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Elisabetta Soglio
L’Expo cambia l’Orto botanico «Meglio un supermarket del futuro»
26 Marzo 2011
Milano
Un orto di cemento, parcheggio e verdure in scatola. La ricetta degli sfigati di destra per nutrire il pianeta, pagine nazionali del Corriere della Sera, 26 marzo 2011. Mandiamoli a zappare (f.b.)

MILANO— L’orto non rende. «Non si può vendere l’Expo solo come un orto botanico planetario» : l’ad Giuseppe Sala dà la svolta culturale all’impostazione dell’Expo 2015. Doveva essere il festival delle colture di tutto il mondo, nella visione iniziale pensata dagli architetti coordinati dall’urbanista Stefano Boeri. Ma in corso d’opera, «parlando con il Bureau International des Expositions e con i Paesi invitati a partecipare», ci si è resi conto che quell’immagine non avrebbe richiamato l’attenzione che Milano vuole invece suscitare nel 2015. «Un’Expo verde e con tendoni leggeri— conferma Sala — troppo proiettata solo nella direzione agricola, non trova consenso in chi dovrà investire per Expo» .

L’annuncio arriva nel bel mezzo di una seduta di commissione consiliare convocata per fare il punto sulla situazione di Expo. Infatti, ci sono questioni importanti ancora aperte: dalla titolarità delle aree su cui sorgerà l’evento (ancora oggi di proprietà della Fondazione Fiera e della famiglia Cabassi) ai conflitti interni ai soci, ad esempio. Ma le affermazioni di Sala scatenano l’opposizione: «Se volete fare una colata di cemento invece del parco tematico di cui si parla nel dossier di registrazione, dobbiamo ridiscutere tutto» , tuona il capogruppo del pd, Pierfrancesco Majorino. Sala smentisce e replica: «Gli spazi dedicati alle serre, ai climi temperati e alla collina Mediterraneo ci sono e restano inalterate le cubature» , assicura. E aggiunge che «per convincere un visitatore a venire a Milano dobbiamo dargli qualcosa di più e unico che le serre, per quanto suggestive» . Il tema scelto da Milano, («Nutrire il pianeta, energia per la vita» ) sembra piacere molto: «Infatti non è mai accaduto che a 50 mesi dall’inaugurazione già 13 Paesi abbiano dato la loro adesione» , insiste Sala.

Ma serve uno spunto nuovo: «Vorremmo poter mostrare cose uniche, come un padiglione dedicato al supermarket del futuro, o a luoghi che spieghino cosa e come mangeremo tra vent’anni e così via» . Boeri, che è anche capolista del Pd per le prossime amministrative, difende il lavoro fatto: «Il nostro era un progetto avanzato, meno costoso di un Expo tradizionale, fatto di capannoni e padiglioni, e capace di lasciare in eredità a Milano il più moderno parco agroalimentare europeo, in grado di attirare investimenti, produrre ricerca e ospitare un grande salone dell’alimentazione in contatto con la fiera di Rho Pero e il mondo della ristorazione milanese» . E poi: «Resta piuttosto il sospetto che una revisione "tecnologica"dell’orto botanico nasconda in realtà l’intenzione di realizzare un Expo con più volumi costruiti, cedendo così, una volta di più, alle aspettative dei privati proprietari dell’area» . Sala è categorico: «Le volumetrie dei padiglioni sono addirittura diminuite rispetto al concept plan di Boeri e degli altri architetti.

Il sito conserva integralmente le sue caratteristiche di vivibilità e grande equilibrio ambientale e paesaggistico. Restano infatti inalterati sia il progetto delle serre che quello degli agrosistemi. Dal punto di vista della sostenibilità stiamo quindi confermando tutti gli impegni previsti» . L’ultimo dato è che «da tutto il mondo, come dalle categorie produttive italiane, ci giungono quotidianamente sollecitazioni per realizzare un’esposizione universale sulle frontiere della tecnologia, della ricerca e del futuro» . E l’europarlamentare Carlo Fidanza assicura che «non c’è nessun ripensamento rispetto all’idea originaria, ma certamente ora dobbiamo rendere attraente il "prodotto Expo"per i Paesi e le imprese, coniugando verde e serre con la tecnologia e il futuro» . Serve una svolta, quindi.

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