tranquillità fra i piazzali dei parcheggi e le zone di sosta ai piedi di qualche luccicante curtain-wall ingentilita da un portico neoqualcosa. Poi iniziano i lavori, o movimenti terra, il cantiere, mesi di fango, strade sbarrate, lamiere ondulate, e alla fine l’inaugurazione, con o senza cabarettista, comico, starlet nazionalpopputa sgambettante.

E puntuale, sgombrati i bicchieri di carta e i consiglieri d’amministrazione festeggianti appare lei, la Schifezza: ettari di parcheggio che sembrano progettati dallo stratega di Little Big Horn in quanto a vie di fuga, e lontani all’orizzonte i luccicanti padiglioni che invitano (sono pensati apposta) a fuggire all’interno, dove la Schifezza non si vede più. Questa roba la chiamano città, e ci aggiungono sempre “di” qualcosa: città della moda, città degli affari, cittadella degli spacci. Ma è sempre la solita solfa: uno svincolo, un parcheggio, uno spazio costruito completamente rivolto all’interno. Altro che città.


La zona dell'Outlet con gli svincoli ai margini del Parco Ticino Lo stato di fatto di Gallarate Sud lungo la superstrada dell'Aeroporto

Tutta questa lamentela, per finire alla non-notizia: ci stanno per propinare l’ennesimo factory outlet, stavolta collocato nel bel mezzo di Malpensa, ovvero del polo di attrazione che campeggia negli studi sul bacino di utenza di tutti gli altri. La cosa curiosa (se qualcuno ha delle curiosità in proposito) è che a quanto pare si tratta di struttura non commerciale, o che almeno dovrebbe essere a mille miglia dalla tipologia della grande distribuzione, inserita nel cosiddetto Business Park di Gallarate, una delle grandi strutture di complemento allo sviluppo territoriale previsto dal Piano d’Area Malpensa. E “grande” è dir poco, visto che l’idea parte robustamente a fine anni ’80 con qualche milione (avete letto giusto) di metri cubi, che si riducono via via a centinaia di migliaia negli anni, mentre cambiano e/o si precisano le funzioni.

L’area sta ai confini meridionali del comune di Gallarate, confini che segnano anche insieme l’inizio dell’area compatta di urbanizzazione Bu-Ca-Le (Busto Arsizio, Castellanza, Legnano), e quella del Parco Ticino. Dal punto di vista infrastrutturale la zona si caratterizza per la “V” definita dalla Statale 33 del Sempione in entrata a Gallarate, dalla superstrada 336 che connette l’Autolaghi all’HUB, e dallo svincolo Busto Nord che le collega tra loro e alla viabilità locale.

Non vale la pena ripercorrere qui la cronologia del Business Park, per cui si rinvia ai documentati articoli della stampa locale. Vale la pena invece di sottolineare come le due paroline magiche, Factory Outlet, non diano alcun risultato se digitate sul sito dello stesso periodico online. Segno che, forse, questa dell’outlet è una pensata recente per tentare di indorare la supposta. È vero, ahimè, che il trucco spesso funziona, visto che proprio a Serravalle si è inaugurata la serie italiana di questa tipologia commerciale piazzando un villaggio della moda là dove non poteva starci un centro commerciale tradizionale. Il tutto, guarnito dalle pur abituali sottolineature di come si tratti di insediamento ad alta qualità (quale? l’arredamento?), che non fa concorrenza alle botteghe del centro (altro errore), e che arricchisce l’offerta turistica del territorio.

Come ci informa il sito del promotore, la Insviluppo, “La previsione è di realizzare 20.800 mq. di negozi destinati soprattutto alla Moda, insieme a Bar, ristoranti e spazi per l’intrattenimento”. I bacini di utenza potenziale, sull’isocrona dell’ora e dei novanta minuti, coprono i soliti, sterminati territori di caccia al cliente. Altrettanto solito, il fatto di ignorare (a meno che il sito non sia piuttosti vecchio) come oltre a Serravalle esistano anche almeno Vicolungo, Franciacorta, Fidenza che hanno marcato territori di caccia sovrapposti. Sempre nel sito, consiglio di farsi un giro nell’efficace Virtual Tour, tanto per confermare (o smentire, se credete) quanto detto sopra sul rapporto fra progetti e realtà tangibile.


La superstrada di fianco all'HUB La statale del Sempione a Gallarate I terreni per l'Outlet, ora

All’osservatore minimamente scafato (come immodestamente pretendo di essere), basta però un’occhiata al cosiddetto Master Plan per confermare le aspettative: un nucleo centrale, allungato parallelamente al percorso della superstrada, e completamente circondato dai piazzali dei parcheggi. Ovvero, niente più e niente meno, innovazioni merceologiche a parte, della struttura spaziale dello shopping mall, così come infesta valli e pianure da un paio di generazioni. Non so se l’outlet e la città degli affari che gli sta attorno si faranno (c’è opposizione, pare pure ovvio), ma per l’ennesima volta sembra perso l’autobus del ricondurre almeno sul versante dell’organizzazione spaziale queste strutture a qualcosa di meno rozzo. Perché possiamo anche tralasciare, come non vanno tralasciati, il Parco Ticino, l’inquinamento da traffico, la saldatura della conurbazione, l’impermeabilizzazione dei suoli, lo stravolgimento della viabilità locale, la realizzazione di una “muraglia” a rafforzare la cesura della superstrada. Anche scordandosi tutto questo, resta la miseria spaziale dei cosiddetti mixed use assai poco misti, delle cittadelle che non sono città vive, ma somma sterile di ambienti chiusi e terre di nessuno. Provate a passeggiare, per esempio di Natale pomeriggio, dentro a una di queste cittadelle, e avrete la vera sensazione del genius loci. Provate.

Nota: come accennato nel testo, è disponibile un'ottima serie di articoli sul Malpensa Business Park, al sito di Varese News online; le informazioni dei promotori e il suggestivo Virtual Tour stanno al sito della Insviluppo; per il senso generale della pianificazione per lo sviluppo del bacino intercomunale di Malpensa, c'è un bell'articolo di Roberto Busi e Giovanna Fossa su Area Vasta 6/7 2003 (fb)

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