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Riccardo Iacona
L'Italia che ho visto
9 Settembre 2009
Articoli del 2009
Un commento dell’autore dopo le reazioni alla bella trasmissione “Presa diretta” (domenica, RAI3) sull’immigrazione. Da il manifesto, 9 settembre 2009 (m.p.g.)

Ieri mi è arrivata una e-mail di protesta di un telespettatore: mi accusava di aver descritto una Novellara stile «Mulino Bianco».

Poi nel pomeriggio sono stato ospite a Fahrenheit, la bellissima trasmissione di RadioTre ed è riuscita fuori, per tutt'altra strada, la stessa argomentazione : «Talmente siamo poco abituati a vedere gli aspetti positivi, le cose buone della presenza degli stranieri in Italia, che quelle scene sembravano finte. Che ne pensa Iacona ?», mi ha chiesto il conduttore.

E ho risposto, sì che questo è precisamente il risultato dell'aver schiacciato il dibattito politico sull'immigrazione solo sul terreno militare, dell'aver trasformato la presenza degli stranieri quasi esclusivamente in una questione che riguarda la «sicurezza»: se di stranieri si parla solo e sempre così i venti minuti di racconto della «normale integrazione» che abbiamo fatto a Novellara ti colpiscono come se fossero scene girate in un altro Paese.

Eppure di «Novellara» ce ne sono centinaia in tutta Italia: basta entrare in qualsiasi scuola elementare di una grande città che vede la presenza di stranieri per rendersene conto; bambini stranieri e bambini italiani crescono insieme, arricchendosi l'uno con l'altro; le differenze sembrano improvvisamente annullarsi di fronte ad un processo di integrazione che è veloce e forte come la vita, e nel quale sono proprio i genitori stranieri ad investire di più. L'ho toccato con mano quando sono andato l'anno scorso a Bologna a raccontare le conseguenze della riforma Gelmini sulla scuola del tempo pieno: le mamme e i papà dei bambini stranieri non mancavano ad una riunione, ad un colloquio, ad una inziativa della scuola, un attaccamento anche commovente se pensiamo che spesso sono gli stessi figli ad insegnargli l'italiano che stanno imparando sui banchi delle elementari.

Gli stranieri hanno capito subito che la scuola è la porta principale per la quale passa l'integrazione e la promozione sociale dei loro figli e i loro figli fanno di tutto per essere all'altezza della scuola e delle aspettative dei genitori. Ma è la stragrande maggioranza degli stranieri che vivono in Italia ad avere questa forte voglia di integrazione! Del resto come potrebbe essere altrimenti se i loro figli nascono e crescono nel nostro Paese?

Tutti gli stranieri, poi, aspirano a vivere in Italia con una piena cittadinanza che consenta loro, per esempio, di votare e di partecipare alla vita politica del Paese. Poi ci sono i delinquenti, anche quelli, che riempiono le carceri italiane. Quanto pesa l'una e l'altra considerazione? Sul piatto della bilancia del nostro futuro la quota di piccola e grande criminalità legata alla loro presenza può cancellare la forza straordinaria dell'integrazione, con tutta l'energia che si porta dietro, fatta di persone che lavorano, producono, assimilano il nostro modo di vivere e ci consegnano come un regalo i loro figli, i cittadini del futuro? Io penso di no. Perché la delinquenza si può combattere se solo si vuole, la voglia di integrazione invece, una volta persa, è molto più difficile ricostruirla.

A Novellara non c'è stato tempo per riflettere: in meno di dieci anni si è passati da duecento stranieri a quasi duemila. Immaginate che rivoluzione in un paese di neanche dodicimila abitanti! Allora si son detti: lavoriamo in modo che tutti abbiano lo stesso accesso ai servizi, che siano trattati cittadini come tutti gli altri e in cambio chiediamo rispetto delle regole e legalità.

Ha funzionato. Lo leggi negli occhi sorridenti delle ragazze e dei ragazzi che in pochi anni si sentono più italiani che pakistani o indiani. La politica della «faccia feroce» del «finalmente cattivi», oltre ad essere poco efficace nel contenere veramente l'immigrazione clandestina, rischia di creare conflitti al nostro interno e di spegnere quei sorrisi. Siamo sicuri che ci conviene?

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