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Maria Teresa Meli
L’Ulivo in versione asiatica che piace tanto a Prodi e Fassino
1 Settembre 2009
Sinistra
Una tragicomica rassegna delle recenti riflessioni di Romano Prodi e in genere nell'area dell'ex Ulivo. Il Coriere della Sera, 1 settembre 2009 (f.b.)

Lui, l’inventore del Partito Democratico, quello vero e non uno dei tanti epigoni, si chiama Walter Veltroni e non spera neanche più nel Sol Levante. La sua massima aspirazione è quella di trarre un film dalla sua ultima fatica letteraria, per il resto si accontenta di quel che passa l’Italia. Gli altri, quelli che hanno contribuito a costruire, mantenere, e anche un po’ a distruggere il Pd, guardano al Giappone come alla Terra Promessa. Certo, a voler essere cattivi, si può dire che i Prodi e i Fassino che inneggiano alla vittoria del centrosinistra versione asiatica si stiano attrezzando a un’opposizione lunga 55 anni, perché in Giappone è andata proprio così: ci è voluto più di mezzo secolo prima che i democratici vincessero in quel di Tokyo. Ma sarebbe ingeneroso. Come sarebbe oltremodo capzioso sottolineare il non ottimo gusto di quanti nel Pd nostrano inneggiano allo tsunami democratico provocato da quelle elezioni visto che in Asia il maremoto ha provocato distruzione e morte e augurarsi un cataclisma per far fuori Silvio Berlusconi appare francamente eccessivo. Ma queste, tutto sommato, sono disquisizioni che riguardano il costume in voga presso i nostri politici, i quali amano dipingere le altrui vittorie come le loro e soffrono di nostalgia per l’Ulivo mondiale di clintoniana memoria. Quel che stupisce — e fa riflettere — è che dopo la sconfitta delle europee la classe dirigente del centrosinistra continui non a gettare il cuore oltre l’ostacolo ma, piuttosto, a buttare il pallone fuori campo. Spargere centinaia di parole sul Giappone rischia di essere un modo per non misurarsi con i veri problemi del Paese. Forse sarebbe bene se Fassino e soci ricordassero che dopo Obama per il Pd c’è stata la sconfitta elettorale delle europee. E dopo il successo di Yukio Hatoyama, che ci sarà? Potrebbe esserci sul serio l’onda lunga democratica invocata da Prodi. Ma il pericolo è che, alla fine, ci sia la presa d’atto dell’incapacità, da parte del Pd, di costruire una forza politica in grado di governare l’Italia e non di limitarsi a sognare l’«altrove».

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