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Lombardia Vergogna d'Europa
21 Febbraio 2008
Padania
Vergogna. Stavolta senza il punto di domanda: approvato in Commissione l’emendamento ammazzaparchi. Dalle edizioni milanesi de la Repubblica e del Corriere della Sera, 21 febbraio 2008 (f.b.)

la Repubblica

Un duro conflitto appena cominciato

di Paolo Hutter

«La nuova legge permette di operare per una Lombardia ancora più bella». La dichiarazione è del presidente della commissione Territorio, il forzista Marcello Raimondi. È da incorniciare quell’"ancora".

È segno di orgoglio lombardo, anzi di sguardo velato da compiacimento verso la megalopoli di villette e capannoni che è colata da tutte le parti negli ultimi decenni. Bisognerebbe invertire la rotta, non andare "ancòra" avanti nella direzione del cemento, delle ruspe e del mattone. E invece la legge contiene proprio quell’emendamento che gli ambientalisti uniti hanno cercato di respingere e hanno battezzato "ammazzaparchi". Si tratta di una questione che al momento, si presenta solo come attribuzione di potere, ma dietro la quale si agitano le pressioni a edificare, soprattutto nel Parco Sud Milano. Finora un Ente Parco, che poi è composto dai Comuni, non da marziani verdi, poteva bloccare, a maggioranza, giudicandole incongrue col parco, delle iniziative edilizie in un singolo comune. Con il testo della nuova legge, la giunta regionale si attribuisce un potere a senso unico. Le associazioni ambientaliste sono state audite, ma il loro parere è stato scavalcato. Tutte le forze di centrosinistra si oppongono, in questo caso unite. Forse il conflitto sta solo cominciando. Il tema del consumo del suolo sta diventando sempre più caldo in Europa e in particolare nella densa Italia, e lo sta diventando per ragioni sia climatiche che energetiche che paesaggistiche. È vero che a livello locale ci possono essere esigenze diverse difficili da comporre ma in termini generali l’opinione pubblica si sta spostando verso la salvaguardia, anzi la ri-estensione delle aree verdi e agricole. Chissà se qualcuno ne terrà conto, anche nella campagna elettorale che si sta aprendo.

la Repubblica

L’affare mattone nella zona sud

di Stefano Rossi

Con l’emendamento Boni approvato in Regione vengono resi edificabili 38 milioni di metri quadrati di Parco Sud entro i confini di Milano, 38 chilometri quadrati su un totale di 182. Oltre un quinto del territorio cittadino.

Non si vuole dire che su questa enorme serie di aree a ferro di cavallo, da sud-ovest a sud-est, da domani si vedranno ruspe e cantieri. È vero però che «d’ora in poi il sindaco, non la giunta o il consiglio comunale - dicono i verdi Carlo Monguzzi e Paolo Lozza - potrà di sua iniziativa proporre al parco di trasformare tutte le aree che ricadono nei suoi confini amministrativi. Fino a ieri il parco diceva di no. Domani deciderà la Regione». E ci sono circa 60 Comuni nel perimetro del parco Sud, 400 dentro i parchi dell’intera Lombardia.

A metà marzo la Provincia esaminerà le richieste di modifica dei confini del parco Sud da parte dei Comuni inclusi. Le motivazioni sono le più svariate, dalla correzione di errori cartografici alla richiesta di sviluppo urbano e industriale. Se venissero accolte tutte le istanze, il consumo del territorio, vale a dire la parte "popolata" del suolo (case, uffici, strade, parcheggi), aumenterebbe di 8 punti percentuali. Arriverebbe al 42 per cento del totale contro il 34 attuale, che peraltro è un dato medio. E a contenere la media finale, il parco Sud contribuisce in modo significativo, con un 19 per cento di consumo del territorio.

Si diceva che il Comune non edificherà su tutte le aree «liberate» dall’emendamento Boni. Anzi, l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli, si difende: «Non abbiamo megaprogetti nel cassetto, non siamo cementificatori». Il Comune vuole assegnare a ogni area vincolata a uso agricolo un indice di edificabilità, che sarà aggiunto ai diritti di costruzione dello stesso proprietario su altri terreni. Per i grandi immobiliaristi come Ligresti, Cabassi, Zunino, si aprono prospettive interessanti di utilizzo, sia pure indiretto, di terreni improduttivi, finalmente in grado di generare altrove cubature di costruito. Per Masseroli il bilancio rimarrà in equilibrio grazie al fatto che le aree agricole protette, spogliate dei loro diritti edificatori, passeranno in proprietà al Comune con destinazione a parco. Mentre ora, così come sono, rimangono abbandonate: «I contenziosi generano paralisi e degrado delle aree protette, dunque la norma regionale è corretta. Con la Provincia (guidata dal centrosinistra, ndr) stiamo facendo un ottimo lavoro per rendere fruibili grandi pezzi di parco dentro la città».

