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Alessio Vittorio; Balbi Zambardino
L’incredibile storia del rapporto USA su Calipari
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
In mano a chi siamo: non sanno neppure cancellare! In tre articoli da la Repubblica on-line del 1° maggio la storia.

Un banale errore da segretaria

la tecnologia non risparmia i potenti

di V . ZAMBARDINO

ROMA - Una banale dimeticanza. La commettiamo sui nostri computer ogni volta che lavoriamo su un file. Le segretarie ne costellano le loro giornate. Di piccoli ostacoli e incidenti è fatta la quotidianità con le macchine. Di cose che accadono a tutti noi, uomini comuni, che crediamo di poter risolvere con le nostre mani l'intrico burocratico che l'uso della tecnologia ci disegna addosso come una ragnatela. Mille piccoli adempimenti quotidiani - ricarica il cellulare, setta l'agenda, apri quel sito, installa il software del palmare sul pc che però non va, configura, salva, setta. Gerghi che sono check-list di cose da fare. E uno sbaglia e le conseguenze si vedono. Ma il punto è che quando pensi ai militari americani, non credi ai tuoi occhi. Pensi che chissà quali software di alta raffinatezza ci siano dietro, a prova di errore e di umano. Persi nella fantascienza degli scudi stellari, abbiamo dimenticato che è possibile sbagliare usando il programma della segretaria.

Perché quello che ha portato in rete e in chiaro gli omissis sul caso Calipari è l'errore che chiuqnue può commettere, fatto sopra un programma che tutti abbiamo sul nostro computer. E qui viene il punto: dalle cronache di queste ore sappiamo che i documenti gli americani li scrivono con Acrobat, che le comunicazioni tra posti di blocco erano fatti in "voice over ip" (cioè il programma di telefonia su internet che tutti stiamo imparando a usare perché costa pochissimo o niente), le comunicazioni con casa sono frutto di connessioni sul messenger di uno dei vari provider internet. Il Re si serve sempre dei pedoni e l'Impero comunica con gli strumenti delle masse. Anche con gli errori delle masse.

E non è un caso che questo accada. Quei programmi hanno molti vantaggi: si installano facilmente, si imparano in pochi minuti di pratica (Adobe meno, ma non è certo un arcano), si usano su qualsiasi computer. Insomma funzionano. Però sono precari, come si rivela in quelle telefonate con l'amico, in cui a un certo punto la conversazione è fatta di: Mi senti? Ci sei? Resetto? No, scemo, devi resettare! Il software di guerra non è perfetto e nemmeno troppo intelligente. E' lo stato dell'arte che conosciamo. E dalla guerra proviene, dalla guerra di tanto tempo fa.

Il Voice over Ip e i messenger sono frutto dell'ingegno dei programmatori che lavoravano per l'esercito, in alcuni casi quello israeliano. Come per internet, nata militare e diventata civile, il "reverse engineering" , la ricaduta di pace di ciò che è pensato per la guerra, ha prodotto un boom di massa che oggi segna un ritorno alle origini delle applicazioni pensate per la guerra. Ma esattamente come in tempo di pace e nella conversazione fra due adolescenti, quella roba può fermarsi, può sbagliare, ma soprattutto può far sbagliare.

In un libro molto bello di Edward Tenner, "Quando le Cose si ribellano", di qualche anno fa si compie una rassegna di tutte le dure repliche della tecnologia alle speranze di chi l'ha lanciata. Tenner rivede le promesse realizzate (molte) e i problemi creati dalle macchine che accompagnano la nostra vita. Una di questa è la crescita burocratica dei mille piccoli adempimenti quotidiani. Si finisce per lavorare per il computer prima che questo lavori per noi. E' un aumento di complessità operativa che si accompagna all'efficacia, al numero, alla potenza delle operazioni che compiamo. Ai censori americani questo è successo. Un incidente dovuta alla tecnologia che si ribella. Non è la prima volta che accade, anche perché non esiste una tecnologia a prova di errore. In ogni dispositivo tecnologico l'errore umano è possibile e le potenziali conseguenze catastrofiche. In fin dei conti che fine fa il pilota-cow boy del "Dottor Stranamore"? La molla che libera la bomba "fine di mondo" non scatta, ma non c'è elastico che non ceda a un vero americano esperto di meccanica. Lui ci sale sopra, libera il contatto, e scende verso l'abisso a cavallo della morte, gridando "Yahoo!"

L'errore del colonnello Potter

un clic in meno, svelati gli omissis

di ALESSIO BALBI

ROMA - Un clic. Per evitare la figuraccia, al colonnello Robert Potter del Comando Centrale statunitense sarebbe bastato spuntare una crocetta con il mouse. Un clic sulla casella "Autorizza la copia di testo, immagini e altri contenuti" avrebbe negato al mondo la possibilità di sbirciare dietro gli omissis del rapporto sulla morte di Nicola Calipari.

