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Giorgio Todde
L'immagine
24 Gennaio 2008
Giorgio Todde
Sino a non molti anni fa la Sardegna non possedeva, per fortuna, un’immagine...

Sino a non molti anni fa la Sardegna non possedeva, per fortuna, un’immagine. Nessuno ci conosceva, nessuno sapeva nulla di noi. Poi, di colpo, ci è precipitata addosso l’Immagine, senza la quale, sino ad allora, avevamo vissuto bene, benino.

In questi giorni, durante il dibattito sull’immondezza, alcuni Consiglieri regionali, e un piccolo coro di Sindaci metrocubisti ( cinque sindaci solitari su più di trecento ) hanno tirato in ballo l’Immagine dell’Isola. Hanno detto, nientemeno, che dallo smaltimento di immondezza altrui la Sardegna avrebbe ricevuto un danno grave, appunto, di immagine.

I Consiglieri e i sindaci si sono preoccupati della nostra bella immagine costruita con sofferenza e molto sangue, anche a Orgosolo, con il sangue recente di Peppino Marotto, con quello degli omicidi che lo hanno seguito e dei moltissimi che lo hanno preceduto. Hanno temuto, i Consiglieri, che il nostro impegno secolare nel campo dei sequestri di persona, bambini compresi, finisse in un nulla per un poco di immondezza. Che finisse in una bolla di sapone l’impegno profuso nel devastare i nostri paesi, nella distruzione delle nostre coste, nello spopolare l’interno, nel trasformare in una landa nera la spiaggia del Poetto, nel rendere orribili le periferie di Cagliari, di Sassari, Olbia, Alghero, nel fare di Nuoro un’unica periferia, nel rendere una trappola mortale la nostra strada più importante, mai finita. Che andasse in fumo lo sforzo della nostra criminalità per restare la criminalità d’un tempo che però, in nome dell’immagine, si è adeguata alla modernità con ruspe per i bancomat. Che si vanificasse l’impegno di mantenere gli indici di abbandono scolastico tra i più alti e il numero dei laureati tra i più bassi perché servono camerieri e muratori. Insomma, si sono preoccupati, pochi Sindaci e pochi Consiglieri, di difendere un’immagine costruita con pazienza e cura.

E mentre il resto dell’Italia indicava l’Isola come buon esempio di civiltà, i nostri pochi Consiglieri e Sindaci trasformavano l’immondezza (non scorie radioattive ma immondezza comune) in una bandiera politica. Che la politica si possa trasformare in immondezza è noto. Ma che un cassonetto possa essere di destra o di sinistra è difficile da comprendere.

Però, siccome alla fine tutto torna all’equilibrio, la nostra vera immagine è stata presto ristabilita. Tutta l’Italia ha visto le bandiere con i quattro mori sventolare insieme alle fiammelle tricolori e poi la teppaglia prezzolata assediare un’abitazione privata. Così anche Cagliari ha avuto, come si dice, la sua visibilità in prima serata sino al premio dell’apertura dei telegiornali nazionali. Un successo. Sono stati arrestati sei ideologi antispazzatura per reati vari e sono stati condotti in carcere due maestri di pensiero per un attentato incendiario all’abitazione privata del Presidente della Regione. Massima visibilità e immagine salvata, dunque. E se i nostri indipendentisti irsuti e Consiglieri appassionati all’immagine continueranno a “battersi” con questa energia otterremo risultati ancora migliori, sino all’eccellenza. Basta insistere, la strada è quella buona e l’immagine sarà salva.

Pubblicato anche su La nuova Sardegna, 16 gennaio 2008

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