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Luigi Corvi
Lo scempio della strada nel parco
26 Gennaio 2012
Consumo di suolo
Un micro-esempio di come la monocultura automobilistica spreca territorio e degrada inutilmente l’ambiente: moltiplicatelo per milioni di volte … Corriere della Sera Lombardia, 26 gennaio 2012 (f.b.)

Per costruire una strada larga due metri e mezzo, destinata a raggiungere una baita da ristrutturare a quota 1.600, hanno abbattuto alberi, sbancato e spianato quasi un chilometro di terreno nel parco ultra protetto delle Orobie, in alta val Brembana. Un «intervento agrosilvopastorale integrato» da 300 mila euro, finanziato all'80% dalla Regione Lombardia e regolarmente autorizzato dal Parco, su cui ora indaga la Procura di Bergamo. Tutto inizia nello scorso mese di agosto, quando un milanese che da decenni frequenta quella zona, l'avvocato Armando Salaroli, insospettito da quello scempio nel Parco, decide di andare a fondo e chiede l'accesso agli atti del comune di Carona, del Parco delle Orobie Bergamasche e della Comunità montana.

Vengono così a galla alcune anomalie e il Parco blocca subito i lavori perché non è stato rispettato il progetto originario. «Quello che doveva essere il semplice allargamento di un sentiero — dice Salaroli — è diventata una strada larga quasi tre metri che è stata prolungata oltre quanto autorizzato». Doveva infatti raggiungere la baita da ristrutturare, ma — così si difende il Comune di Carona — si è scoperto che lì c'era il rischio di valanghe e si è pensato di riattare un altro rudere più avanti. Ma poi si è deciso che costava meno costruirne uno ex novo lì vicino («senza permessi» dice Salaroli, «tutto in regola» per il Comune). Il sospetto dell'avvocato milanese è che, con la scusa dell'intervento agrosilvopastorale, si sia voluto realizzare una strada che — una volta prolungata nella zona non più protetta come ZPS e SIC — permetta di raggiungere le cascate della Val Sambuzza dove dovrebbe essere realizzata una centrale idroelettrica.

Dopo la scoperta delle irregolarità, il Comune ha chiesto l'autorizzazione per le varianti già attuate. Ora tutta la questione è al vaglio della magistratura che sta esaminando anche alcuni documenti non chiari, mentre della questione è stata interessata anche la Soprintendenza che dovrà esprimere il proprio parere ma che non potrà comunque autorizzare sanatorie ma soltanto, nel caso fossero accertate le violazioni, ordinare il ripristino.. Il sindaco di Carona, Giovanni Alberto Bianchi, respinge tutte le accuse e i sospetti. «Il nostro scopo — spiega — e solo quello di far vivere gli alpeggi. Con quell'intervento salviamo il lavoro di 3-4 persone che d'estate vivono sui pascoli e fanno il formaggio da portare subito a valle. Qualcuno crede che la Regione possa aver finanziato un progetto inutile?»

«Sì, è vero — aggiunge il sindaco — la variante l'abbiamo fatta, ma solo per evitare una zona umida e non danneggiare le rane». Quanto alla possibilità della costruzione di una centrale idroelettrica vicino alle cascate che anni fa pubblicizzavano in tv un noto bagno schiuma, il sindaco non ha dubbi: «Se ci costruiscono le strade per raggiungere altri pascoli non avremo dubbi nel concedere le autorizzazioni che ci competono».

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