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Peter Hetherington
L'inglese preferisce la sua "Scatola Brookside"
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
In un articolo di qualche tempo fa, le fatiche del governo britannico per correggere un'aspirazione nazionale alla casa singola, forse non più sostenibile. Dal Guardian, 21 marzo 2005 (f.b.)

Titolo originale: British prefer 'Brookside box' – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

L’abisso spalancato fra l’architettura moderna e la modesta domanda abitativa del cittadino britannico medio è evidente da oggi nel sondaggio che mostra come la maggior parte delle persone preferisca una “scatola” suburbana a un elegante appartamento cittadino.

I gusti sono così conservatori che la casetta standard unifamiliare resa celebre da una soap opera televisiva e a lungo derisa dal Principe di Galles, ha superato il bungalow come tipo di immobile preferito del paese.

Quasi il 60% delle persone intervistate un sondaggio realizzato per orientare le linee di progettazione del governo, ha optato per una casa in stile Brookside, mentre solo il 14% sceglie le case aggregate e un 7% le terraced houses, che dominano gran parte del nord e delle midlands.

I bungalows, che erano al massimo della popolarità nell’ultimo sondaggio di tre anni fa, ora sono tanto fuori moda che solo una persona su cinque aspira alla vita in un edificio a un piano.

L’indagine realizzata dal MORI (Market & Opinion Research International) per la Commission for Architecture and the Built Environment (Cabe) – Quale Casa Vuole L’acquirente – mette in discussione direttamente l’opinione corrente di urbanisti e architetti secondo cui le case devono essere concentrate su aree più piccole, preferibilmente in zone urbane ex industriali riutilizzate, per evitare di costruire in aperta campagna.

”In Inghilterra abbiamo una lunga storia di abitazione suburbana” dice il responsabile delle commissione, Richard Simmons. “È stata l’aspirazione di tutti per molte generazioni”.

”La sfida ora per noi è di riconciliare questa preferenza del consumatore con la necessità di costruire più case, senza divorare la green belt”.

Indicando una “tensione” fra lo stile suburbano auspicato dalla maggioranza delle persone e una pianificazione “coerentemente ambientalista” che si concentra su ambienti di vita a densità maggiore, entro “città compatte”, la commissione sostiene che deve essere raggiunto un compromesso. Questo significa equilibrare le domande dei potenziali acquirenti col bisogno di tutelare le campagne da una corsa alla nuova edificazione.

I modelli antichi che è possibile seguire, compredono anche la città giardino di Letchworth, in Hertfordshire – il prototipo delle new towns del dopoguerra – dove l’edificazione iniziò nei primi anni del XX secolo in base a un piano generale di Ebenezer Howard, un imprenditore sociale. Egli riuscì a concentrare più case per unità di superficie di quanto non facciano molti costruttori oggi.

L’indagine del MORI rappresenta una sfida per il governo, che ha incoraggiato la rigenerazione delle zone urbane interne preferendola all’urbanizzazione di nuove superfici, raccomandando densità edilizie più elevate nelle quattro nuove zone di crescita previste nel sud-est, dove sono in dirittura d’arrivo 200.000 nuove abitazioni.

Come risultato, pochi costruttori realizzano case unifamiliari, preferendo spesso collegare i lotti attorno a spazi di cortile.

Altrove, la commissione afferma che l’esplosione degli appartamenti di città, sia nei nuovi edifici che in vecchi ex magazzini ristrutturati, ha raggiunto i massimi con la probabilità di una sovraofferta in alcune zone.

L’anno scorso, per la prima volta, il numero di appartamenti realizzati a suerpato quello delle abitazioni singole. Ma il sondaggio MORI mostra poco interesse per gli appartamenti, figuriamoci per la vita urbana.

Nota: qui il testo originale al sito del Guardian (f.b.)

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