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L’urbanistica cambia marcia
22 Giugno 2011
Milano
Da la Repubblica ed. Milano, Alessia Galione e Teresa Monestiroli raccontano nei particolari le prospettive di revisione del Piano di Governo del Territorio, a partire dalle procedure (f.b.)

Pgt, la giunta ricomincia da capo "Discutiamo tutte le osservazioni"

di Alessia Gallione

Palazzo Marino è pronto a riavvolgere il nastro del Piano di governo del territorio. E ad annullare l’ultimo passaggio del lungo iter che ha portato, lo scorso febbraio, il consiglio comunale a dare il via libera finale al documento destinato a cambiare le regole urbanistiche della Milano dei prossimi vent’anni. Riaprendo così la procedura, allora duramente contestata dal centrosinistra, della valutazione e della discussione delle 4.765 osservazioni presentate da cittadini e associazioni. E, soprattutto, rimettendo in gioco la possibilità di cambiare, anche in modo sostanziale, il Pgt. Un passo importante da compiere in fretta: la revoca dell’approvazione del "libro mastro dell’urbanistica" potrebbe arrivare in giunta già alla prossima riunione, per poi sbarcare in aula. E far ricominciare la nuova corsa verso il "sì" del consiglio comunale.

Il Piano sarebbe pronto per essere pubblicato e diventare legge: lunedì 27, aveva annunciato l’ex amministrazione. Ma non sarà così, anche se la strada scelta dalla nuova giunta non fa ripartire il percorso dall’inizio. È stato Giuliano Pisapia, nel suo discorso alla città, ad annunciarlo: «Ci impegniamo a esaminare e a valutare con attenzione le osservazioni dei cittadini e delle associazioni: non solo per rispetto di quella democrazia partecipativa alla quale crediamo fermamente, ma anche perché siamo profondamente convinti che in quelle osservazioni vi sia una grande ricchezza per il futuro della città».

Adesso è l’assessore all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris, a spiegare come verrà riaperto questo capitolo: tecnicamente la giunta proporrà al consiglio comunale una delibera di revoca in autotutela che dovrebbe arrivare entro l’estate. E, in questo modo, le lancette dell’orologio torneranno indietro alla fase dell’esame delle osservazioni «per ridare voce a tutti coloro, soggetti pubblici o privati, che si erano espressi» dice l’assessore. Che spiega: «Dopo un’attenta valutazione con gli uffici e l’avvocatura per ricostituire la legittimità del procedimento, si ritorna alle osservazioni per valutarle con l’attenzione dovuta e richiesta dalla legge». Ed è proprio la riconsiderazione di quelle migliaia di richieste che «ci potrà aiutare a modificare alcune parti». A questo punto, senza cancellare il Piano, gli uffici torneranno ad analizzare le osservazioni e poi si riaprirà la discussione in aula. Quanto ci vorrà? De Cesaris assicura tempi rapidi. L’unica scadenza stringente per legge è il 31 dicembre del 2012, fissata dalla Regione per l’approvazione dei Pgt. «Ma noi non impiegheremo così tanto tempo» assicura l’assessore.

Per contestare la discussione lampo sulle osservazioni, decisa dalla giunta Moratti, e l’accorpamento delle richieste, un gruppo di consiglieri allora all’opposizione presentò ricorso al Tar. «Con gli uffici e gli avvocati del Comune - spiega la De Cesaris - invece di rischiare una pronuncia del Tar abbiamo ritenuto che questa fosse la scelta più opportuna. Indipendentemente dal ricorso, però, siamo convinti che ci fossero gravi lacune nel procedimento». Eppure, l’ex assessore Carlo Masseroli non solo critica la scelta, ma prefigura grane: «Attendo di vedere la delibera, ma temo che si apra una stagione di ricorsi e controricorsi che potrebbero essere presentati da chi ritiene di avere acquisito diritti. Questa scelta mi sembra di improbabile efficacia e un tentativo di mediazione tra chi, come me, vorrebbe vedere il Piano depositato e chi vorrebbe vederlo cancellato».

Plaude all’iniziativa, invece, il presidente di Legambiente Damiano Di Simine: «Bene fa Pisapia a mettere mano al Pgt, Trovo la scelta di ripartire dalle osservazioni un atteggiamento responsabile. Non bisogna buttare tutto ai rovi, ma ci sono alcune cose che devono cambiare in maniera sostanziale».

Meno cemento, più spazio al verde oltre 4.700 le ipotesi di modifica

di Teresa Monestiroli

Le più articolate sono senza dubbio quelle presentate da Legambiente, Libertà e Giustizia, Acli e Arci: sedici osservazioni per chiedere regole più certe, meno cemento, la salvaguardia del Parco Sud, più alloggi a basso costo e la tutela dei servizi pubblici al cittadino. Poi ci sono quelle presentate dai soggetti direttamente interessati, come gli imprenditori - Salvatore Ligresti, i Cabassi, Caprotti - , o i costruttori - Assimpredil - , le squadre di calcio - Inter e Milan - fino ai comitati di quartiere e ai singoli cittadini.

