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Sergio Troisi
L´urbanistica incerta che devasta la città
11 Gennaio 2008
Altre città italiane
Storia del piano urbanistico di una delle capitali del Mediterraneo. Fra luci (passate) e ombre (presenti). Da la Repubblica, Palermo, 11 gennaio 2007 (m.p.g.)

Una strana attesa sembra gravare da qualche tempo sul destino urbanistico di Palermo, una serie di segnali, voci e dichiarazioni che investono direttamente i due principali strumenti urbanistici della città, il Piano regolatore generale e il Piano particolareggiato esecutivo, segnati nella loro vicenda storica da due diverse visioni e culture. Il primo, varato definitivamente dal Consiglio comunale nel gennaio 2004 con una presa d´atto che ha recepito i due decreti di approvazione da parte della Regione della variante generale inviata nel 2002, ha avuto un iter più che decennale quanto mai frastagliato che ne ha infine fortemente alterato le premesse e la filosofia d´impianto. Il secondo, approvato nel 1993 secondo i criteri del restauro conservativo, è ormai scaduto e, secondo gli annunci dell´assessore comunale all’Urbanistica Nino Scimemi, necessita di una revisione profonda così da attrarre capitali e risorse in grado di accelerare il recupero del centro storico. In modo differente, entrambi gli strumenti in vigore risultano così allo stato attuale delle anitre zoppe, insufficienti a delineare le direttrici di sviluppo e di disegno urbano, con la conseguenza di sospendere i piani di previsione della città tutta in una sorta di limbo, una condizione di incertezza che impedisce e blocca ogni ipotesi di progettualità unitaria accentuandone quella fisionomia casuale e frammentaria che sembra divenuto il suo carattere irreversibile.

Non c’è dubbio che tutta la vicenda del Prg abbia giocato, in questa disarticolazione progettuale, un ruolo centrale. Avviato addirittura nel 1989 con l´incarico affidato dalla giunta cosiddetta esacolore guidata da Leoluca Orlando a una équipe coordinata da Leonardo Benevolo per la variante di adeguamento, concretizzatosi operativamente con l´affidamento a Pierluigi Cervellati nel 1993, consegnato con gli elaborati a scala 1 a 5.000 l´anno successivo e adottato nel 1997, il Piano regolatore ha conosciuto, dopo questa data, una serie di modifiche all’impianto iniziale.

Un vulnus decisivo per Cervellati, al punto da disconoscerne la paternità in una dichiarazione polemica nei confronti della amministrazione Orlando, secondo la quale invece il passaggio non ne invalidava la concezione di base e gli assi operativi miranti a un recupero (come si legge nella premessa) della unitarietà territoriale: dalla identificazione del cosiddetto «netto storico» che indicava le parti di città dai caratteri di pregio storico, artistico e ambientale alla valorizzazione del verde storico, dal contenimento dell’incremento di cubatura nelle zone parzialmente urbanizzate alla individuazione delle aree destinate alla realizzazione di strutture residenziali, ricettive o direzionali.

Contro quel Piano - prima e dopo l’accoglimento delle osservazioni - si levarono subito le critiche di chi lo giudicava eccessivamente conservativo, penalizzante verso i possibili nuovi insediamenti commerciali e industriali, frenante nei confronti di un possibile sviluppo economico della città e del suo territorio; le stesse critiche a suo tempo rivolte al Ppe, con il quale infatti il Prg stabiliva una organica continuità di metodo saldando la filosofia del restauro del centro storico a quella di un recupero - dopo i decenni del saccheggio indiscriminato delle risorse territoriali - di quanto, nella lunga vicenda di Palermo e delle antiche borgate fagocitate dalla cementificazione era ancora leggibile e recuperabile come un sistema culturale unitario. I due decreti regionali contenenti una serie di modifiche e correzioni del marzo e del luglio 2002, recepiti poi dal Comune con una semplice - e anomala - presa d’atto, hanno inficiato sostanzialmente quel disegno e quella concezione. Alcune parti del «netto storico», soggetto a salvaguardia (zone A e A1), sono state convertite in zona B, e rese passibili quindi di aumenti di cubatura e di incremento demografico; alcune parti della zona B (parzialmente o totalmente edificate) sono state a loro volta convertite in zona C per nuova edificazione, aree di verde storico prima costrette da vincoli di inedificabilità assoluta sono state rinominate a verde agricolo con nuovi indici di fabbricabilità. Al termine del suo lungo iter, il Piano regolatore è così approdato a una mappatura ibrida, incerta, priva di strategia, e nonostante questo già più volte ulteriormente assediata sotto forma di deroghe e varianti, come quelle che hanno destinato l’area di Fondo Raffo, verde storico della Piana dei Colli a ridosso dello Zen, al nuovo centro commerciale fortemente voluto da Maurizio Zamparini. Una condizione di debolezza strutturale insomma, che non a caso ha indotto alcuni costruttori, nei giorni dell’emergenza dei senza casa, a chiedere addirittura un nuovo Piano regolatore che allenti definitivamente i vincoli in una deregulation che rischierebbe di tramutarsi nell´ennesimo, definitivo episodio delle mani sulla città.

La richiesta è stata respinta dall’assessore all’Urbanistica (né poteva essere altrimenti: i Prg hanno, per legge, una loro durata), che però, quasi contestualmente, ha annunciato l’intenzione di rivedere in modo sostanziale il Ppe affidando tale compito a un gruppo di cinque esperti. Ufficiosamente, i nomi sono usciti nei giorni scorsi, e si tratta di urbanisti e architetti di prestigio (da Bruno Gabrielli a Teresa Cannarozzo, che proprio sulle pagine di questo giornale aveva in passato sottolineato i meriti del piano, e la cui presenza costituiva quindi una garanzia di equilibrio in un contesto così delicato), ma le nomine, improvvisamente, sono state bloccate al punto che lo stesso assessore ha minacciato le dimissioni se queste non fossero state firmate dal sindaco entro la fine della settimana scorsa. La settimana è trascorsa, le dimissioni non ci sono state; in compenso, è giunta la notizia (non smentita; ne ha scritto la scorsa domenica Massimo Lorello) di un possibile accordo che Diego Cammarata starebbe per condurre in porto con la società degli Emirati Arabi "Limit Less" per il risanamento non soltanto del centro storico, ma anche di quella zona costiera - il Waterfront, come è stato ribattezzato - su cui da tempo gravitano gli interessi della autorità portuale, senza che tuttavia l’intervento progettuale (era uno degli aspetti più sconcertanti della mostra della Biennale architettura che proprio il commissario Nino Bevilacqua aveva voluto nel padiglione di Sant’Erasmo lo scorso anno) andasse oltre le indicazioni preliminari. Come si costituirebbe tale accordo, e soprattutto quali conseguenze avrebbe nei confronti sia del Prg che del Ppe, è tutto da vedere. È altamente probabile, tuttavia, che la logica di intervento possa avere un effetto dirompente sui due strumenti urbanistici, ed è tale incertezza sulla logica di ridisegno della città tutta - senza che si sia aperto un dibattito reale su questioni di cruciale importanza per il futuro di Palermo - a destare allarme, nel merito e nel metodo.

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