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Daniele Luciano; Gamba Belli Laura
L’italica versione della shock economy. Dopo quello delle case, il crollo del tessuto sociale.
21 Agosto 2009
Scritti ricevuti
L’eddytoriale 128, pubblicato anche nel sito Tiscali, ha avuto più di 500 commenti in pochi giorni, la maggior parte rivelatori di un clima che questo commento, pervenuto a eddyburg il 20 agosto, ben descrive

La direzione di marcia dell’attuale maggioranza si palesa sia nel ricorso al commissario per qualsiasi opera od azione calpestando ogni possibile obiezione o dissenso (è l’apoteosi della governabilità del monarca contrapposta alla democrazia di tutti) sia nella costruzione di nuove città invece di recuperare, riusare, riqualificare, rendere vivibili per tutti le città che già esistono, che hanno una storia, che sono abitate da una società viva. Queste, in sintesi, le considerazioni di Edoardo Salzano, nell’ Eddytoriale n° 128/’09. Poiché, con C. Napoleoni e F. Rodano, E. Salzano scriveva sui quaderni della Rivista Trimestrale, egli sa che già negli anni ’70 e ’80 si parlava della “incompatibilità di fondo tra capitalismo e democrazia”. Nel 1981, venne fatto presente ad E. Berlinguer d’essere di fronte ad un bivio: o la trasformazione processualmente profonda della società italiana sulla base di un “blocco storico” rivoluzionario, ovvero il ripristino, a livello d’azienda e di “sistema”, delle essenziali compatibilità capitalistiche, sulla base di una involuzione secca della democrazia e dunque di un “blocco storico” di tipo fascistico. Inoltre, Salzano sa che, nell’ottobre di quell’anno, Craxi imboccò la strada del riallineamento del lavoro alle esigenze esclusive del profitto, ed il percorso verso la china della soluzione reazionaria divenne inarrestabile. Rodano considerò come non obbligata questa seconda via e perciò non irrealistica la prima. Infatti, nei decenni del secondo dopoguerra, ai percorsi di Truman, Nixon, Kissinger, Tatcher, Reagan, si contrapposero momenti significativi in cui si affermò la via tracciata da Roosevelt, Kennedy, Brandt (e, in Italia, da Togliatti, De Gasperi, Moro, Berlinguer). Poi, la “sinistra” allentò sempre più i freni ed il baratro fu in breve raggiunto coincidendo il fine delle imprese (la massimizzazione del reddito/profitto) e quello generale del sistema stesso (il controllo totale del mercato e dello spazio fisico). Pertanto, Salzano ribadisce che la direzione di marcia dell’attuale maggioranza è “debolmente ed inefficacemente contrastata” dall’opposizione.

Non sappiamo dire se, in realtà, sia stata seguita una terza via o se il percorso berlusconiano differisca, solo in parte, da quello craxiano. Tuttavia, se Berlusconi può continuamente presentarsi come l’innovatore assoluto in tutto, ci dovrà pur essere una qualche ragione. Magistralmente, è riuscito a far apparire irrilevante, privata, la “confidenza” di Noemi L. ed importante, pubblica, la sua personale frequentazione della tesi di Naomi Klein. A lungo e nei particolari, s’è fantasticato sull’utilizzatore finale di avvenenti fanciulle italiote, ma s’è evitato di far luce sul come, dopo il terremoto del 6 aprile, stia applicando l’italica versione della “shokterapia” illustrata dall’affascinante giornalista canadese. Essenziale che la giovane Noemi riceva la ‘Coppa del nonno’ per la sua partecipazione al ‘Trofeo papi’ e debba la notorietà alle vesti succinte visibili nel book dimenticato da E. Fede. Marginale che la Naomi autrice del famoso saggio No Logo gli sia stata “presentata” dall’amico G. Bush solo in veste ridotta (?). Allora, crediamo che la terza via stia proprio nel saper mescere ogni cosa senza tanti complimenti e con sempre meno oppositori reali. Deve fare il “miracolo” di dare la casa a tutti gli sfollati. I suoi giornali, le sue TV ed i suoi “bravi” sottoposti, 24 ore su 24, ripetono: non distraete più di tanto il “Santo” di notte, giammai disturbate il “Ricostruttore” di giorno. Così, alla fin fine, come l’uomo del fare (e del fottere) ama più il vedere ed il “sentir dire” che il leggere, il suo popolo libero preferisce farsi turlupinare dal logorroico dire quotidiano, piuttosto che far sforzo per capire ciò che succede, tanto in Abruzzo quanto in Italia. Al 4 di settembre consegnerà la prima casa e tutto sarà risolto.

Lucidamente compendiando le poche osservazioni critiche apparse in questi mesi, Salzano propone una ulteriore chiave di lettura del fare di governo affermando che la direzione di marcia dell’attuale maggioranza “rende vera ed attuale, nel nostro Abruzzo, la frase di Noemi Klein: le grandi catastrofi sgretolano il tessuto sociale non solo le case”.

Nel seguito, riportiamo le sue argomentazioni, (riproposte nel testo pubblicato in Tiscali Italia on line) perché i commenti ivi lasciati dai fedeli/tifosi della causa berlusconiana, se non dall’alto orchestrati, sono “terribilmente istruttivi” e significanti l’esistenza d’una cieca, assoluta, fede nel “se-dicente” messia.

La vera tragedia del modo berlusconiano di procedere alla ricostruzione risiede in due scelte, tra loro strettamente collegate, che avrebbero meritato un’attenzione più ampia: la scelta dell’affidamento della responsabilità esclusiva al commissario del premier, e la scelta della ricostruzione “altrove” delle case distrutte.Con la prima scelta si è colpita lademocrazia, e quindi la dimensione stessa della politica. I poteri locali sono stati emarginati fin dal primo giorno, e il loro allontanamento dal luogo delle decisioni ha proseguito e si è rafforzato nel tempo. Invece di allargare l’area della partecipazione popolare (una necessità che l’emergenza rendeva particolarmente stringente) la si è annullata mortificando le istituzioni che la rappresentano. Con la seconda scelta si è colpita direttamente la società. Città e società sono due aspetti d’una medesima realtà: l’una non vive senza l’altra. Una città svuotata della società che l’ha costruita e trasformata nei secoli e negli anni, che l’abita e la vive, non è una città più di quanto lo siano le splendide rovine d’una Leptis Magna disseppellita dalle sabbie o d’una Pompei liberata dai lapilli. E una società i cui membri siano dispersi sul territorio e trasferiti in siti costruiti ex novo (per di più senza la loro partecipazione) privati dei loro luoghi, degli scenari della vita quotidiana e degli eventi comuni, delle loro istituzioni, è ridotta un insieme di individui dispersi”.

In un dibattere democratico, non v’è pretesa che tutti condividano questa posizione, ma se non fosse più lecito esporla pacatamente senza essere “linciati”, come è successo in questo caso allo stesso Salzano, allora, risulterebbe inconfutabile l’assoluta veridicità delle sue affermazioni: democrazia e tessuto sociale si uccidono anche sottraendo alla comunità ruolo e scelte nella ricostruzione dell’identità urbana e della polis.

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