In tutto sono 4.765 le richieste di cambiamento del Piano di governo del territorio che ora Palazzo Marino ha deciso di riprendere in mano e discutere di nuovo, una ad una. Osservazioni al nuovo strumento urbanistico che avrebbe dovuto regolamentare, da qui al 2030, lo sviluppo della città e che lo scorso gennaio l’allora maggioranza di centrodestra scelse di accorpare in otto gruppi tematici detti "omogenei" - termine su cui si spesero ore di dibattito in aula - per arrivare all’approvazione del Piano entro i termini di legge, il 14 febbraio. Un metodo contestato dal centrosinistra che invece chiedeva di discutere le osservazioni singolarmente, eliminando solo i doppioni.

Ma cosa c’è scritto in quelle migliaia di pagine che gli uffici comunali hanno analizzato lo scorso autunno? Un po’ di tutto, dalle precisazioni pretestuose di chi ha cercato di boicottare il Pgt alle osservazioni di merito che chiedono sostanziali modifiche alle nuove regole. La maggior parte riguarda gli ambiti di trasformazione urbana, quelle aree in attesa di una radicale riqualificazione come gli ex scali ferroviari: il Comune ha catalogato in questo ambito 1.539 osservazioni, di cui solo 32 sono state accolte, anche solo parzialmente. Tutte quelle respinte rientrano nella categoria delle "proposte discordanti con lo strumento" perché, secondo l’amministrazione, mettono in discussione i pilastri su cui poggia l’intero Pgt.

L’altro maxi gruppo è quello che riguarda la perequazione, il meccanismo che permette lo spostamento delle volumetrie da una parte all’altra della città: in questo ambito sono state catalogate 1.366 richieste di modifica, solo 138 quelle accolte. Seguono, per grandezza, il gruppo dedicato ai servizi (606 osservazioni, di cui 550 non accolte), le infrastrutture e la mobilità (573, di cui 549 respinte), il verde (320, con 243 rifiutate), le varie (225, con 206 non accolte) e l’housing sociale (71 osservazioni con 69 rifiuti). In questo marasma di richieste i firmatari sono i più disparati. Ma quel che conta è che le risposte degli uffici comunali (le controdeduzioni) sono nella stragrande maggioranza dei casi negative. Solo 349 osservazioni, infatti, sono state accolte, e sono tutte annotazioni di carattere tecnico. Di sostanziale non è stato cambiato nulla, in nessuna direzione.

Il Comune, infatti, ha rifiutato sia la richiesta delle quattro associazioni (Legambiente, Libertà e Giustizia, Acli e Arci) di diminuire le volumetrie negli ex scali ferroviari per aumentare la quantità di verde e le case low cost, sia quella presentata da Ferrovie dello Stato (proprietario delle aree) che chiedeva esattamente l’opposto: la possibilità di costruire di più, di abbassare la percentuale di housing sociale e di rivedere la grandezza dei parchi. Sono state respinte anche le osservazioni di Ligresti e Cabassi, entrambi proprietari di aree strategiche per lo sviluppo dei prossimi anni: il Parco Sud e i terreni di Expo. In particolare, Ligresti contestava all’ex assessore Masseroli uno dei punti cardine del piano, lo spostamento delle volumetrie che sarebbero state assegnate al parco nell’area dell’ex Macello dietro Porta Vittoria. La risposta del Comune è stata negativa.

E proprio intorno alla questione del Parco Sud è ruotata la dura contestazione delle associazioni ambientaliste e del centrosinistra a Palazzo Marino. Una delle più sentite richieste era infatti quella di escludere i terreni del Parco dall’assegnazione di volumetrie. Il fatto che restasse il divieto di costruire nelle zone agricole, per loro, non era sufficiente a tutelare la zona e creava comunque dei pericolosi precedenti. Inoltre, per gli ambientalisti, le quantità di costruito previsto in alcune aree di trasformazione urbana strategiche come via Stephenson - la futura Défense milanese, nei sogni di Masseroli - e Cascina Merlata «sono davvero mostruosi» scrivevano.

Fra le migliaia di osservazioni che ora il consiglio comunale dovrà riprendere in mano ci sono anche quella presentata dal patròn di Esselunga, Bernardo Caprotti, che vorrebbe costruire un ipermercato alla Bovisa, quella di una cooperativa (La Liberazione) che chiede l’immediata bonifica della zona dietro Porta Vittoria e dell’apertura di un giardino temporaneo in attesa di conoscere le sorti della Biblioteca universale e quella di Inter e Milan che hanno contestato la destinazione d’uso dell’area davanti al Meazza stabilita dal Pgt in «infrastrutture viarie esistenti». Dicitura che, per loro, escluderebbe in futuro la costruzione di residenze ed edifici per l’intrattenimento.

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