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Stefano Folli
Ma Atene è lontana per la nostra sinistra
26 Gennaio 2015
Articoli del 2015
La sinistra italiana «che guarda adesso alla Grecia come a un ricostituente, magari a un bagno di gioventù, è reduce da una lunga serie di insuccessi. Per cui non basterà gridare "facciamo come loro" per sentirsi pervasi da un benefico flusso di energia greca».

La Repubblica, 26 gennaio 2015, con postilla

Sventolano ad Atene le bandiere rosse, si levano i pugni chiusi, si cantano “Bella Ciao” e altri inni partigiani. C’è molta Italia a festeggiare Alexis Tsipras e del resto il leader oggi trionfante aveva attraversato l’Adriatico e offerto se stesso, in occasione del voto europeo, per fare opera di contaminazione. Poi tutto era stato ridimensionato dal 40,8 per cento di Renzi, con quella promessa di «cambiare verso all’Europa» che in quel momento aveva fatto del giovane premier in carica da tre mesi lo Tsipras italiano.

In realtà la nuova sinistra che guarda adesso alla Grecia come a un ricostituente, magari a un bagno di gioventù, è reduce da una lunga serie di insuccessi. Per cui non basterà gridare «facciamo come loro» per sentirsi pervasi da un benefico flusso di energia greca. Luciana Castellina ha detto con un filo di ironia che assistere agli straordinari eventi ateniesi equivale a «farsi una canna politica». Senza dubbio è così, ma quando si esaurisce l’effetto allucinogeno delle emozioni, resta un bilancio amaro.

Se si vuole riavvolgere il nastro, si incontrano le varie tappe di una storia italiana che è ben diversa da quella greca. La non-vittoria di Bersani nelle elezioni del 2013, il progressivo appannamento della sinistra del Pd, il fallimento della lista Ingroia (Rivoluzione Civile), l’esclusione della sinistra radicale dal Parlamento nel 2008, quando l’alleanza Arcobaleno, mal pensata e mal costruita, rimase al di sotto della soglia. Per trovare una storia di successo bisogna tornare a Bertinotti e agli anni d’oro di Rifondazione Comunista, in una cornice storica forse non ripetibile. Poi fu lo stesso Bertinotti a capire che quell’esperienza si era esaurita e che nel futuro occorreva un’intuizione, un colpo d’ala. Ma l’idea l’ha avuta Tsipras in Grecia - aiutato dalle circostanze - invece di uno dei tanti piccoli leader delle varie sinistre italiane.

Ieri Nichi Vendola, a lungo considerato un fantasioso costruttore di geometrie politiche, ha concluso i tre giorni di Human Factor, tentativo di fare del “surf” sull’onda greca e di accendere qualche entusiasmo anche qui da noi. Ma non sembra che l’operazione abbia dato i frutti sperati. Si è capito che la nascita di un nuovo raggruppamento alla sinistra del Pd, in grado di riunire tanti spezzoni incapaci di espandersi, non è per domani e nemmeno per dopodomani.

Gli stessi scissionisti del Pd sono entità misteriose, a cominciare da Civati che preferisce restare nel partito renziano alla pari di Bersani e di tanti altri. E poi nessuno è sicuro che l’ennesima scissione ovvero una nuova alleanza tra personaggi più o meno logorati sia la ricetta giusta. Probabilmente sarebbe solo un’altra edizione della Sinistra Arcobaleno già sconfitta nelle urne: magari stavolta sarebbe salvata dalla soglia del 3 per cento, ma c’è da credere che non è questo il sogno dei sostenitori nostrani di Tsipras.

La verità è che il leader greco ha completamente rovesciato il paradigma politico, non si è limitato a battere vecchie strade. Che mantenga o no le sue promesse, lo vedremo. Il fatto che il terzo partito ad Atene siano i neo-nazisti di Alba Dorata è inquietante per tutti e soprattutto per il vincitore. In ogni caso Syriza non è una riedizione di Rifondazione Comunista, come vorrebbero suggerire alcune bandiere esposte nella serata della vittoria. Syriza è un esperimento che ha puntato tutte le carte sulla lotta alla politica tedesca dell’austerità e del rigore economico.

In Italia nessuno ha avuto il coraggio di imboccare lo stesso cammino con altrettanta determinazione. Del resto, al di là dei giochi di prestigio mediatici, la linea italiana non è e non può essere quella greca. Così come il renzismo è una prassi politica assai diversa da quella a cui pensa il vincitore di Atene. Semmai l’abilità di Renzi è di impedire che nasca qualcosa di rilevante alla sua sinistra, una Syriza italiana.

postilla

Di questa analisi, indubbiamente acuta, del confronto tra l'evento greco e la sinistra italiana, colpiscono due cose: 1) nella descrizione della sinistra italiana si trascura del tutto il successo, alle elezioni europee, della lista "L'altra Europa con Tsipras"; 2) si attribuisce a Renzi un ruolo e una posizione confrontabili con quelli di Alexis Tsipras.

1)Oscurare il ruolo della formazione politica guidata da Barbara Spinelli è un peccato ricorrente dei mass media italiani i quali, aiutando l'infame normativa italiana per le elezioni europee, hanno contribuito a rendere particolarmente arduo il raggiungimento del risultato elettorale nel maggio scorso. Occorre dire che la confusione che regna nell'azione dei successori di quella lista aiuta gli osservatori esterni a persistere nell'errore.
2) Sostenere invece che il renzismo sia solo «una prassi politica assai diversa» da quella di Tsipras è un grave errore di lettura della realtà. Tra Renzi e Tsipras c'è un profondo abisso culturale e pienamente politico: sono l'opposto l'uno dell'altro per quanto riguarda ideologia, strategia, proposta politica, schieramento nell'orizzonte locale, europeo e globale. Scusate se è poco.
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