Ma il colonnello (il suo nome risulta come autore del file insieme a quello di Richard Thelin), quel clic lo ha dimenticato. E ora su internet chiunque può leggersi nomi, cognomi, date che la commissione congiunta nata per indagare sull'uccisione del funzionario del Sismi aveva pensato bene di far sparire dal suo rapporto finale. Basta aprire il file Pdf messo a disposizione sul sito della forza multinazionale, selezionarne il testo e copiarlo su qualunque editor (va benissimo anche il blocco note di Windows) oppure salvare il file in formato testo. E oplà: gli omissis non ci sono più.

Com'è possibile? Ad una prima occhiata, il rapporto Calipari sembra essere stato trattato, nella sua versione elettronica, con la funzione di "Highlighting" di Adobe Acrobat Professional. Uno strumento pensato per evidenziare le parole, non per nasconderle. Ma sostituendo il colore giallo usato normalmente dal programma con il nero, si ottiene una sorta di pennarello digitale che, colorando lo sfondo del foglio, rende illegibili i caratteri.

E' un po' ciò che si fa con i libri quando si vuole coprirne il prezzo prima di regalarli: ci si passa uno strato di nero. Ma sulla copertina il prezzo resta stampato, e con un po' di buona volontà (mettendo il foglio controluce, magari) è possibile farlo spuntare fuori. Sul foglio elettronico è lo stesso: copiando il testo e incollandolo da un'altra parte, il caratteri restano ben visibili, mentre lo sfondo nero sparisce. Se l'autore del file avesse deselezionato la fatidica casella, copiare il testo e incollarlo altrove sarebbe stato impossibile. Ma nessuno ha avuto questa accortezza.

Viene spontaneo chiedersi quanti altri documenti costellati di omissis e pubblicati in rete abbiano la stessa falla. Ma su questo, c'è da scommetterci, gli americani indagheranno a fondo. E stavolta, probabilmente, un colpevole salterà fuori.

Calipari, il rapporto in Procura

"No comment" dalla Farnesina

Intanto i militari americani indagano sulla vicenda degli omissis

ROMA - La Procura della Repubblica di Roma acquisirà il rapporto Usa sulla vicenda Calipari, pubblicato sabato con numerosi omissis sul sito delle forza multinazionale in Iraq, e poi rivelatosi accessibile nella sua versione integrale. La procedura di acquisizione è quella che gli inquirenti definiscono delle cosiddette "fonti aperte", vale a dire notizie di interesse per l'autorità giudiziaria che però non hanno alcuna valenza processuale. Nessun commento dalla Farnesina: "E' una vicenda che riguarda gli americani" dice dal ministero degli Esteri il portavoce Pasquale Terracciano. E intanto i militari americani indagano per stabilire che cosa sia accaduto.

Il documento alla Procura. La Procura di Roma acquisirà nelle prossime ore il rapporto, di 42 pagine, stilato dopo la conclusione dell'indagine amministrativa sulla morte di Nicola Calipari compiuta dalla Commissione Usa. Gli investigatori ritengono che l'esame del rapporto - insieme con gli elementi forniti dall'auto sulla quale viaggiava il funzionario del Sismi - sia il primo passo per poter poi, eventualmente, sentire i due componenti italiani della Commissione, che non hanno controfirmato la relazione a patto che le loro motivazioni non siano coperte da segreto militare. Il rapporto acquisito dai magistrati sarà quello ufficiale, omissis compresi.

Esami sulla Toyota. Nel corso della prossima settimana saranno formalizzati gli incarichi ai consulenti tecnici, sia delle parti lese sia della procura, propedeutici agli esami balistici, tecnici e eventualmente biologici che dovranno esser compiuti sulla Toyota Corolla custodita per ora in un hangar dell'aeroporto di Pratica di Mare e che sarà trasferita in un laboratorio della polizia scientifica.

Preite dai magistrati. I pubblici ministeri Franco Ionta, Erminio Amelio e Pietro Saviotti, che hanno aperto un fascicolo per omicidio volontario e tentato omicidio, dovrebbero ascoltare Gianluca Preite, difeso dall'avvocato Carlo Taormina. Preite, un ingegnere che sostiene di aver lavorato per i servizi di sicurezza italiani anche durante la vicenda delle Simona Pari e Simona Torretta, spiegò nella scorse settimana di aver intercettato telefonate tra l'Iraq e Roma durante l'operazione da cui scaturì la liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena.

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