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Giuseppe Natale
L'ultima cascina all'Isola che affoga nel cemento
12 Ottobre 2009
Milano
Breve ma efficace descrizione di un grande progetto - speculativo - di trasformazione urbana da il manifesto ed. Milano, 11 ottobre 2009

La prima visita lunedì 28 settembre 2009: un duro avvertimento. Mercoledì 7 ottobre scorso: presa di possesso in pompa magna. I rappresentanti di Comune e Provincia di Milano, di Regione Lombardia e del Consorzio Garibaldi-Repubblica (Catella-Hines, Ligresti, ecc.) con avvocati e poliziotti e uomini della vigilanza urbana, sono entrati nella Cascina Romagnina in via De Castillia al numero 30, al quartiere Isola di Milano, per appropriarsi degli edifici e degli spazi verdi dell’Immobiliare Romagnina. Obiettivo: demolirli subito e costruire sull’area una strada e infrastrutture funzionali al megaprogetto Isola-Garibaldi-Repubblica- Varesine. Nonostante sia aperto il contenzioso giuridico, si vuole predeterminare il fatto compiuto. E’ l’ennesimo delitto urbanistico di questa pestilenziale città che affoga nel cemento. La preda o la vittima è un complesso di valore storico e architettonico, culturale e sociale: l’antica Cascina Romagnina (già Colombara) che faceva parte di un sistema di cascine, peculiare sin dall’epoca romana del borgo Isola.

È l’unica testimonianza rimasta, in zona centrale di Milano, della civiltà rurale che, a parole, si dice di volere valorizzare in occasione dell’EXPO 2015!... I nuovi proprietari dettero vita (fine XIX secolo) alle Officine Villa, che si specializzarono nella lavorazione del ferro battuto. I loro manufatti diventarono opere molto richieste e di prestigio, che una buona amministrazione pubblica avrebbe potuto valorizzare. Cascina-officina: testimonianza di due culture, e della trasformazione del quartiere da rurale in industriale con l’insediamento dagli inizi del ‘900 di fabbriche importanti, quali Pirelli, Breda, Tecnomaso, ed altre. Finora i locali della cascina venivano usati per tre sere settimanali come discoteca (Nuova Idea), che si è cominciato a smantellare e quindi ad approntare la demolizione completa. Stabili, che potevano essere conservati come patrimonio di archeologia industriale e riutilizzati per altre funzioni, sono già stati distrutti: le scuderie Del Nero, la fabbrica di pettini Janecke e del sapone Heiman, la Tecnomaso Brown Boveri ridenominata «Stecca degli Artigiani»...

Si vuole completare la tabula rasa dell’Isola per correre dietro al business del mattone. È una politica urbanistica nefasta che investe l’intera città. La fa respirare male (il climaviene sconvolto e peggiora anche per la sovrabbondante cementificazione). La inquina ancora di più. La distrugge nella sua identità storica e culturale. E’ sensato aver distrutto il verde già fruibile (Bosco di Gioia, giardini di Via Gonfalonieri...) e concentrato in uno spazio ristretto (ribattezzato Porta Nuova) un accumulo cementizio di proporzioni gigantesche: più di un milione di metri cubi e sette cantieri aperti contemporaneamente per costruire uffici, abitazioni, impossibili «città della moda» e centri commerciali, ampliamenti stradali ed enormi parcheggi sotterranei, una selva di grattacieli tra cui quello faraonico dannoso dispendioso e inutile di Formigoni per la nuova sede della regione e le torri «verdi verticali» (?!) dell’architetto sedicente innovatore Stefano Boeri... E’ sensato concentrare in un solo punto della città un gran numero di sedi e funzioni?

È tollerabile che gli amministratori e i politici non prendano in alcuna considerazione precise e serie proposte, avanzate da comitati ed associazioni di cittadini e di artigiani ed artisti, da urbanisti e studiosi di problemi urbani? E si continua a violare norme e regolamenti, come dimostrano tanti ricorsi

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