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Paolo Baldeschi
Macerie della politica sotto il progetto Castello
18 Gennaio 2009
Firenze
Le ultime vicende riguardanti ...

Le ultime vicende riguardanti il progetto di Castello nell’area di proprietà Fondiaria SAI (1.400.000 mc su 186 ha) suggeriscono riflessioni più generali sul governo del territorio in Toscana. Nella lettura dei colloqui fra maggiorenti della politica urbanistica fiorentina e rappresentanti privati ciò che colpisce non è tanto l’ipotesi di corruzione, tutta da dimostrare, ma qualcosa che induce a pensare che, tutto sommato, sarebbe meglio che le indagini della magistratura dimostrassero che in effetti corruzione vi è stata - vi sarebbe almeno un movente per il ‘delitto’. Quello che emerge con tutta evidenza e non ha bisogno di ulteriori prove, è molto più preoccupante ed è devastante da un punto di vista politico: gli amministratori pubblici fiorentini, in primis l’assessore all’urbanistica agiscono come brasseurs d’affaires, quasi dipendenti di Salvatore Ligresti che, sia detto per inciso, non rappresenta il meglio del già mal rappresentato capitalismo nostrano. In tutti i colloqui pubblicati non vi mai alcun accenno ad un qualsiasi interesse pubblico dell’operazione; i nostri si preoccupano soltanto di come mandar in porto il progetto senza che gli interessi dei privati vengano intaccati; tutto ciò sotto gli occhi impassibili del sindaco, il vero convitato di pietra.

Torniamo un passo indietro, al Piano Strutturale di Firenze adottato nel luglio 2007 e leggiamo nella relazione generale che: “Una ...questione rilevante è che con la legge 1/2005 si è affermata in Toscana una concezione dialettica anziché gerarchica ... della pianificazione territoriale. La pianificazione del territorio nella regione si fa ormai attraverso la dialettica tra contributi e spunti che vengono dai Comuni, dalle Province e dalla Regione in un processo di reciproca e dialettica integrazione. Con la procedura dell’accordo di pianificazione la Regione fa proprie le istanze della pianificazione territoriale della Provincia o del Comune, così come la Provincia modifica il proprio Piano territoriale di coordinamento in relazione alle integrazioni provenienti dai Piani strutturali dei Comuni”

In sintesi: dialettica e concertazione invece della vecchia logica basata sui controlli e i pareri di conformità. Il tutto secondo quell’afflato etico-politico che pervade il Documento del PIT, ben sintetizzato nella dichiarazione che “la governance (che sostituisce il governo del territorio, mia interpolazione) darà testa e gambe a quel nuovo “patto” che il Pit vuole rappresentare. Infatti, solo se ogni livello di governo fa propria - sul piano politico - e accetta - in termini tecnici ... una semplice ma discriminante domanda: «...qual è il mio contributo al bene della mia Regione visto che da es­so dipende gran parte di quello della mia comunità?», allora la governance non regredisce al mero rito negoziale del do ut des....(Documento PIT, p. 28).

L’affaire Castello è la prova evidente, fattuale di cosa significhino nella realtà vera e non nella retorica dei documenti di piano, ‘governance, dialettica, concertazione,. Concertazione sì, ma con i privati. Dialettica intesa come pressioni nei riguardi di Regione e Provincia perché facciano la loro parte in un’impresa che ha ormai bisogno dei denari pubblici per essere profittevole (per il privato, s’intende). Governance intesa come contrattazione sottobanco. Governance che trova nello strumento dell’accordo di programma il suggello giuridico e il grimaldello per variare a piacimento le cosiddette invarianti strutturali.

Ci troviamo dunque di fronte a delle vere e proprie macerie politiche che non riguardano solo i diretti interessati, ma gran parte del gruppo dirigente del PD e mostrano ancora una volta che la famosa scommessa innovativa del governo regionale è una scommessa persa in partenza (ma la si voleva realmente vincere? e chi dovevano essere i vincitori?). In un paese normale, sindaco e assessori fiorentini avrebbero l’obbligo di dimettersi e il PD rinnoverebbe radicalmente i propri quadri dirigenti. Ma è fin troppo facile scommettere che invece ci si arroccherà sulla presunzione di non colpevolezza degli amministratori rispetto alle imputazioni penali (presunzione che condividiamo) e ci sia autoamnistierà da una pesantissima condanna politica già pronunciata.

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