Andrà così? Non moltissimi anni fa il parco delle Groane, visto dall’alto, si confondeva con il tessuto agricolo circostante. Oggi è ben individuabile, delimitato dall’urbanizzazione. «Il Comune di Senago da tempo vuole costruire dentro le Groane un grosso insediamento residenziale, il quartiere Mascagni - racconta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - e sarebbe un bel morso alle zone protette. C’è un’aspettativa enorme di edificazione sui parchi, che finora hanno resistito alla ondata immobiliare più potente del Nord Italia».

Ora l’argine scompare. Un altro esempio? La futura cittadella dell’ingrosso cinese al Gratosoglio. È prevista su un’area industriale, ma dove sono gli spazi per allargare le strade e accogliere il maggior flusso di camion? Su aree di Ligresti, nel parco Sud. Il Comune ha un interesse forte e giustificato e la Regione difficilmente dirà di no, quand’anche il Parco si opponesse. Maria Grazia Fabrizio, consigliera regionale del Pd, ha chiesto «cosa potrebbe succedere al parco di Trenno o all’ippodromo di San Siro, che sono nel parco Sud? Chi garantisce contro l’idea, molto redditizia, di farci delle belle villette?». Marco Cipriano di Sd si augura che in aula «la maggioranza si divida. L’emendamento è presentato dall’assessore leghista Boni, però Boni non è tutta la Lega. Ad altri nel partito potrebbe non piacere». Ma gli ambientalisti non ci sperano troppo: «Come tanti anni fa, il vero sindaco di Milano è Ligresti».

la Repubblica

Allarme cemento nei parchi

di Andrea Montanari

Nuovi edifici nei parchi lombardi, tutto il potere al Pirellone. Tra le proteste dell’opposizione di centrosinistra, Fai, Italia nostra, Legambiente e Federparchi, la commissione regionale Territorio ha approvato l’emendamento dell’assessore leghista Davide Boni dà il potere alla Regione di decidere sulle controversie tra comuni e le amministrazioni dei parchi sulle nuove costruzioni nella aree protette. Ora la battaglia si trasferisce in consiglio regionale. Per il Pd e la Sinistra «sarà la cementificazione dei parchi». Ribatte il Pirellone: «Non è vero, così finalmente si potrà decidere».

Il via libera della commissione regionale Territorio all’emendamento dell’assessore lombardo all’Urbanistica Davide Boni, della Lega, che attribuisce solo alla Regione l’ultima parola sull’edificazione anche nei parchi e nelle aree verdi, è arrivato ieri. Ed è giunto nonostante il parere negativo ribadito sempre ieri a chiare lettere, durante la loro audizione, da Fai, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, rappresentati da Costanza Pratesi, e Federparchi presente con il suo presidente Agostino Agostinelli. La modifica della legge urbanistica, che da ora in poi assegnerà solo al Pirellone e non più ai comuni ogni decisione, e toglierà ai responsabili dei parchi il potere di veto, è stata approvata dal voto compatto di tutta la maggioranza di centrodestra, che nel frattempo ha approvato tutta la legge 12: un "sì" a poche settimane dal varo della giunta del nuovo piano regionale del territorio, destinato a cambiare il volto e soprattutto il paesaggio della Lombardia nei prossimi anni. Ora la battaglia per l’approvazione definitiva si sposterà in aula, a partire dal 4 marzo.

Nella nuova legge, fortemente voluta dal Carroccio, sono comprese, tra l’altro, nuove norme restrittive sulla realizzazione in Lombardia di nuove moschee e l’insediamento di campi rom solo con il consenso di tutti i comuni limitrofi, e quelle più permissive che, ad esempio, consentiranno di costruire anche nelle "aree standard" come nel caso ormai noto della Cascinazza, a ridosso del parco di Monza. Per l’assessore provinciale al Territorio Pietro Mezzi, dei Verdi, è a rischio l’integrità delle zone protette. «Quello che lo scorso novembre era stato impedito da una vasta mobilitazione - denuncia - si è purtroppo verificato. Con l’approvazione dell’emendamento Boni, anche in presenza di un "no" dei parchi a progetti comunali di insediamento, un parere della Regione potrà consentire comunque l’intervento». Pronta la replica dell’assessore regionale all’Urbanistica Davide Boni, che spiega: «Sono tranquillo come lo ero due mesi fa. Perché questa norma non dà alcuna possibilità a nessuno di edificare dove non si può. Io sono per salvaguardare l’ambiente il più possibile, ma non per salvaguardare i 1900 euro al mese che guadagna ogni presidente di parco. Dopo il via libera della giunta al nuovo piano regionale del territorio è arrivato il momento di decidere». Dello stesso avviso il presidente della commissione Territorio del Pirellone, Marcello Raimondi di Forza Italia: «Le nuove norme tutelano il territorio e i cittadini. Si prospetta così il disegno di una Lombardia ancora più bella. Con questa legge, ad esempio, tutte le strade e le infrastrutture di mobilità dovranno prevedere adeguate opere di mitigazione ambientale». «Finalmente», esulta anche il capogruppo di An in Regione, Roberto Alboni.

