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Luca Beltrami Gadola
L’Expo sì ma non gestita dai dilettanti allo sbaraglio
22 Febbraio 2011
Milano
Esclusa l’opzione zero sul Grande Evento: quali obiettivi si propone un possibile governo di centrosinistra? La Repubblica ed. Milano, 22 febbraio 2011 (f.b.)

Che cosa potrà dire il centrosinistra su Expo 2015 in campagna elettorale? Che ne stanno pensando l’uomo della strada e la casalinga di Voghera? Credo che a quest’ultima domanda sia abbastanza facile rispondere: dopo le tante figuracce che stiamo facendo all’estero, anche quella di far naufragare l’Expo sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso, una figuraccia per l’Italia ma soprattutto per noi milanesi. Non credo che pensino ad altro, perché sulle varie panzane del tipo «un’occasione da non perdere» piuttosto che «una grande occasione per Milano» hanno già capito che l’occasione sarà per pochi e che il codazzo di grane tra malagestio, arroganze, incapacità e favoritismi sarà inevitabile.

La questione delle aree, ancora irrisolta, e le ultime cronache cittadine sono l’infinita telenovela dell’amministrazione ambrosiana di centro destra e l’Expo ne sarà solo una puntata. Il giorno della primavera 2008 in cui il Bie designò Milano e l’Italia a ospitare Expo, si poteva immaginare quel che ne è seguito? Forse sì, visto che il secondo governo Prodi era già caduto – per farlo cadere ci misero del loro molti di quelli che ora si sbracciano per cacciare Berlusconi – ed era facile immaginare che i subdoli nemici di Expo fin dalla prima ora – la Lega con Bossi e Tremonti – sarebbero sbarcati a Roma.

Da qui non tutti ma molti di mali di Expo, forse i più gravi. Come spesso le accade la sinistra è in difficoltà: il precedente caso sulla "sicurezza" è esemplare ma sparare a palle incatenate contro Expo vorrebbe dire offrire all’avversario il facile argomento di essere vittima della sindrome da opposizione preconcetta e di non volere il "bene" della città e dei milanesi. Può non essere così. Che cosa chiedono l’uomo della strada e la casalinga di Voghera? Chiedono di non fare figuracce, e la sinistra deve essere con loro: quello che si deve dire è che non è pensabile che a gestire un’operazione tanto complessa e difficile ci siano dei dilettanti allo sbaraglio come ormai hanno capito anche i sassi.

Già si è visto e si continuano a vedere solo una serie di manovre di potere coperte dai fuochi di artificio mediatici per distrarre la gente e celare l’incapacità di risolvere i problemi. Non per nulla prima di andarsene e sedersi di nuovo negli scranni della Camera e far finta di credere alle balle su Ruby, Lucio Stanca blindò i suoi collaboratori minacciando severe sanzioni per chi avesse svelato cosa si facesse nelle stanze di Expo 2015 Spa e ancor peggio negli Uffici di piano dove si sviluppa il progetto: il tutto doveva essere considerato alla sorta di un segreto aziendale.

La posizione della sinistra deve essere chiara: l’idea forte dell’Expo era convincente e il governo Prodi la sostenne con tutte le forze; il suo snaturamento a favore di una riduzione ad affare immobiliare va impedito; il lascito di Expo alla città va garantito progettando sin da adesso i futuri usi e assicurando per gli stessi le coperture finanziarie prevedibili e necessarie; d’ora in avanti ogni sviluppo progettuale e ogni scelta deve essere comunicata, trasparente e condivisa realmente dalla "città" che non è sinonimo di "maggioranza del consiglio comunale". Se non ci sono queste condizioni a tutela del buon nome di Milano bisogna dire e ripetere: Expo sì ma con questa gente no.

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