Di parere diametralmente opposto tutto il centrosinistra. «La maggioranza è stata sorda al richiamo del buon senso» attacca Franco Mirabelli del Pd. «La Cdl ha fatto carta straccia degli emendamenti dell’opposizione, che comunque si è duramente opposta all’emendamento ammazzaparchi, e dei pareri contrari di urbanisti e associazioni ambientaliste - aggiunge Luciano Muhlbauer di Rifondazione comunista - si tratta di un provvedimento inaccettabile».

Corriere della Sera

Parchi, nuove norme al via Fronte verde contro la Regione

di Laura Guardini

«Sì» della commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia alle modifiche alla legge urbanistica

MILANO — Da una parte la Regione: «Le nuove norme urbanistiche tutelano territorio e cittadini. E permettono di lavorare per una Lombardia più bella » assicura Marcello Raimondi, presidente della commissione Territorio che ieri ha votato le modifiche alle legge del 2005. Dall'altra ambientalisti e gestori delle aree protette, che hanno battezzato appunto «ammazzaparchi » il nuovo assetto legislativo. In commissione, ieri, sono stati ascoltati. Ma poi, come si aspettavano, l'emendamento 13 bis è passato: la norma contesa, intorno alla quale le polemiche si susseguono da mesi.

Il meccanismo: la legge regionale del novembre 1983, oltre a istituire parchi e aree protette e a classificarli a seconda delle caratteristiche, affidava sostanzialmente ai parchi stessi — formati dai Comuni interessati — la pianificazione territoriale. Una delle modifiche alla legge urbanistica — predisposte dall'assessorato al Territorio guidato dal leghista Davide Boni, mentre l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Marco Pagnoncelli, Forza Italia, prepara la revisione alla legge sui parchi che andrà in commissione a partire dal 29 febbraio — prevede ora che i Comuni possano chiedere varianti al piano territoriale del parco. E se il parco stesso dice no, la richiesta può essere sottoposta alla giunta regionale. «La Regione sarà garante di ciò che avviene nei parchi, non vedo perché questo debba essere preso come un via libera alla cementificazione », ha detto e ripetuto l'assessore Boni.

Ma, nel preannunciare ancora battaglia quando, il 4 marzo, la legge urbanistica andrà in consiglio regionale, verdi e Federparchi rincarano la dose. «Provvedimento inaccettabile, che può segnare la fine dei parchi lombardi — dicono i consiglieri Carlo Monguzzi (Verdi), Marco Cipriano (Sd) e Luciano Muhlbauer (Prc). E ricordano che, nel Parco Agricolo Sud — quello sul quale sembrano soprattutto incombere voglie di edificazione — il Comune di Milano ha 38 chilometri quadrati di verde: la superficie totale del territorio municipale è di 182 chilometri quadrati. «Ma a preoccuparci non è tanto una criticità localizzata quanto la voragine che si sta per aprire: l'ordine gerarchico degli strumenti urbanistici viene stravolto », dice Attilio Dadda, presidente di Federparchi Lombardia.

E aggiunge: «Con queste regole qualsiasi Comune può mettere davanti i propri interessi di campanile. Così si cancella la legge del 1983, innovativa, moderna, che metteva davanti l'interesse collettivo». Che è «tutela del paesaggio, ma anche della salute»: Dadda ricorda lo studio dell'Istituto dei tumori che, a causa dell'inquinamento atmosferico, ha stimato che gli abitanti della Pianura Padana vivano 36 mesi meno degli altri italiani.

«La legge è rispettosa dei parchi — ribatte Marcello Raimondi. — . Per evitare dissidi inconcludenti abbiamo previsto una novità importante costituita dal ruolo di arbitrato assegnato alla Regione per risolvere conflitti tra ente parco e singoli Comuni».

«L'avevo definito emendamento vergogna e confermo questo giudizio», replica da Palazzo Isimbardi Pietro Mezzi, assessore al Territorio della Provincia di Milano. «Alla Regione viene assegnato un potere sostitutivo decisionale», protesta per il Pd Maria Grazia Fabrizio e Franco Mirabelli aggiunge che il centrodestra «è stato sordo al richiamo del buonsenso », mentre dal Wwf la segretaria lombarda Paola Brambilla parla di «ritorno del furore cementificatore». Con Fai, Italia Nostra e Legambiente, il Wwf ha promesso di «portare all'attenzione del Bureau International des Expositions quello che sta succedendo, perché in netto contrasto con le linee di sostenibilità ambientale espresse dalla candidatura di Milano per l'Expo 2015 e supportate dalla Regione».

Nota: L'emendamento andrà adesso in Consiglio, dove passerà lo stesso. Si può comunque aderire ancora alla campagna contro l'emendamento al sito http://www.piccolaterra.it a sostenere il lavoro dell'opposizione istituzionale e stimolare una crescita e visibilità del movimento di opinione civile (parola assai adeguata, di fronte a certe scimmie nude elette e non)

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